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Ennesima aggressione nel carcere di Rossano: detenuto si scaglia contro un agente con un pugno al sopracciglio

Ionio

Ennesima aggressione nel carcere di Rossano: detenuto si scaglia contro un agente con un pugno al sopracciglio

La denuncia di Maria Lucrezia Pandolfo del sindacato CON.SI.PE: il detenuto pretendeva di uscire dalla propria cella a tutti i costi per andare negli spazi comuni. All’apertura della cella, l’uomo si è scagliato con violenza inaudita contro l’agente

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CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Questa mattina un’ennesima aggressione si è verificata nel carcere di Rossano, a soli tre mesi dall’ultima quando un detenuto era stato scoperto ad usare un cellulare. Nel corso delle consuete operazioni mattutine un agente di Polizia Penitenziaria è stato brutalmente aggredito da un detenuto. A denunciare l’accaduto è Maria Lucrezia Pandolfo, vice segretario regionale della Calabria per il sindacato CON.SI.PE. (Confederazione Sindacati Penitenziari).

Aggressione in carcere, il detenuto pretendeva di uscire dalla cella

Secondo quanto ricostruito, nell’istituto la tensione è salita fin dalle prime ore del mattino. Un detenuto, manifestando fin da subito un forte stato di irrequietezza, pretendeva di uscire dalla propria cella a tutti i costi per accedere ai locali comuni. L’agente in servizio, notando l’atteggiamento particolarmente aggressivo dell’uomo e operando con la dovuta prudenza, ha prontamente adottato tutte le precauzioni del caso come previsto in circostanze del genere.

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Tuttavia, non appena si è proceduto all’apertura della cella, il detenuto si è scagliato con violenza inaudita contro l’agente, colpendolo violentemente con un pugno al sopracciglio. Trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso, il poliziotto ha riportato una ferita lacero contusa, con quattro punti di sutura e una prognosi riservata.

L’appello del CON.SI.PE: “Serve strategia strutturale”

“Episodi come questo, che vedono coinvolti detenuti con importanti problematiche psichiatriche e di tossicodipendenza, – precisa Pandolfo – confermano come la sola Polizia Penitenziaria non possa essere lasciata a gestire situazioni di tale complessità senza un adeguato supporto sanitario e specialistico. Per contrastare queste dinamiche disfunzionali, infatti non ci si può più limitare a interventi emergenziali: serve una strategia strutturale”. 

Maria Lucrezia Pandolfo CON.SI .PE

“Da un lato, occorre, nei casi di tale gravità, impiegare figure professionali dotate di qualifiche e competenze specifiche, chiamate a intervenire tempestivamente nella gestione di soggetti ad alta criticità, al fine di neutralizzare i fattori di rischio e garantire la piena tutela del personale operante. Dall’altro, si potrebbe ed è oltretutto da reputare improcrastinabile un radicale potenziamento del presidio sanitario, psicologico e psicoterapeutico; troppo spesso la Polizia Penitenziaria viene lasciata da sola ad affrontare, senza gli adeguati strumenti specialistici, quadri clinici e stati di grave alterazione psichica”.

“La sicurezza si costruisce con la gestione integrata”

“La vera sicurezza degli istituti – conclude – si costruisce attraverso una gestione integrata, che smetta di scaricare l’intero peso delle fragilità del sistema sul personale di Polizia Penitenziaria, il quale può farsi carico di tali dinamiche esclusivamente sotto il profilo del contenimento fisico”.

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