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Vertenza tirocinanti ministeriali, l’allarme di USB: «300 famiglie a rischio disoccupazione»

Calabria

Vertenza tirocinanti ministeriali, l’allarme di USB: «300 famiglie a rischio disoccupazione»

Il sindacato chiede risposte ufficiali sul fututo di questi lavoratori impiegati nelle scuole specificando che “politica e Ministero si accusano a vicenda per non assumersi responsabilità”

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COSENZA – L’USB – Federazione del Sociale Calabria, tramite il dirigente Saverio Bartoluzzi, lancia un allarme sulla vertenza dei tirocinanti ministeriali calabresi impiegati nelle scuole, il cui percorso lavorativo rischia di interrompersi definitivamente con l’inizio di agosto. A partire dal 1° del mese, infatti, circa 300 famiglie della regione rischiano di piombare nell’incertezza e di ingrossare le fila dei disoccupati calabresi.

Il sindacato parla di «disinteresse del Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’inerzia della politica» sulla vicenda spiegando che «prima questo bacino di lavoratori faceva comodo, soprattutto durante le tornate elettorali. Oggi, invece, sembra essere diventato improvvisamente invisibile, perché forse gli obiettivi di qualche spaccone di corte sono stati raggiunti».

Tirocinanti ministeriali senza rinnova contrattuale

L’USB in merito ai tirocinanti ministeriali parla di un bacino di lavoratori usati nelle scuole e poi «abbandonati», dopo aver svolto un servizio a tempo determinato con contratti da 18 mesi (a 18 ore settimanali) e una successiva proroga di ulteriori 12 mesi. «Ai piani alti si parla continuamente di azzerare il precariato. Ma ai piani bassi, negli scantinati della politica e delle istituzioni, c’è chi continua a vivere nell’angoscia, senza reddito e senza alcuna prospettiva per il futuro. Si parla di lavoro, di dignità e di modernizzazione, – attacca il sindacato – ma quando si arriva alla realtà concreta dei lavoratori calabresi, improvvisamente tutto si trasforma in silenzio, rinvii e scaricabarile».

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«Il bacino degli ex tirocinanti ministeriali del MIM rivendica gli stessi diritti riconosciuti ai lavoratori della Giustizia e del MiC, – dice l’USB – essendo anch’essi vincitori dello stesso concorso per la sezione Personale ATA e avendo prestato servizio nei plessi scolastici della regione con un contratto a tempo determinato di 18 mesi, per 18 ore settimanali e, successivamente di altri 12 mesi. Eppure, davanti alla mancata attuazione di un rinnovo contrattuale, nessuno sembra disposto ad assumersi le proprie responsabilità».

Politica e Ministero si accusano a vicenda

La politica sostiene che la volontà ministeriale sarebbe diversa e che il Ministero non intenderebbe procedere al rinnovo. Dal canto suo, il Ministero, secondo quanto riferito informalmente, spiega ancora il sindacato «lascia intendere che sarebbe stata la politica a dover presentare almeno un emendamento per tutelare questo bacino di lavoratori. Politica e Ministero si accusano a vicenda, ma rigorosamente senza dirlo ufficialmente. Tutto resta affidato alle voci di corridoio, ai “si dice”, alle mezze frasi e alle responsabilità che nessuno vuole assumersi pubblicamente. Perché? Perché evidentemente è più conveniente mantenere intatti determinati equilibri piuttosto che dire la verità e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni».

L’appello di USB: “il precariato non si cancella con una NASpI”

«Nel frattempo, però, le persone non vivono di voci di corridoio. – precisa USB prendendo le parti dei tirocinanti ministeriali – Le famiglie non pagano le bollette con le promesse. E la dignità non si alimenta con il silenzio. Ai politici e ai santoni di turno diciamo una cosa molto semplice: il precariato non si cancella con una NASpI, con il silenzio e con la rassegnazione. Il precariato si cancella attraverso la stabilizzazione dei lavoratori, riconoscendo il valore dell’esperienza maturata e garantendo continuità occupazionale e dignità. Altrimenti, chi continua a professare modernità, sviluppo e lavoro deve necessariamente scontrarsi con la cruda realtà: senza fatti, quelle parole restano soltanto chiacchiere buone per il proprio tornaconto politico».

«Non chiediamo favori. Chiediamo diritti. Non chiediamo elemosine. Chiediamo lavoro e dignità. Non chiediamo promesse. Chiediamo risposte ufficiali e responsabilità. Dal 1° agosto, altre 300 famiglie circa rischiano di entrare nel mondo dei disoccupati calabresi. E mentre la politica continua a giocare allo scaricabarile e il Ministero resta in silenzio, – conclude – sono ancora una volta i lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’inerzia».

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