Area Urbana
Presentato il libro postumo di Nuccio Ordine, al Museo dei Brettii la letteratura si fa “cura”
La presentazione dell’opera postuma di Nuccio Ordine “Il Decameron come farmaco”. Un viaggio tra Boccaccio, il valore della letteratura e il potere della narrazione come cura della convivenza civile

Di Gianfranco Forlino
COSENZA – Nella suggestiva cornice del Museo dei Brettii e degli Enotri, lo scorso 21 luglio, la rassegna Aperinchiostro di luglio ha ospitato un appuntamento di profondo rilievo culturale, la presentazione dell’opera postuma del grande Nuccio Ordine: Il Decameron come farmaco.
Riso e novella contro la peste per «conservare» la vita e la civile convivenza. L’evento, moderato da Antonietta Cozza e curato dalla direttrice artistica Antonella Falco, ha visto gli interventi critici di Chiara Cassiani e Matteo Leta, che hanno dialogato sui temi centrali del saggio.

Nuccio Ordine, la letteratura come medicina del vivere civile
Il cuore del dibattito si è concentrato sulla metafora del “farmaco“, termine che nell’etimologia greca racchiude la duplice valenza di medicina e veleno; secondo l’analisi di Ordine, Boccaccio non concepì il Decameron come una semplice raccolta di novelle per il diletto, ma come una vera e propria terapia morale e civile necessaria per rispondere alla disgregazione sociale ed etica causata dalla peste del 1348.
Come sottolineato durante la discussione, il libro è frutto della riflessione maturata da Ordine proprio durante la recente pandemia di COVID-19, un periodo in cui il potere della parola e della narrazione è tornato a essere strumento essenziale per ripensare la società e la convivenza umana.
I temi. Dalla varietas alla rigenerazione
Durante la serata sono emersi diversi punti chiave del pensiero di Nuccio Ordine applicato a Boccaccio.
L’equilibrio di Dioneo
È stata approfondita la figura di Dioneo – uno dei dieci giovani protagonisti del Decameron – visto non solo come personaggio che incarna lo spirito della trasgressione e della parodia, ma soprattutto come “equilibratore” capace di bilanciare i registri narrativi (dal tragico al gioioso), incarnando quella varietas indispensabile per la cura dell’animo.

Il giardino della vita
Partendo dall’iconografia del Trionfo della Morte (affresco del XIV secolo situato nel Camposanto Monumentale di Pisa) affresco in cui la morte colpisce i giovani impegnati in attività considerate “peccaminose” (cantare, suonare e danzare), è stato illustrato come Boccaccio, riprendendo esattamente gli stessi elementi dell’affresco, ne inverta radicalmente la carica simbolica, rovesciando lo schema medievale, facendoli diventare attività vitali, strategie di sopravvivenza civile contro l’onda del morbo.
Contro l’ascetismo
Il saggio rivendica la dimensione terrena e materiale, criticando le forme di ascetismo estremo a favore della “naturalezza dell’amore” e della bellezza, come emerge dall’analisi della Valle delle Donne, luogo di rigenerazione profonda e non di semplice purificazione, narrato da Boccaccio nella conclusione della Sesta Giornata del Decameron.

Una celebrazione collettiva
L’incontro non è stato una semplice analisi accademica, ma una performance corale; la presentazione è stata infatti arricchita da una lettura collettiva che ha coinvolto numerose voci (Andrea Russo, Lara Chiellino, Cornelia Golletti, Carina Minervini, Emanuela Stella, Luna Forlino, Cinzia Calizzi, Federica Ferreri, Marilena Cerzoso, Francesco Bossio, Veronica Longo Ferriolo, Miriam Petrone e Sabrina Pugliese) e dagli interventi musicali del Tarab Ensemble, trio musicale formato da Federica Greco, Alessandra Colucci e Serena Lionetto, rendendo così omaggio alla polifonia boccacciana tanto cara a Ordine.
La serata si è conclusa con un momento di convivialità, tra stuzzichini e degustazione della birra artigianale YLE, raccontata da Gilles De Seta, a suggellare un incontro che ha ricordato come la cultura, proprio come il “farmaco” di cui scriveva Ordine, sia l’ingrediente indispensabile per custodire non solo la vita, ma la nostra stessa umanità.

















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