Italia
POLITICA
Elezioni: Meloni punta sulla stabilità. Con il centrosinistra si rischia di tornare al “governo tecnico”?
Per le prossime elezioni il governo Meloni punta sulla continuità. Il centrosinistra dovrà invece dimostrare di avere un progetto oltre l’anti-Meloni

Il centrodestra, in vista delle prossime elezioni politiche, si appresta ad affrontare una campagna elettorale destinata a essere particolarmente agguerrita. Non soltanto perché il centrosinistra è pronto a dare battaglia a Giorgia Meloni e alla sua maggioranza, ma anche perché, per la prima volta dopo molti anni, gli elettori saranno chiamati a giudicare un governo che ha avuto il tempo e la continuità necessari per poter rivendicare un bilancio della propria esperienza. La durata dell’esecutivo Meloni rappresenta già di per sé un elemento politico rilevante in un Paese, come l’Italia, abituato, per lungo tempo, a governi dalla vita breve, a maggioranze variabili e, soprattutto, a esecutivi tecnici.

E proprio la stabilità politica potrebbe essere uno degli argomenti centrali della prossima campagna elettorale. Il governo Meloni si presenta infatti all’appuntamento con alcuni indicatori economici che, al netto delle valutazioni politiche e delle diverse interpretazioni possibili, meritano una “certa” considerazione. In una fase internazionale segnata da guerre, tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati e una congiuntura economica tutt’altro che favorevole, l’Italia ha mantenuto una sostanziale tenuta finanziaria. Lo spread si è attestato su livelli decisamente più contenuti rispetto al recente passato, mentre il Paese continua a essere la terza economia dell’Unione europea e una delle principali economie mondiali.
Meloni parte dalla stabilità
Anche il mercato del lavoro ha registrato un andamento significativo, con il tasso di disoccupazione sceso su livelli particolarmente bassi rispetto agli standard storici italiani. Insomma, roba di non poco conto. Naturalmente, sarebbe un errore pensare che questi numeri possano rappresentare, da soli, la fotografia definitiva dell’Italia.
Un Paese non si misura soltanto attraverso lo spread, il PIL o il tasso di disoccupazione. Ci sono famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, salari che restano insufficienti, una sanità che in molte aree presenta criticità, una questione demografica sempre più evidente e un sistema burocratico che continua a rappresentare un ostacolo per cittadini e imprese. Di cose da fare, dunque, ce ne sono ancora moltissime.
Ma, il governo Meloni, al contrario di molti altri esecutivi precedenti, ha garantito una continuità politica. E questa stabilità, in un momento storico come questo e in un Paese che per anni ha conosciuto governi tecnici, maggioranze variabili, checchè se ne dica rappresenta un elemento politico importante.
Il centrosinistra proverà a mettere in discussione il bilancio del governo Meloni, sostenendo che la stabilità non sia sufficiente e che dietro i numeri macroeconomici resti un’Italia con molti problemi irrisolti. Una critica legittima, per carità, ma che pone una domanda: qual è l’alternativa che offre? Perché il centrosinistra appare ancora diviso se non in tutto, quasi, persino sulla leadership.

Le primarie del Pd del 2023, con l’elezione di Elly Schlein dopo il risultato opposto tra gli iscritti, hanno riaperto il dibattito sulle regole e sulla possibilità che una platea più ampia degli iscritti possa modificare gli equilibri interni di un partito. Mettere insieme forze diverse per vincere le elezioni è una cosa; governare insieme è un’altra. Servono una visione comune e risposte condivise su economia, lavoro, sanità, sicurezza, politica estera ed Europa.
Altrimenti, com’è già accaduto nel recente passato, una maggioranza nata per sconfiggere l’avversario, una volta al governo, si scopre incapace di trovare una sintesi, finisce per affidarsi nuovamente a “soccorsi tecnici”, ed il Partito Democratico con questo escamotage ha governato per ben 10 anni. In soldoni, l’anti-Meloni può essere un collante elettorale, ma non può diventare un programma di governo. Perché vincere contro qualcuno è una strategia elettorale. Sapere per cosa si vuole vincere è politica.


















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