Provincia
LA POLEMICA
Sila: mountain bike vietate sui 7 sentieri del Cupone. Una decisione che fa discutere
In Sila circa 700 chilometri di sentieri sono frequentati dalle mountain bike, ma al Cupone i bikers devono fermarsi all’ingresso

CAMIGLIATELLO – Al Centro Visita Cupone, nel cuore del Parco Nazionale della Sila, per i bikers il giro finisce all’ingresso. Sette sentieri, sette divieti: nessuno dei percorsi presenti nell’area sarebbe oggi accessibile in bicicletta. Una decisione che sta suscitando malumori tra gli appassionati della mountain bike e che, considerato il contesto, lascia più di qualche perplessità. Il provvedimento sarebbe stato disposto dal comandante del Reparto Biodiversità di Cosenza dei Carabinieri Forestali, che gestisce e coordina le attività e le strutture demaniali del Centro Visita.
La motivazione sarebbe quella di evitare che il le biciclette possano creare problemi ai visitatori, soprattutto a quelli che percorrono i sentieri per raggiungere e visitare l’area dei recinti faunistici. Una ragione che, di primo acchito, potrebbe anche essere comprensibile.

Sette sentieri, zero mountain bike: il paradosso del Cupone
La sicurezza dei visitatori, per carità, viene prima di tutto. Ma il problema è che, in questo caso, si rischia di intervenire su una convivenza che, fino ad oggi, non sembrava aver creato particolari problemi. Perché sui sentieri del Cupone mountain bike ed escursionisti hanno convissuto per anni, applicando quella regola elementare che dovrebbe valere ovunque: rispetto reciproco, prudenza e attenzione nei confronti di chi si incontra lungo il percorso.
La domanda ovviamente sorge spontanea: era davvero necessario vietare le biciclette su tutti e sette i sentieri? Ed appare ancora più legittima se si guarda al contesto nel quale il provvedimento viene adottato. L’Altopiano silano dispone di una rete di circa 700 km di sentieri, molti dei quali vengono regolarmente percorsi in mountain bike. La bici, dunque, non è certo un’ospite indesiderata della Sila. Al contrario, è ormai parte integrante del modo in cui il territorio viene frequentato. La mountain bike porta appassionati, turisti e visitatori nei boschi, lungo i percorsi e nei luoghi più suggestivi dell’altopiano. È una forma di turismo outdoor che, negli ultimi anni, ha acquisito sempre maggiore importanza.
Ma il paradosso è che questi sentieri vengono percorsi anche dal lato opposto dove non sarebbe presente alcuna segnalazione che informi del divieto per le biciclette. Nessuno chiede di trasformare i percorsi del Centro Visita in piste da downhill o di mettere a repentaglio l’incolumità di chi passeggia.
Nessuno pretende che le esigenze dei ciclisti vengano prima di quelle delle famiglie, degli escursionisti o di chi visita i recinti faunistici. Ma tra il “liberi tutti” e il “biciclette assolutamente vietate” dovrebbe pur esistere una via di mezzo, come esiste da sempre.
Il rischio è quello di trasmettere un messaggio piuttosto discutibile: in un territorio che punta sempre di più sul turismo naturalistico e sportivo, proprio uno dei suoi luoghi più conosciuti finisce per chiudere le porte alle mountain bike. La Sila e la sua biodiversità, sono un patrimonio da tutelare e nessuno lo mette in discussione. Ma tutelare non dovrebbe significare necessariamente vietare. Da sempre escursionisti e bikers sono riusciti a condividere quei sentieri nel rispetto reciproco, sarebbe interessante capire quali nuove criticità abbiano reso improvvisamente indispensabile un divieto totale.




















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