Italia
STIMA DRAMMATICA
Caldo estremo, Pregliasco lancia l’allarme: «In estate fino a 8mila morti in più»
Temperature record e notti tropicali spingono al rialzo la stima sulla mortalità. Lo studioso ipotizza un aumento fino al 20% dei decessi in eccesso tra anziani e fragili

ROMA – Un’estate che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sanitaria. Con il 2026 che si attesta come una delle estati più roventi mai registrate in Italia, superando in diverse aree persino i picchi storici del 2003, gli esperti lanciano un severo monito sulle conseguenze del caldo estremo delle ultime settimane.

A tracciare un quadro alquanto drammatico è Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale. “Se l’attuale andamento climatico dovesse proseguire fino a dopo Ferragosto, possiamo ipotizzare un eccesso di mortalità compreso tra il 10 e il 20% superiore rispetto all’estate scorsa. – dice l’esperto – In termini assoluti, questo potrebbe tradursi in 1.500-3.000 decessi aggiuntivi in Italia rispetto all’estate 2025 (4.597 vittime, secondo fonte Ue) e il bilancio complessivo per le ondate di calore potrebbe raggiungere 5.000-8.000 morti in eccesso”.
Più morti non solo per il caldo estremo: cosa incide
Una stima, quella stilata da Pregliasco, che si basata su proiezioni epidemiologiche che comparano l’anno in corso con quelli precedenti non caratterizzati da temperature così estreme. “L’impatto del caldo sulla salute – precisa il professore – non si misura soltanto attraverso i colpi di calore. Le temperature elevate aumentano il rischio di scompensi cardiovascolari, respiratori e metabolici, determinando un incremento degli accessi ai pronto soccorso e dei ricoveri, soprattutto tra anziani, persone fragili e pazienti con malattie croniche”.

La mortalità, precisa Pregliasco, dipenderà dalla durata dell’ondata di calore, dall’umidità, dalle temperature notturne, dall’efficacia delle misure di prevenzione e dalla capacità del sistema sanitario e sociale di proteggere le persone più vulnerabili. “Gli anziani soli, i pazienti cronici, chi assume farmaci che alterano la termoregolazione e chi lavora all’aperto – conclude – rappresentano le categorie più esposte”.


















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