Ionio
LO SPETTACOLO
Paolo Ruffini debutta a Co-Ro: applausi infiniti e standing ovation per “Din Don Down”, trionfo d’amore e inclusione
Un successo da record ieri sera per lo show sulla diversità e sull’inclusione realizzato con gli attori della compagnia Mayor Von Frinzius: oltre cinque minuti di standing ovation e un abbraccio caloroso che ha commosso lo stesso artista sul finale

CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Un’esplosione di energia, risate intelligenti e una profonda riflessione sulla bellezza dell’imperfezione e sulla fragilità come unicità. Ieri sera un debutto calabrese da incorniciare, all’anfiteatro Maria De Rosis di Corigliano Rossano, per “Din Don Down – Alla ricerca di D(Io)”, lo spettacolo dei record ideato e interpretato da Paolo Ruffini insieme agli straordinari attori della compagnia Mayor Von Frinzius e alla pianista Claudia Campolongo che dal 2024 sta attraversando l’Italia con un messaggio semplice quanto rivoluzionario. Le due tappe calabresi (stasera a Roccella, nel reggino) sono organizzate da L’Altro Teatro.
Uno spettacolo che mette al centro ironia, leggerezza ma anche una profonda riflessione sociale trasformando il teatro in un grande spazio di condivisione e abbattimento dei pregiudizi. Con “Din Don Down” non esistono filtri, non esiste il politicamente corretto, non esistono pregiudizi e barriere. Un momento da dedicare sé stessi non solo per ridere e staccare la spina ma anche per riflettere e commuoversi.

Paolo Ruffini fa divertire e commuovere con “Din Don Down”
Paolo Ruffini l’aveva anticipato ad inizio spettacolo: «Non vi aspettate solo di divertirvi: stasera ci si diverte, sì, ma ci si commuove anche, molto. Da parte nostra vogliamo accendere una piccola luce in questo mondo che è troppo scuro, a volte, e che porta, a chi è più sensibile, a sentire un groppo in gola». Presupposti non solo rispettati ma ampiamente superati.
“Din Don Down” fa davvero ridere, in maniera semplice e genuina, tra gag preparate e tante improvvisazione, quella che a volte lascia senza parole anche lo stesso Ruffini. Lo spettacolo affronta senza filtri, né ipocrisie il tema della disabilità, trasformandola in una chiave di lettura universale sulla vita, la felicità e le relazioni umane. Battute fulminanti, momenti non scritti, scene dal forte impatto emotivo, e tra una risata e l’altra, c’è spazio anche per commuoversi.
Per cosa? Per quei temi tanto semplici quanto difficili oggi da affrontare: cos’è la normalità? Quanto si gode oggi se le cose vanno male agli altri? Quanto conta la fantasia? Ruffini, con i suoi monologhi, non le manda a dire, va diretto al cuore delle cose ( e delle persone) e colpisce nel profondo di tutti noi che oggi siamo costantemente sottoposti al giudizio degli altri, nella vita di tutti i giorni e sui social, che ci mostriamo in maniera diversa in base a chi abbiamo di fronte, che ci arrovelliamo continuamente il cervello su cosa possa succedere domani, secondo quello che pensiamo e facciamo, che ci preoccupiamo di quanto sia normale o meno quella cosa o quella persona.

Il parroco Ruffini distrugge tutto questo. Metto un punto e va a capo. Mette in discussione tutte quelle categorie e quelle etichette che la società costruisce e nelle quali noi rimaniamo impantanati, quelle sottili barriere che spesso vediamo ma abbiamo paura a superare. Quelle che separano l’io e l’altro ogni qual volta si parla di “diverso”, di “chi inciampa”, di “chi ha paura”, di “chi ama”.
L’invito a “Non avere paura”
Tanti i passaggi che meriterebbero essere citati, tra tutti certamente l’invito a non godere delle disavventure e degli inciampi degli altri perché tutti possiamo cadere ma questo non significa essere deboli, ma fragili e la fragilità non è né un errore, né qualcosa da nascondere. “Solo chi striscia non inciampa mai” ci ricorda Ruffini. E poi l’invito a vivere il qui ed ora, proprio come fanno i bambini, come “se ogni momento fosse un regalo percependo ogni istante di serenità perché se la pettiniamo bene diventa felicità”.
E poi ispirandosi alla Bibbia, “Din Don Down” ci invita a “Non avere paura”, un concetto che nel libro sacro dei cristiani viene ripetuto ben 365 volte. Un invito a vivere in maniera genuina, a non avere timore per quello che si è a che si fa, del pregiudizio, dell’altro e delle differenze. “Noi non sappiamo chi siamo, chi diventeremo e allora l’altro come fa a giudicarci, il giudizio esterno, soprattutto tra i giovani ed i più fragili, condiziona, ci sono dei ragazzi che che a causa del giudizio altrui perdono il sorriso, il buonumore, le giornate ed in alcuni casi la vita”.

Ruffini e la Compagnia Mayor von Frinzius affrontano la quotidianità ed il sacro con ironia, delicatezza e quel tocco di irriverenza che rende tutto più leggero ma tremendamente vero, che spezza la normalità, le regole ed i preconcetti e ci conduce con mano verso l’essenza delle cose.
Finale con brividi: standing ovation e commozione
Il pubblico di Corigliano Rossano ha apprezzato ogni istante dello spettacolo con calore e affetto, applausi e risate fino al culmine della serata, momento in cui si è alzato in piedi compatto, per una standing ovation totale accompagnata da uno scrosciare di applausi lungo cinque minuti. Un’onda d’affetto travolgente che ha sorpreso e toccato nel profondo lo stesso Paolo Ruffini che di fronte a tanta empatia e partecipazione non è riuscito a trattenere le lacrime, lasciandosi andare a un momento di autentica commozione insieme al cast.
“Grazie di cuore, grazie di questa grandissima emozione – ha detto l’attore livornese salutando il pubblico calabrese – grazie per averci aperto il vostro cuore, grazie della vostra sensibilità. È bello, ogni tanto ci si commuove, io non so se per voi è successo quello che avevo detto all’inizio, per noi ogni volta ci cambia qualcosa e ogni volta riusciamo ad immaginarci il mondo un po’ più illuminato, e grazie per averlo sognato con noi”.




















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