Calabria
COMPETITIVITA'
Turismo in Calabria, il grande paradosso: 8 milioni di presenze ma poca ricchezza generata
I dati ISTAT raccontano una regione in crescita, ma ancora distante dai principali competitor italiani. Il turismo calabrese aumenta i visitatori, ma deve migliorare capacità di spesa, distribuzione territoriale e attrattività internazionale per trasformare i flussi in sviluppo economico

COSENZA – Il turismo in Calabria è un settore reale e in crescita, ma i numeri raccontano un quadro più complesso rispetto alla narrazione positiva degli ultimi anni. Secondo l’analisi dei dati ISTAT elaborata da Francesco Aiello e Michele Mercuri, nel 2024 la regione ha registrato circa 1,75 milioni di arrivi e 8,14 milioni di presenze nelle strutture ricettive ufficiali, con una permanenza media di 4,65 notti.
Un risultato significativo, ma che pesa ancora poco sul mercato nazionale: la Calabria rappresenta appena l’1,75% delle presenze turistiche italiane, collocandosi al diciassettesimo posto tra regioni e province autonome. Il confronto con altre realtà del Mezzogiorno evidenzia il ritardo: Puglia, Sicilia e Campania registrano volumi più che doppi. Inoltre, tra il 2023 e il 2024 la crescita calabrese si è fermata allo 0,5%, contro il 4,2% della media nazionale.

Turismo in Calabria, poca internazionalizzazione
Nel 2024 i turisti stranieri hanno generato 1,6 milioni di presenze, pari al 19,7% del totale regionale. La quota varia sensibilmente sul territorio: raggiunge il 37,5% in provincia di Vibo Valentia, mentre si ferma al 9,6% in provincia di Cosenza.
Il principale mercato estero è la Germania, con oltre 500 mila presenze, seguita da Repubblica Ceca, Polonia, Regno Unito, Svizzera e Austria. Si tratta di flussi legati soprattutto al settore balneare, ai villaggi turistici e ai collegamenti charter diretti verso la Costa degli Dei che resta il principale motore regionale, con Ricadi e Tropea ai vertici, ma il fenomeno evidenzia una forte distanza tra alcune località molto frequentate e vaste aree interne ancora escluse dai grandi flussi.

I numeri assoluti non bastano a misurare la competitività. Se si confronta la quota di mercato intercettata dalla Calabria con il peso medio della regione sul settore turistico nazionale, emerge che solo la Repubblica Ceca rappresenta un mercato realmente “specializzato” verso la Calabria. Per Germania, Regno Unito e Francia gli indici restano invece ben al di sotto della media, segno che questi Paesi scelgono la regione molto meno rispetto ad altre destinazioni italiane.
Il turismo delle radici
Una parte significativa dei visitatori provenienti da Canada, Argentina, Australia, Stati Uniti, Svizzera e Germania è legata al turismo delle radici, cioè ai discendenti degli emigrati calabresi che tornano nei luoghi d’origine. Un fenomeno importante dal punto di vista culturale e identitario, ma che non può essere considerato un indicatore della capacità della Calabria di attrarre nuovi flussi turistici internazionali in concorrenza con le altre mete italiane.

La sfida è trasformare presenze in valore
Il nodo principale non è soltanto quanti turisti arrivano, ma quanto valore economico riescono a generare. L’analisi evidenzia una spesa media giornaliera inferiore rispetto alle principali destinazioni italiane: circa 36 euro al giorno nel 2024, contro una media nazionale di 63 euro. Ad incidere sono il peso del turismo di ritorno, l’alloggio presso parenti e amici e un modello ricettivo fortemente basato sui villaggi turistici e sulle formule all-inclusive.
La sfida per la Calabria è quindi trasformare i flussi già esistenti in maggiore reddito e occupazione, attraverso una maggiore integrazione tra costa, borghi, aree interne, cultura ed enogastronomia. Il turismo regionale, secondo gli autori, non deve più puntare solo ad aumentare il numero dei visitatori, ma a costruire un sistema capace di distribuire meglio la ricchezza generata.


















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