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Invecchiamento, scoperte 12 “spie”: la ricerca accelera sui trattamenti anti-age
Individuati nei topi 12 indicatori biologici che potrebbero permettere di capire più rapidamente se una terapia riesce a rallentare l’invecchiamento

ROMA – Sono 12 le spie dell’invecchiamento che potrebbero mettere il turbo allo sviluppo di nuovi trattamenti anti-age. Si tratta di molecole presenti nel sangue o in altri tessuti, recettori cellulari e alcuni dei globuli bianchi che costituiscono le difese immunitarie: test basati su questi indicatori, individuati nei topi, permetterebbero di capire molto più rapidamente se una determinata terapia sta effettivamente funzionando nel rallentare l’avanzata dell’età biologica.
È quanto indica lo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Science e guidato dall’Università del Michigan. Questi possibili marcatori, però, non sono ancora pronti per l’uso clinico e dovranno essere validati in altre specie di mammiferi prima di passare ai test sull’uomo.

12 spie contro l’invecchiamento: l’mTorc1
Uno dei maggiori ostacoli nella ricerca dedicata all’invecchiamento sta nel fatto di dover attendere anni, o addirittura decenni, per poter verificare se un determinato intervento risulta efficace. Come possibile soluzione, i ricercatori coordinati da Richard Miller hanno identificato dei segnali biologici chiamati ‘indicatori del tasso di invecchiamento’ o Ari (dall’inglese ‘aging rate indicators’).

Mentre i test comuni usati per stimare l’età biologica misurano il livello di invecchiamento già accumulato, e richiedono dunque di essere eseguiti almeno due volte a distanza di tempo per rilevare eventuali cambiamenti, gli Ari prevedono una sola misurazione, perché riescono a mostrare se un determinato trattamento ha portato l’organismo in uno stato di invecchiamento lento.
Tra le 12 spie individuate figurano l’attività di mTorc1, che è il principale sensore cellulare di nutrienti, energia e stress, i livelli di irisina, un ormone prodotto dai muscoli durante l’attività fisica, e l’equilibrio tra macrofagi pro-infiammatori e antinfiammatori nel tessuto adiposo. Gli autori della ricerca stimano che gli Ari potrebbero rendere gli studi sui topi fino a quattro volte più veloci, e ridurre i costi a circa un ventesimo di quelli attuali.
















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