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AI Calabria: nasce il primo archivio vivente per salvare i dialetti calabresi con l’intelligenza artificiale

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AI Calabria: nasce il primo archivio vivente per salvare i dialetti calabresi con l’intelligenza artificiale

Dall’idea di creare un chatbot è nato il più grande esperimento di citizen science linguistica d’Italia: un progetto georeferenziato che trasforma i cittadini in “Custodi” della memoria orale della regione.

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AI CALABRIA Intelligenza artificiale calabrese

COSENZA – Volevano un’intelligenza artificiale che parlasse calabrese. Hanno scoperto che possono riuscirci solo i calabresi, tutti insieme Ogni tanto la scienza progredisce affrontando un problema piccolo per poi impattare contro una sfida monumentale. È quello che è successo quando un gruppo di sviluppatori si è posto un obiettivo in apparenza semplice: costruire un chatbot in grado di conversare in calabrese. Il primo vero ostacolo è emerso immediatamente: il calabrese, come lingua unica e omogenea, non esiste. Tra la parlata di Cosenza e quella di Reggio Calabria intercorrono differenze radicali, e spesso basta scavalcare una vallata o attraversare un quartiere affinché una parola cambi forma o significato.

A questo si aggiunge un’assenza storica: l’inesistenza di un archivio digitale esaustivo delle parlate locali a cui un algoritmo possa attingere. Per questo motivo il paradigma è stato capovolto. Prima di addestrare una macchina, bisognava raccogliere la voce dell’intera regione, paese per paese, prima che andasse perduta. È nato così AI Calabria (ai.calabria.it), il primo esperimento di citizen science su scala regionale dedicato alla salvaguardia del patrimonio linguistico.

Intelligenza artificiale speaking

Il limite della dialettologia e la svolta della Citizen Science

La Calabria è storicamente tra le regioni più studiate dalla linguistica europea. Il monumentale Dizionario dialettale della Calabria del linguista tedesco Gerhard Rohlfs e le rilevazioni dell’Atlante Linguistico Italiano rappresentano pietre miliari, ma perfino decenni di ricerca sul campo non sono bastati a mappare ciascuno dei 404 Comuni calabresi.

Il patrimonio orale non risiede solo nelle biblioteche, ma nella vita quotidiana delle persone: il pescatore custodisce i nomi dei venti e delle correnti, il muratore conosce i termini tecnici degli attrezzi tradizionali e Il medico di campagna o l’anziano del paese conservano espressioni uniche ormai in disuso. Trattandosi di un volume di dati capillare, la metodologia scelta è stata quella della citizen science: la popolazione stessa diventa ricercatrice. In questo caso specifico, i cittadini non raccolgono dati esterni, ma diventano al contempo strumento di misura, rilevatori e oggetto della ricerca.

Come funziona il sistema: Custodi, Guardiani e la sfida tra Campanili

A differenza delle tradizionali AI a cui poniamo domande, in AI Calabria è la macchina a guidare la raccolta ponendo quesiti: segnala ciò che le manca (una pronuncia, una variante, un vocabolo specifico) e chiede supporto agli utenti.

Le figure e le garanzie scientifiche del progetto

  • I Custodi: Sono i cittadini, di ogni età e professione, che registrano e depositano il proprio contributo vocale o testuale. Ogni parola resta legata al nome di chi l’ha donata.

  • Il Guardiano Digitale: Un sistema di validazione che protegge i dati depositati, garantendo che nulla vada disperso o travisato.

  • Georeferenziazione a livello di singolo Comune: Non si lavora su un “calabrese medio” artificiale. Ogni dato audio e testuale è ancorato al singolo paese.

  • L’Osservatorio Linguistico Calabrese: Un cruscotto in tempo reale che mostra la mappa della copertura linguistica, evidenziando le aree che necessitano di maggiori contributi.

La valorizzazione delle minoranze linguistiche

Oltre alle parlate romanze, il corpus include e protegge le storiche isole linguistiche della regione: Grecanico (area di Bova, eredità della Magna Grecia), Arbëreshë (comunità italo-albanesi presenti da cinque secoli), Occitano (Guardia Piemontese) e Romanì (delle comunità rom locali). Per stimolare la partecipazione, la piattaforma sfrutta la storica rivalità campanaria trasformandola in una classifica pubblica tra Comuni e associazioni (Compagnie): ogni parola depositata fa salire il proprio paese nella mappa regionale.

Dai libri stampabili all’emigrazione: l’impatto sociale e didattico

L’iniziativa produce risultati concreti ed ergonomici sia per le comunità locali che per la diaspora calabrese nel mondo.

AmbitoImpatto e Applicazione Pratica
I Tre LibriOgni partecipante, associazione e Comune genera automaticamente un volume digitale (scaricabile e stampabile) che cresce in tempo reale con i contributi.
Scuole e DidatticaGli studenti intervistano gli anziani, trasformando la raccolta orale in un laboratorio di storia, tecnologia e cittadinanza.
Turismo delle RadiciI Comuni creano un museo vocale consultabile online dai circa 7 milioni di calabresi nel mondo.
Piattaforma MultilingueIl sito è tradotto in sette lingue (tra cui inglese e portoghese del Brasile) senza mai tradurre i vocaboli dialettali, recuperando le varianti conservate all’estero.

Un tassello rilevante riguarda l’accessibilità: la sezione “Diversi. Abili.” valorizza l’attenzione al dettaglio e l’ascolto di molte persone con disabilità, trasformando la precisione mnemonica e percettiva in un fattore di qualità scientifica.

AI CALABRIA2

Il futuro del modello: non un’AI che imita, ma un popolo che insegna

Il percorso verso l’addestramento dei modelli linguistici (LLM) proseguirà secondo un piano in sei fasi. Tuttavia, il rapporto con la tecnologia è stato invertito: non è un’intelligenza artificiale che simula la Calabria, ma è la Calabria che insegna all’intelligenza artificiale come parla davvero. Rimanendo entro i parametri tracciati dall’UNESCO — secondo cui entro fine secolo metà delle lingue del pianeta rischia l’estinzione — AI Calabria risponde al rischio dell’invisibilità digitale con un contatore pubblico, aperto al contributo di chiunque desideri salvare una voce o una memoria del proprio territorio.

 

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