Ionio
la scoperta
Borsoni pieni di telefoni e coltelli: scoperta shock nel carcere di Rossano
La scoperta è avvenuta nel reparto di alta sicurezza del carcere di Rossano, dove la Polizia penitenziaria ha recuperato alcuni borsoni nascosti in un vano ascensore

CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Un vero e proprio arsenale e centro di comunicazione clandestino è stato scoperto all’interno del carcere di Rossano nel corso di un’articolata operazione di controllo condotta dalla Polizia Penitenziaria. L’ispezione, concentrata all’interno della sezione “Secondo Alta Sicurezza”, ha portato al rinvenimento di un deposito nascosto all’interno del vano di un ascensore.
Sequestrati nel carcere di Rossano almeno 40 cellulari
All’interno del covo gli agenti hanno sequestrato circa 50 oggetti non consentiti: almeno 40 telefoni cellulari, cavi di ricarica, cacciaviti e diverse armi bianche (coltelli e oggetti atti ad offendere). L’intero materiale è stato posto sotto sequestro ed è ora a disposizione della competente Autorità Giudiziaria. A dare notizia del gravissimo episodio è il Segretario Locale dell’AL.Si.P.Pe. (Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria), il Dott. Giuliano Gasparro, che ha sottolineato come il blitz dimostri il tentativo costante delle consorterie mafiose di mantenere la catena di comando verso l’esterno.

AL.Si.P.Pe.: «I cellulari nell’alta sicurezza servono alle mafie per Comandare»
Sulla vicenda è intervenuto con fermezza il Segretario Regionale dell’AL.Si.P.Pe., Dott. Roger Durante, evidenziando la gravità penale del ritrovamento e il rischio per la sicurezza collettiva: «Ci troviamo di fronte a una flagrante violazione dell’Art. 391-ter del Codice Penale, norma introdotta per punire l’ingresso indebito di dispositivi di comunicazione nelle carceri, unita alle violazioni sulla detenzione di armi (Legge 110/1975). L’ingresso di oltre 40 cellulari in un circuito di Alta Sicurezza non serve ai detenuti per salutare i familiari, ma viene usato dalla criminalità organizzata per gestire lo spaccio, regolare conti in sospeso e impartire direttive operative all’esterno. Questo blitz sventa un potenziale pericolo per la società civile».
Carenza di organico e confronto con Vibo Valentia
L’operazione mette a nudo anche la difficile situazione gestionale in cui versa l’istituto penitenziario rossanese. Nonostante l’elevata pericolosità della struttura – che ospita sezioni di Alta Sicurezza 3 (associazione mafiosa ex art. 416-bis c.p.) e Alta Sicurezza 2 (terrorismo internazionale) – il personale della Polizia Penitenziaria si trova ad operare in condizioni di severo sottodimensionamento.
Il sindacato mette in luce una forte sperequazione rispetto ad altri istituti della regione: a parità di struttura architettonica, il carcere di Vibo Valentia dispone di circa 80 agenti in più in organico, pur gestendo un numero inferiore di reclusi e appartenenti al circuito dei detenuti “comuni”. «Il personale di Rossano continua a rappresentare il baluardo dello Stato in condizioni difficilissime– concludono i dirigenti AL.Si.P.Pe. Durante e Gasparro –. Garantire la sicurezza interna significa tutelare la vita degli agenti e di tutti gli operatori civili. Chiediamo che le istituzioni e il Governo intervengano immediatamente sulla pianta organica».

Il Sappe “schermare gli istituti”
Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Ciccone, segretario nazionale hanno spiegato che “è plausibile immaginare che i telefoni potessero servire per concederne l‘uso o la cessione onerosa ad altri reclusi. È importante comprendere queste dinamiche, ma è altrettanto importante intensificare l’opera di prevenzione della Polizia penitenziaria, aumentando mezzi e risorse“.
“Per una più efficace prevenzione – proseguono i due sindacalisti – sarebbe opportuno schermare gli istituti, in modo da rendere inefficace l’uso dei telefoni. Solo così si potrebbe fermare definitivamente l’ingresso illegale dei telefoni cellulari in carcere, cosa che, peraltro, costituisce reato. Un reato la cui introduzione nel codice penale, avvenuta nel 2020, non ha però sortito l’effetto deterrente sperato“.



















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