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Autostazione di Cosenza, l’appello del comitato a Wanda Ferro: «Serve un posto di polizia fisso»

Area Urbana

Autostazione di Cosenza, l’appello del comitato a Wanda Ferro: «Serve un posto di polizia fisso»

Il Comitato civico 31 ottobre denuncia una situazione definita “non più sostenibile” all’Autostazione di Cosenza e chiede un intervento al prefetto di Cosenza e alla sottosegretaria Ferro

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Polizia autostazione Cosenza 1

COSENZARiflettori nuovamente puntati sull’Autostazione di Cosenza: dopo la cruenta escalation di violenza degli ultimi giorno il Comitato civico 31 ottobrechiede un intervento delle istituzioni. Nel mirino la sicurezza dell’area, che secondo il comitato registra quotidianamente situazioni problematiche.

«Viviamo ogni giorno il degrado che si registra all’Autostazione di Cosenza». È quanto denuncia il Comitato civico 31 ottobre, che torna a sollecitare un intervento delle istituzioni per affrontare quella che definisce una situazione «non più sostenibile».

Autostazione di Cosenza: l’appello a Wanda Ferro

L’Autostazione, sottolinea il comitato, è un’area di competenza della Regione, ma secondo i rappresentanti civici i problemi legati alla sicurezza richiedono anche un’attenzione da parte delle istituzioni statali. Per questo il Comitato 31 ottobre si rivolge al prefetto di Cosenza e, in particolare, all’onorevole Wanda Ferro, sottosegretario al Ministero dell’Interno, chiedendo un intervento concreto.

Tra le richieste avanzate c’è soprattutto l’istituzione di un posto di polizia fisso all’interno dell’Autostazione, ritenuto necessario per garantire un presidio costante dell’area. Per rendere possibile un rafforzamento dei controlli, il comitato chiede inoltre un incremento dell’organico delle forze dell’ordine in città: «Servono almeno altre dieci unità per Cosenza», si legge nella nota.

«L’Autostazione fa registrare quotidianamente gravi problemi di sicurezza», sostiene il Comitato 31 ottobre, secondo cui la questione non può essere affrontata soltanto in termini repressivi. «Non si tratta di reprimere – conclude il comitato – ma di garantire sicurezza alla città».

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