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Cosenza, esplode la protesta delle associazioni del 118 «Costi insostenibili, si intervenga o il soccorso rischia il collasso»

Area Urbana

LA PROTESTA

Cosenza, esplode la protesta delle associazioni del 118 «Costi insostenibili, si intervenga o il soccorso rischia il collasso»

Le associazioni del 118 in protesta davanti la sede dell’Asp di Cosenza denunciano rimborsi all’80%, tratte fino a 60 chilometri per un codice rosso e costi del carburante alle stelle «Spendiamo fino a 8.000 euro al mese di tasca nostra per salvare vite»

Marco Belmonte

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Asp Cosenza proteste ambulanza volontari 118 Cosenza

COSENZA – Mattinata di mobilitazione a Cosenza, dove decine di ambulanze delle associazioni del 118 di di volontariato, si sono radunate in presidio davanti alla sede dell’Asp di Cosenza. Al centro della protesta ci sono le condizioni economiche definite insostenibili per il servizio d’emergenza 118 e presenti nella convezione stipulata due anni fa, aggravata – secondo i volontari – da modifiche unilaterali e mai autorizzate introdotte successivamente da Azienda Zero che dal 1 ottobre gestirà il servizio di 118. La minaccia delle associazioni è chiara: se entro 45 giorni non si giungerà a una revisione degli accordi, il servizio di supporto Suem verrà interrotto.

Le associazioni del 118 “Costi insostenibili e rimborsi parziali: è insostenibile”

A far traboccare il vaso è una sostenibilità finanziaria oramai arrivata al punto di rottura. Le associazioni denunciano come le spese vive per garantire la presenza costante sul territorio vadano costantemente in perdita. Il nodo centrale riguarda i rimborsi: viene coperto solo l’80% dei costi sostenuti, lasciando il restante 20% interamente a carico delle realtà di volontariato.

Questa disparità si traduce in un esborso extra che oscilla tra i 5.000 e gli 8.000 euro al mese per singola associazione (oltre 10.000 euro all’anno solo per le spese di carburante). Con il costo del gasolio arrivato a 2,40 € al litro e percorsi giornalieri compresi tra i 500 e i 600 chilometri a mezzo. «Mantenere i mezzi operativi e garantire il supporto per le emergenze sta diventando un’impresa impossibile».

Interventi a 70 km di distanza e ritardi: i rischi per la salute dei cittadini

Oltre al peso economico, le associazioni mettono a nudo i gravi limiti logistici e organizzativi dell’attuale sistema di emergenza-urgenza. Senza la definizione di confini territoriali precisi, i mezzi di soccorso vengono inviati a coprire chiamate di soccorso fino a 70-80 chilometri di distanza da Cosenza, spesso gestendo anche codici rossi e impiegando anche più di un’ora per giungere sul luogo dell’evento.

«Il cittadino che si trova, per esempio, a San Lucido, non sa che l’ambulanza sta arrivando da Cosenza e ci mette tre quarti d’ora o un’ora per arrivare. Poi inevitabilmente ci sono le proteste delle persone che finiscono per scagliarsi contro gli operatori a bordo, ma noi siamo solo vittime di una disorganizzazione generale», spiegano i volontari presenti al presidio. Oltre ai costi i ritardi nei soccorsi non sono dunque addebitabili all’efficienza dei soccorritori, sempre in prima linea e fondamentali per coprire un territorio vastissimo come quello della provincia di Cosenza, ma a un modello operativo privo di coordinamento e di presidi periferici adeguati.

Ultimatum di 45 giorni all’Asp: “Pronti a recedere dalla convenzione e fermarci”

Dopo aver inviato numerose PEC e solleciti rimasti totalmente privi di risposta, i rappresentanti delle associazioni hanno deciso di alzare la voce e lanciare un segnale d’allarme formale. La vertenza non riguarda solo la provincia di Cosenza, dove è concentrato il maggior numero di ambulanze delle associazioni, ma coinvolge le realtà di soccorso dell’intera regione, con delegazioni giunte anche da Lamezia Terme, Catanzaro e Reggio Calabria.

Le organizzazioni hanno annunciato che intenderanno rispettare i termini di legge dando 45 giorni di preavviso: trascorsi i quali, in assenza di modifiche sostanziali alla convenzione e di una riorganizzazione complessiva del servizio di emergenza-urgenza su scala regionale, recederanno in massa dagli accordi, bloccando di fatto le ambulanze in tutta la Calabria e un servizio vitale per i cittadini.

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