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Il fascino del mondo antico nell’intrattenimento digitale: perché Egitto, Roma e Grecia non smettono di ispirarci

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Il fascino del mondo antico nell’intrattenimento digitale: perché Egitto, Roma e Grecia non smettono di ispirarci

Dall’Antico Egitto alla Magna Grecia, fino alle sale cinematografiche e al gaming digitale: perché i miti e le architetture del mondo antico continuano a conquistare l’immaginario collettivo e a guidare i progetti del futuro

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COSENZA – Ci sono storie che non finiscono mai. Le civiltà dell’antichità, l‘Egitto dei faraoni, la Grecia delle poleis, la Roma imperiale, hanno smesso di esistere migliaia di anni fa ma continuano a popolare i nostri schermi, le nostre librerie e il nostro immaginario con una vitalità che nessuna altra epoca storica riesce a eguagliare. Cinema, letteratura, videogiochi, serie televisive e intrattenimento digitale attingono continuamente a quel pozzo senza fondo di storie, simboli e architetture. La domanda vale la pena porsela: perché queste civiltà, così lontane nel tempo, continuano a esercitare un fascino così potente?

Il segreto del passato lontano

La risposta ha a che fare con la natura stessa dell’immaginazione. Le civiltà troppo vicine nel tempo sono vincolate da dettagli che conosciamo troppo bene, le contraddizioni, le miserie, le banalità della vita quotidiana che la storia recente ha documentato in modo così capillare da ridurre lo spazio per la fantasia. L’antichità, invece, conserva sempre una zona d’ombra. Sappiamo molto dell’Antico Egitto, ma non sappiamo tutto. Conosciamo la Grecia classica, ma gran parte di quella civiltà ci è arrivata in frammenti. Quella distanza crea lo spazio perfetto per il racconto: abbastanza documentazione per essere credibile, abbastanza lacune per essere inventata.

A questo si aggiunge la dimensione monumentale. Le piramidi, il Partenone, il Colosseo sono costruzioni che sfidano la comprensione moderna. Ingegneria senza tecnologia contemporanea, architetture che hanno resistito a millenni. Quella sproporzione tra il mezzo e il risultato genera stupore, e lo stupore è il combustibile dell’immaginazione.

Dall’archeologia al grande schermo

Il momento che ha definitivamente consegnato l’Antico Egitto alla cultura popolare moderna ha una data precisa: il 4 novembre 1922, quando Howard Carter aprì la tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re. Quella scoperta accese nell’opinione pubblica mondiale una passione per i misteri egizi che non si è mai spenta. Nel giro di pochi anni arrivarono i romanzi, poi i film, poi le maledizioni delle tombe che alimentarono l’immaginario del cinema dell’orrore.

Da allora, l’Egitto non ha mai abbandonato lo schermo. La Mummia, Stargate, Il Principe d’Egitto, Dèi d’Egitto: la filmografia a tema egizio è sterminata. Assassin’s Creed Origins ha portato milioni di giocatori a camminare per le strade di Alessandria e Menfi del III secolo a.C., con una ricostruzione tanto accurata che Ubisoft ha sviluppato una modalità turistica dedicata, senza combattimenti, per chi voleva esplorare l’antico Egitto come museo interattivo.

La Grecia e Roma non sono da meno. God of War ha trasformato la mitologia greca in uno dei franchise videoludici più acclamati della storia. 300, Il Gladiatore, Troy hanno portato il mondo antico nelle sale cinematografiche con produzioni da centinaia di milioni di dollari. La serie Total War ambientata a Roma è un classico della strategia per PC. L’antichità classica non è mai uscita dall’intrattenimento: si è solo reinventata continuamente adattandosi ai nuovi media.

La Calabria e il suo rapporto con il mondo antico

In questo contesto, la Calabria occupa una posizione particolare. La Magna Grecia, la grande civiltà ellenica che fiorì sulle coste meridionali della penisola italiana, aveva il suo cuore proprio in questo territorio. Sibari, Crotone, Locri, Reggio Calabria erano poleis greche tra le più fiorenti del Mediterraneo antico. Pitagora visse e insegnò a Crotone. I Bronzi di Riace, tra le più belle sculture greche mai ritrovate, dormivano nel fondale dello Ionio a pochi passi dalle coste calabresi.

Quella storia non appartiene solo ai libri di scuola o ai musei. È una presenza viva nel territorio, che continua a generare scoperte e ispirare nuovi progetti. Come dimostra il piano del Magna Grecia Park, il più grande parco tematico d’Italia dedicato alla civiltà greca antica, con undici aree che ricostruiranno le poleis joniche in scala reale, la Calabria guarda alla sua eredità classica non come peso del passato ma come risorsa per il presente. Il mondo antico, anche qui, si reinventa in chiave contemporanea.

Il digitale come nuova forma di archeologia

Il gaming digitale ha trovato nell’estetica delle civiltà antiche uno dei filoni tematici più longevi e prolifici del settore. La serie Book of Ra, nata agli inizi degli anni Duemila dalla software house Novomatic, è uno degli esempi più emblematici di come la simbologia egizia sia entrata stabilmente nell’immaginario del gaming: il Libro dei Morti, il dio Ra, i geroglifici, il profilo di Anubi. Titoli come Book of Ra 6 rappresentano l’evoluzione più recente di quella tradizione, con una grafica che aggiorna i simboli iconici del primo capitolo mantenendo intatta la carica evocativa dell’estetica egizia che li ha resi riconoscibili in tutto il mondo.

Non si tratta di un caso isolato. L’intrattenimento digitale ha scoperto da tempo che le civiltà antiche funzionano come ambientazione non perché siano esotiche ma perché sono universalmente note. Piramidi, colonne doriche, anfiteatri romani: sono immagini che attraversano culture e generazioni, immediatamente riconoscibili da chiunque abbia frequentato una scuola o visitato un museo. Quella familiarità abbassa la soglia di ingresso e aumenta il coinvolgimento emotivo.

Una fascinazione senza scadenza

Difficile immaginare un futuro prossimo in cui le civiltà antiche perdano il loro appeal sull’intrattenimento. Finché esisteranno misteri da svelare, tombe da esplorare e dèi da combattere, l’Egitto, la Grecia e Roma continueranno ad alimentare storie, giochi e spettacoli. Per la Calabria, terra di fondazione greca e custode di un patrimonio che il mondo ci invidia, quella fascinazione ha anche la dimensione di un rispecchiamento: nel fascino universale per il mondo antico c’è un pezzo di storia che è, in fondo, anche la nostra.

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