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Amaco, Caldiero rinuncia alla nomina del Comune. USB: «Ora le istituzioni escano dall’ambiguità»

Area Urbana

Amaco, Caldiero rinuncia alla nomina del Comune. USB: «Ora le istituzioni escano dall’ambiguità»

Il sindacato a seguito della rinuncia del professionista alla nomina per la presidenza del collegio dei revisori dei conti, fa presente che oltre un evidente problema di opportunità, la vertenza necessita di essere “gestita con il massimo livello di terzietà, prudenza istituzionale e trasparenza”

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COSENZA – Fernando Caldiero, nominato solo la scorsa settimana alla presidenza del collegio dei revisori dei conti del Comune di Cosenza, ha deciso di lasciare l’incarico conferitogli dal pubblico consesso. Il commercialista di chiara fama, è infatti, il curatore fallimentare di Amaco. Pur non essendoci incompatibilità tra i due ruoli, il professionista ha specificato che la sua scelta è stata dettata da una questione di opportunità. Caldiero, infatti, ha optato di agire in nome della tutela dei lavoratori, evitando di esporre la procedura che riguarda l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale ad attacchi di vario genere.

Fernando Caldiero

Caldiero rinuncia, USB su Amaco: “Vicenda da gestire con terzietà”

Una decisione quella del curatore fallimentare che oggi viene commentata da USB, l’Unione Sindacale di Base – Confederazione Cosenza, che parla di una scelta che conferma quanto il sindacato aveva già posto come tema politico e istituzionale: “nella vicenda Amaco esisteva, quantomeno, un evidente problema di opportunità” precisa in una nota.

“È una decisione che rimuove un elemento di ulteriore ambiguità, ma non cancella il problema di fondo – precisa USB –  Il punto non era, e non è, un giudizio personale sul curatore. Il punto è la necessità che una vicenda così delicata venga gestita con il massimo livello di terzietà, prudenza istituzionale e trasparenza, perché riguarda contemporaneamente la liquidazione di una società pubblica, il destino di 108 lavoratori, la vendita dei beni aziendali e la continuità del trasporto pubblico urbano della città di Cosenza”.

Per il sindacato resta però aperta una domanda politica: “Perché il Comune di Cosenza ha proceduto a quella nomina senza valutare preventivamente l’evidente intreccio istituzionale tra la funzione di Curatore della liquidazione giudiziale AMACO e quella di Presidente dell’organo di revisione contabile del Comune, già socio unico della stessa Amaco? La rinuncia evita oggi una sovrapposizione di ruoli, ma non chiarisce come sia stato possibile arrivare a proporla e votarla in un momento così delicato”. 

Amaco - USB

Per i lavoratori “quadro preoccupanti”

“Nel frattempo, la comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo conferma un quadro estremamente preoccupante. – dice USB – Il curatore assume come scenario sostanzialmente inevitabile la cessazione integrale dell’attività, l’avvio del licenziamento collettivo per tutti i lavoratori, la riduzione dei servizi dal 1° settembre e la vendita atomistica dei beni aziendali. Preoccupa anche il tono complessivo dell’atto, a partire dall’espressione “avvia, suo malgrado”, che introduce una valutazione soggettiva in una comunicazione che dovrebbe conservare il massimo rigore istituzionale. Ancora più delicato è il tentativo di ricondurre il mancato perfezionamento della vendita del ramo TPL al mancato accordo sindacale, quasi trasformando il sindacato nel responsabile implicito dell’attuale situazione”.

Un’impostazione non accettabile per il sindacato: “Non può essere sottovalutato il passaggio in cui si richiama l’interesse della procedura e del ceto creditorio a raggiungere un accordo sindacale per evitare l’aggravio del cosiddetto ticket di licenziamento. La tutela dei creditori rientra certamente nel mandato della Curatela, ma non può diventare l’unico parametro attraverso cui decidere il destino di un servizio pubblico essenziale. Amaco è in liquidazione giudiziale. Il trasporto pubblico urbano di Cosenza no. Non sono in liquidazione le linee, il diritto alla mobilità, i bisogni dei cittadini, le professionalità dei lavoratori, il deposito, l’officina, i mezzi e l’infrastruttura materiale necessaria all’esercizio del servizio”.

“Un interesse collettivo”

“Per questo USB interviene anche come soggetto sindacale presente nel settore del Trasporto Pubblico Locale, in COMETRA e in Ferrovie della Calabria, ma sicuramente come portatrice di un interesse collettivo: – chiarisce – la continuità del servizio pubblico, la tutela del diritto alla mobilità della città di Cosenza e la salvaguardia dell’infrastruttura urbana del TPL. La stessa comunicazione della Curatela dà atto dell’esistenza di interlocuzioni con COMETRA, Regione Calabria e Ferrovie della Calabria. Se queste interlocuzioni esistono, non possono essere trattate come una mera eventualità mentre, nel frattempo, si procede con licenziamenti, riduzione dei servizi e vendita dei beni. Al contrario, proprio l’esistenza di tali interlocuzioni dovrebbe imporre la sospensione di ogni atto capace di rendere irreversibile lo smantellamento dell’azienda e dell’infrastruttura necessaria al servizio”.

“COMETRA non è un soggetto estraneo. Le linee già esercite da AMACO ricadono nel sistema consortile e regionale del TPL. Ferrovie della Calabria può rappresentare una possibile soluzione pubblica o a regia pubblica, coerente con l’esigenza di costruire un sistema integrato della mobilità urbana ed extraurbana. Regione Calabria e Comune di Cosenza non possono continuare a comportarsi da osservatori”.

Le richieste di USB

Il sindacato chiede “che ogni procedura di licenziamento, ogni riduzione strutturale dei servizi e ogni vendita dei beni funzionali al TPL siano sospese o comunque subordinate a un tavolo istituzionale urgente. Chiediamo a Regione Calabria, Comune di Cosenza, COMETRA, Ferrovie della Calabria, Giudice Delegato e Comitato dei Creditori di verificare immediatamente: se esistano le condizioni per garantire la continuità del servizio attraverso COMETRA; se Ferrovie della Calabria possa assumere un ruolo diretto o indiretto in una soluzione pubblica o a regia pubblica; quali beni e mezzi siano indispensabili all’esercizio del servizio e debbano essere sottratti alla dispersione; quali strumenti possano essere attivati per evitare o sospendere i licenziamenti; come garantire il transito del personale al soggetto che dovrà comunque assicurare le linee; quale piano industriale e istituzionale si intenda costruire per il trasporto pubblico dell’area urbana”.

I rischi in atto

“La rinuncia alla Presidenza del Collegio dei Revisori – aggiunge USB – chiude una possibile sovrapposizione di ruoli, ma non chiude la questione Amaco. Resta il rischio che l’assenza di decisione politica venga coperta dalla procedura giudiziale. Resta il rischio che una città venga privata del proprio servizio pubblico di mobilità attraverso una sequenza di atti formalmente concorsuali ma sostanzialmente devastanti per l’interesse collettivo. Resta il rischio che il lavoro di 108 persone e il diritto alla mobilità dei cittadini vengano trattati come effetti collaterali della liquidazione di una società. Il Curatore ha il compito di gestire la liquidazione giudiziale. Le istituzioni – conclude – hanno il dovere di impedire che quella liquidazione diventi lo smantellamento del trasporto pubblico urbano. Amaco può cessare come società. Il servizio pubblico e la trasparenza istituzionale no”.

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