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Il ferro della Calabria e i binari del futuro: la “lezione” e la memoria di Pietrarsa sul futuro della ferrovia in Sila
Alla 27ª edizione degli “Incontri Silani” il libro su Pietrarsa, curato dal professor Stefano Maggi, apre il dibattito sul rilancio del turismo ferroviario e il contrasto allo spopolamento dei borghi interni. Dalla storica filiera industriale borbonica fino al treno a vapore della Sila: la memoria del lavoro diventa leva strategica per lo sviluppo del territorio

di Gianfranco Forlino
CAMIGLIATELLO SILANO(CS)– La 27ª edizione degli “Incontri Silani”, rassegna culturale curata dall’infaticabile Egidio Bevilacqua, ha ospitato un dialogo di alto profilo dedicato alla storia e al futuro delle ferrovie italiane. L’incontro, introdotto e moderato da Antonietta Cozza, ha avuto come fulcro la presentazione del volume Pietrarsa. Da officina a museo ferroviario, curato dal professor Stefano Maggi, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena, e pubblicato da Rubbettino.
Il libro ripercorre la straordinaria vicenda del complesso di Pietrarsa, da storica officina borbonica a sede di uno dei musei ferroviari più affascinanti d’Europa, offrendo al lettore una chiave di lettura originale sul patrimonio industriale e ferroviario italiano. Il dibattito ha inoltre tracciato un ponte ideale tra l’eccellenza rappresentata da Pietrarsa e le prospettive di valorizzazione del patrimonio ferroviario della Sila, evidenziandone il significativo potenziale turistico e culturale.

Fedele Sirianni: “Pietrarsa, memoria del lavoro e patrimonio collettivo”
Uno dei temi centrali della serata è stato lo stretto legame tra la Calabria e l’officina di Pietrarsa. Fedele Sirianni, presidente dell’Associazione per gli studi storici SISFM FCL, ha ricordato con orgoglio come le maestranze calabresi abbiano partecipato alla costruzione della prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici. Le rotaie in ferro battuto provenivano infatti dalle miniere della vallata dello Stilaro e venivano lavorate nelle Reali Ferriere ed Officine di Mongiana, testimoniando un’eccellenza industriale meridionale che, all’epoca dell’Unità d’Italia, non aveva nulla da invidiare a quella del Nord.

Sirianni ha ribadito che il patrimonio industriale non appartiene solo agli esperti, ma è parte essenziale della memoria collettiva del Paese, evidenziato anche come, in un’epoca di innovazioni rapidissime, sia fondamentale ricordare che dietro ogni progresso tecnologico ci sono competenze e sacrifici umani. Analizzando il volume curato da Maggi, Fedele Sirianni evidenzia come l’opera superi l’idea del museo come semplice contenitore di macchine, presentando Pietrarsa come un fenomeno umano e sociale in cui la storia è costruita da operai, tecnici, ingegneri e dalle loro famiglie. “Un’opera enciclopedica per il rigore scientifico e l’efficacia divulgativa”, in grado di valorizzarediversi episodi storici con un ricco apparato iconograficoche permette al lettore di immergersi idealmente nell’atmosfera delle officine di Pietrarsa.
L’analisi del proferro Stefano Maggi
Fondata nel 1840 da Ferdinando II come Reale Opificio Meccanico e Pirotecnico, Pietrarsa, località affacciata sul Golfo di Napoli, non era solo un’officina, ma un polo produttivo d’avanguardia che realizzava dai ponti alle locomotive. Maggi ha citato una testata inglese del 1910, il Nottingham Guardian – quotidiano londinese attivo dal 10 ottobre 1905 al 5 settembre 1953-, la quale ricordava che, sessant’anni prima, Napoli vantava più industrie della Lombardia; al momento dell’Unità d’Italia, Pietrarsa era più grande dell’Ansaldo di Genova (fondata solo nel 1853), dimostrando che il Mezzogiorno possedeva un sistema industriale statale solido e competitivo.

Maggi sottolinea, così come fatto da Sirianni, che la materia prima per questo “miracolo” arrivava proprio dalla Calabria; il ferro e la ghisa venivano trasportati al porto di Pizzo e da lì a Napoli, creando una filiera integrata tra le miniere calabresi e l’officina campana. Con il passaggio al Regno d’Italia e l’avvento del liberismo, il sito affrontò una crisi che sfociò nel primo eccidio di operai della storia italiana (1863). Dopo il 1885, cessò la produzione di nuove locomotive per diventare un’officina di grande riparazione per mezzi a vapore, applicando con successo i principi del taylorismo per aumentare la produttività, fino alla chiusura definitiva nel 1975 con la riparazione dell’ultima locomotiva, la 640.008.
Liborio Bloise. Il valore della Sila e il senso della Storia
Il commissario del Parco Nazionale della Sila, Liborio Bloise, ha sottolineato come la memoria ferroviaria sia un tassello fondamentale per l’identità del territorio. Per Bloise, la presenza istituzionale serve a dare un “senso storico” ai luoghi. La Sila non è solo un’area di straordinaria biodiversità e una delle zone con l’aria più salubre d’Europa, ma è anche il palcoscenico di “una delle locomotive storicamente più attraenti dello scenario ferroviario italiano”, ovvero il treno a vapore silano. Bloise vede in queste iniziative culturali e nel rilancio della ferrovia turistica non solo un’occasione di svago, ma uno stimolo alla crescita collettiva e un’arma per combattere lo spopolamento delle aree interne. Il suo impegno è volto a implementare e “dare una luce ancora più smagliante” a questo percorso turistico.

Visioni per il futuro…
Egidio Bevilacqua ha rilanciato con forza l’idea di un impegno sinergico tra pubblico e privato per trasformare la tratta Cosenza-Camigliatello-San Giovanni in Fiore in una risorsa produttiva, sfruttando la legge nazionale sulle ferrovie turistiche; l’obiettivo è quello di dotare la linea di carrozze panoramiche e integrare il percorso ferroviario con piste ciclabili, offrendo un’esperienza unica tra i boschi e le nevi del Parco.
In tal senso Maggi ha esortato a superare la fase degli interventi saltuari per puntare su un progetto di valorizzazione territoriale integrata. Prendendo come esempio la Val Venosta, dove una ferrovia data per spacciata oggi trasporta milioni di passeggeri, l’autore del libro ha suggerito l’introduzione di carrozze scoperte per l’estate e vagoni panoramici con grandi vetrate per l’inverno, simili a quelli utilizzati tra Bergamo e Brescia o sulla Transiberiana d’Italia. L’incontro si è concluso con l’auspicio che la sinergia tra istituzioni (Parco della Sila), Fondazione FS e privati possa trasformare i binari silani in una risorsa produttiva costante, capace di trasformare un glorioso passato in un futuro di sviluppo culturale ed economico.



















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