Tirreno
Morte di Antonio Perrotta, insulti e minacce all’avvocato dei fratelli Orsino
La Camera penale di Paola “Avv. Ernesto Gullo” esprime “vicinanza e piena solidarietà” al collega “bersaglio nelle ultime ore di insulti e gravi minacce per avere svolto il proprio ruolo di avvocato e garantito ai propri assistiti l’esercizio del diritto costituzionale alla difesa”

PAOLA (CS) – Insulti e gravi minacce nei confronti dell’avvocato Alessandro Gaeta, il legale che difende i fratelli Domenico e Umberto Orsino, di 22 e 24 anni, coinvolti nell’inchiesta della Procura di Paola sulla morte di Antonio Perrotta, il 34enne deceduto dopo essere stato colpito all’esterno della discoteca “Il Castello” di Sangineto.

Morte di Antonio Perrotta, la situazione dei fratelli Orsino
I fratelli, inizialmente fermati entrambi, si trovano attualmente in due condizioni diverse. Domenico, dopo la convalida del fermo, avvenuta una settimana fa, e la contestuale emissione del provvedimento cautelare, si trova in carcere. Umberto, invece, è stato scarcerato dopo che il gip non ha convalidato il fermo. Secondo lui, infatti, sarebbe stato Domenico a sferrare un pugno a Perrotta che, cadendo, mentre i due si allontanavano, ha sbattuto la testa in terra. Per l’indagato, il Tribunale della Libertà di Catanzaro ha fissato l’udienza per il 26 agosto.
Minacce all’avvocato, dal Foro di Paola: “Ha svolto solo il suo dovere”
Sulla vicenda delle minacce al legale dei due fratelli è intervenuta la Camera penale di Paola “Avv. Ernesto Gullo” che in una nota esprime “vicinanza e piena solidarietà” al collega “bersaglio nelle ultime ore di insulti e gravi minacce per avere svolto il proprio ruolo di avvocato e garantito ai propri assistiti l’esercizio del diritto costituzionale alla difesa, definito inviolabile dall’art. 24″.

La Camera penale ribadisce anche “con fermezza che l’avvocato difensore non si identifica con i propri clienti, né con le cause che patrocina e che nessuna piazza e nessun social potranno mai sostituirsi al processo. La difesa tecnica non è ostilità ma resta il presidio essenziale della libertà di ciascuno. Oggi più che mai appare opportuno ricordare le parole di Calamandrei: la libertà e la civiltà giuridica di un Paese si misurano anche dall’indipendenza e dalla sicurezza dell’avvocato difensore”.
















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