Area Urbana
«Diritti negati»
Cosenza, cancellati i “diritti” alla figlia di 10 anni gravemente malata «dietro ad un verbale c’è una persona»
La bambina convive da anni con l’artrite idiopatica giovanile. Già nel 2021 un giudice aveva restituito le tutele per la disabilità grave. Oggi la nuova revisione dell’Inps che nega i benefici dell’articolo 3, comma 3 e riapre l’odissea burocratica. Il papà: «Non chiediamo privilegi ma che sia riconosciuto il bisogno di nostra figlia»

COSENZA – Una famiglia a Cosenza torna a battersi per vedere riconosciuti i diritti della propria figlia, dopo che una nuova revisione della situazione di handicap le ha fatto perdere, ancora una volta, i benefici previsti dalla Legge 104, articolo 3, comma 3.
La storia: una malattia cronica dall’infanzia
La ragazzina, che oggi ha 10 anni, convive con l’artrite idiopatica giovanile fin da quando aveva appena 18 mesi. Una condizione cronica che l’accompagna da quasi tutta la vita e che richiede un percorso terapeutico costante e impegnativo, tra cui l’assunzione di un farmaco biologico e di metotrexate, oltre a visite e controlli medici periodici.
A questo si aggiungono stati d’ansia e altre problematiche di salute che la giovane continua ad affrontare quotidianamente. Per la famiglia, il riconoscimento del comma 3 non è un privilegio, ma lo strumento che permette ai genitori di prendersi cura della figlia nel modo di cui ha realmente bisogno.

La domanda che ha ferito il padre “A cosa vi serve il comma 3?”
Durante la recente visita di revisione, secondo quanto raccontato dal padre, un medico avrebbe chiesto: «A cosa vi serve l’articolo 3, comma 3?». Una domanda che il genitore avrebbe voluto rispedire al mittente con una richiesta semplice: quella di guardare davvero la situazione della figlia, le terapie che segue, le difficoltà quotidiane che la famiglia affronta.
«Quello che più ci ha fatto male – racconta il padre – non è soltanto la decisione. È stata anche quella domanda: “A cosa vi serve il comma 3?”. Io avrei voluto rispondere: guardi mia figlia, conosca la sua situazione, guardi le terapie che fa e le difficoltà che affronta. Poi mi dica a cosa serve». E aggiunge: «Io non voglio niente che non spetti a mia figlia. Voglio soltanto che venga valutata per quello che realmente vive ogni giorno e che venga riconosciuto ciò di cui ha bisogno».

Il precedente del 2021
Non si tratta di un episodio isolato. Già nel 2021 l’INPS aveva declassato la posizione della ragazza dal comma 3 al comma 1, facendole perdere i relativi benefici. In quell’occasione la famiglia non si era arresa: con l’assistenza del proprio avvocato di fiducia aveva intrapreso un percorso giudiziario conclusosi con un decreto di omologa del Tribunale, che aveva restituito i benefici richiesti.
Oggi, dopo quella prima battaglia vinta, i genitori si ritrovano davanti alla stessa situazione e si interrogano su come sia possibile che una condizione già accertata in sede giudiziaria venga nuovamente ridimensionata da una nuova revisione. «Se per ottenere questo dobbiamo nuovamente rivolgerci alla giustizia, lo faremo. Ma da padre mi chiedo: perché una famiglia deve arrivare a tanto per essere ascoltata?», si domanda il papà, pronto a far valere nuovamente le proprie ragioni nelle sedi competenti.
Cosa prevede la Legge 104, articolo 3, comma 3
Il riconoscimento della Legge 104, articolo 3, comma 3, definisce lo stato di handicap grave e garantisce tutele fondamentali per la persona disabile e le loro famiglie. Sul fronte economico e fiscale, la misura concede importanti agevolazioni sull’IVA oltre alla deducibilità delle spese mediche di assistenza e al taglio delle imposte sui sussidi tecnici e informatici.
Completano il quadro dei benefici il diritto prioritario all’insegnante di sostegno a scuola, il rilascio del pass parcheggio per ZTL e stalli dedicati, e l’accesso ad agevolazioni previdenziali come la maggiorazione contributiva e l’anticipo pensionistico per chi assiste un familiare convivente. Si tratta, nel complesso, di un insieme di tutele pensate per sostenere le famiglie che convivono ogni giorno con una disabilità grave, sul piano lavorativo, economico e assistenziale.

«Dietro ad un verbale c’è una persona»
Per i genitori della ragazza, dietro un verbale di revisione non dovrebbe esserci soltanto una percentuale, una voce da compilare o una casella da spuntare. Ci sono una persona, la sua storia, le sue difficoltà quotidiane e una famiglia che ogni giorno cerca di affrontarle nel modo migliore possibile. «A cosa serve il comma 3?», si chiede ancora il padre. La risposta, per lui, non ha bisogno di spiegazioni complicate: «Serve per mia figlia. Mi serve per poter essere genitori fino in fondo, soprattutto nei momenti in cui lei ha più bisogno».



















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