Calabria
I SIGILLI
“Eyphemos”, maxi-confisca da 5 milioni di euro ad un imprenditore edile: era un boss di ‘ndrangheta
La Dda di Reggio Calabria ha disposto la confisca di una ditta individuale e 2 società operanti nel settore delle costruzioni, 9 immobili, di cui 3 terreni e 7 fabbricati, oltre a rapporti bancari, finanziari, assicurativi e relative disponibilità

REGGIO CALABRIA – La Guardia di finanza di Reggio Calabria, in coordinamento con la Dda diretta da Giuseppe Borrelli, ha effettuato una maxi-confisca di beni per un valore di oltre 5 milioni ad un imprenditore edile. Si tratta di Domenico Laurendi, detto “Rocchellina”. Il provvedimento nei suoi confronti è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale e fa seguito all’operazione “Eyphemos” che ha colpito il locale di ‘ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte, riferibile alla sfera di influenza della cosca Alvaro.

Maxi-confisca delle fiamme gialle: società, immobili e terreni
Dagli accertamenti è emersa la sproporzione tra i redditi dichiarati ed il valore del patrimonio accertato. Da qui la richiesta della Dda accolta dal Tribunale che ha quindi disposto la maxi-confisca. Si tratta di una ditta individuale e 2 società operanti nel settore delle costruzioni, 9 immobili, di cui 3 terreni e 7 fabbricati, oltre a rapporti bancari, finanziari, assicurativi e relative disponibilità.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’imprenditore avrebbe rivestito all’interno del locale un ruolo di vertice. Laurendi è stato condannato in via definitiva a 15 anni, 10 mesi e 20 giorni di carcere perché risultato capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all’interno del locale di ‘ndrangheta, con compiti decisionali e di pianificazione delle azioni delittuose da compiere.

Un nuovo branco e riciclo di denaro
L’imprenditore raggiunto oggi dalla maxi-confisca, grazie al proprio carisma criminale, sarebbe riuscito a catalizzare un cospicuo numero di sodali desiderosi di fondare un banco nuovo, ovvero di formalizzare quell’autonomia che, di fatto, già da tempo veniva esercitata dal gruppo.
L’imprenditore, secondo l’accusa, pianificava anche le attività economiche attraverso cui riciclare il denaro e coordinava operazioni patrimoniali finalizzate ad eludere l’applicazione di misure di prevenzione con l’intestazione fittizia dei beni a lui riconducibili. Sulla base di quanto emerso dall’inchiesta “Eyphemos”, la Dda aveva delegato il Gico a svolgere un’indagine economico-patrimoniale finalizzata all’applicazione di misure di prevenzione.


















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