CATANZARO – È rientrato in Italia il latitante albanese Smajlaj Fisnik accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, coinvolto nell’inchiesta “Gentleman II” per la quale il Gip del Tribunale di Catanzaro aveva disposto la custodia cautelare di 25 persone. Nei confronti del latitante, considerato il broker della droga di diverse organizzazioni criminali operati nel Cosentino, era stato emesso un mandato di arresto europeo dopo essersi reso irreperibile dal 2023.
L’uomo, catturato in Slovacchia nell’aprile scorso grazie ad attività di cooperazione internazionale di polizia, scortato dal personale dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, è rientrato nel nostro Paese e ora deve scontare una pena complessiva, per tutti i reati commessi, di 27 anni e 6 mesi di reclusione.

Chi è Smajlaj Fisnik: il fornitore di eroina
Gli esiti delle indagini di polizia giudiziaria, da cui sono scaturiti tutti i provvedimenti cautelari, avevano consentito di delineare la gravità indiziaria circa l’operatività di un’associazione, dedita al traffico di sostanze stupefacenti, con base operativa in provincia di Cosenza (Cassano allo Jonio, Corigliano Calabro e la Sibaritide), ramificata anche in Germania, attraverso l’organizzazione di importazioni di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, eroina e hashish.
In questa particolare operazione, Smajlaj Fisnik era stato deferito all’Autorità Giudiziaria per violazioni all’art. 73 e 74 del D.P.R. 309/90, poiché riconosciuto quale fornitore di sostanza stupefacente, in particolare di eroina, per un quantitativo di oltre 30 kg, in favore della nota cosca Abbruzzese di Cassano allo Ionio. All’atto dell’esecuzione del provvedimento restrittivo,Smajlaj Fisnik era però irreperibile.

Il profilo del latitante e l’alterazione delle impronte
Sono state così attivate le procedure necessarie a estendere le ricerche di Smajlaj Fisnik anche in ambito internazionale. Nel corso delle investigazioni è emerso che il ricercato al fine di eludere i sistemi di identificazione, si era sottoposto nel 2021 a un intervento chirurgico di alterazione e inversione delle impronte digitali. Un profilo, il suo, già noto alle forze dell’ordine, tramite pregresse indagini di polizia giudiziaria che lo avevano individuato come broker di sostanze stupefacenti in favore di organizzazioni criminali siciliane e calabresi. In particolare, venne arrestato nel 2006 per tali reati ed espulso dal territorio nazionale nel 2008, continuando però a gestire dall’estero le consegne di stupefacente.
Le accuse e la pena da scontare
Il nome, nel corso degli anni, è apparso in altri procedimenti della Procura Distrettuale della Repubblica di Catanzaro che lo hanno inquadrato sempre come broker della droga rispettivamente della famiglia Magliari, appartenente alla Locale di Altomonte e del clan degli Abbruzzese di Cassano allo Ionio. Per tutte queste contestazioni è stato condannato in via definitiva e la Corte d’Appello di Catanzaro ha emesso, in data 12 gennaio 2023, un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti per una pena complessiva di 27 anni e 6 mesi di reclusione.
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