Tirreno
Il Monitoraggio
Il Mediterraneo come un mare tropicale. A Cirella rilevata una temperatura record dell’acqua di 31.8 gradi
I rilievi dell’ARPACAL sulla costa tirrenica cosentina confermano il trend: il caldo estremo altera ossigeno e cicli biologici, rendendo fondamentale il controllo costante per tutelare l’ambiente

COSENZA – Il mar Mediterraneo sta vivendo una trasformazione senza precedenti e i numeri lo confermano senza possibilità di equivoco. Il 12 agosto, lungo la costa tirrenica cosentina, ARPACAL (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria) ha rilevato a Cirella, alle ore 12:15, una temperatura dell’acqua di 31,8°C. Un valore che, più che un semplice dato meteorologico, rappresenta il sintomo evidente di un fenomeno che sta interessando l’intero bacino mediterraneo.
Non si tratta di un caso isolato: in numerosi settori le temperature superficiali hanno ormai superato la soglia dei 30°C, un valore tipicamente associato ai mari tropicali. Le rilevazioni più recenti mostrano come l’accumulo di calore non riguardi singole coste, ma coinvolga ampie porzioni dell’intero bacino, trasformandolo in un vero e proprio serbatoio di energia termica.
Perché il Mediterraneo si scalda più velocemente degli oceani
Il fenomeno alla base di questi record è quello delle cosiddette marine heatwave, le ondate di calore marino: si verificano quando la temperatura superficiale dell’acqua supera, per giorni o settimane consecutive, la media climatologica tipica del periodo. Il Mediterraneo è particolarmente esposto a questo tipo di eventi per una ragione strutturale: essendo un bacino semichiuso, si riscalda molto più rapidamente rispetto agli oceani aperti e, allo stesso tempo, fatica a disperdere il calore accumulato. Negli ultimi anni le nostre acque sono diventate uno dei veri e propri “hotspot” del riscaldamento globale, soggette a ondate di calore marino sempre più frequenti, estese e prolungate nel tempo.

Le conseguenze sull’ecosistema marino
Temperature così elevate non sono un semplice dettaglio statistico: la temperatura dell’acqua è uno dei parametri chiave che regolano gli equilibri dell’intero ecosistema marino. Il riscaldamento delle acque incide infatti su diversi fronti: la disponibilità di ossigeno disciolto, la struttura e il ricambio della colonna d’acqua, i cicli biologici degli organismi marini, la capacità di risposta dell’ecosistema agli apporti provenienti dalla terraferma. Per questo motivo ARPACAL mantiene attivo un costante monitoraggio del mare attraverso misure, campionamenti e analisi sul campo, con l’obiettivo di interpretare correttamente i fenomeni in corso lungo la costa e disporre dei dati necessari per proteggere l’ambiente marino.
Il legame tra mare caldo ed eventi meteo estremi
L’eccesso di calore immagazzinato nelle acque del Mediterraneo non danneggia solo la biodiversità marina, già sottoposta a un forte stress termico: rappresenta anche il “carburante” ideale per lo sviluppo di fenomeni meteorologici estremi. Le acque surriscaldate aumentano infatti l’evaporazione e saturano l’atmosfera di umidità, creando un accumulo di energia potenziale pronto a scatenarsi non appena un fronte instabile proveniente dal Nord Europa interagisce con questo calore latente. Il risultato sono spesso alluvioni lampo e grandinate violente, fenomeni che negli ultimi anni colpiscono con crescente frequenza l’Italia e gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.


















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