Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

A Rende 800 anni dopo Francesco: la famiglia francescana calabrese riscopre il Vangelo del “qui e oggi”

Area Urbana

A Rende 800 anni dopo Francesco: la famiglia francescana calabrese riscopre il Vangelo del “qui e oggi”

Al Convento Sant’Antonio di Commenda una giornata di fraternità, preghiera e riflessione nel segno dell’VIII Centenario del Transito del Poverello d’Assisi. Monsignor Calogero Peri ha guidato i partecipanti dentro i passaggi decisivi della vita di Francesco: dalla conversione all’incontro con i lebbrosi, dalla fraternità alla cura del creato, fino all’accoglienza della Parola di Dio

Pubblicato

il

giornata francescana rende - 800 anni Francesco 01

RENDE – Ottocento anni dopo la morte di San Francesco, la sua esperienza continua a porre domande al presente. È questo il filo conduttore che ha accompagnato il raduno della famiglia francescana calabrese, ospitato sabato al Convento Sant’Antonio di Commenda di Rende nell’ambito delle celebrazioni per l’VIII Centenario del Transito del Poverello d’Assisi. Frati, religiose e laici provenienti dalle diverse realtà francescane della Calabria si sono ritrovati per una giornata dedicata alla fraternità, alla preghiera e all’approfondimento.

Una famiglia riunita nel segno di Francesco

Ad aprire l’incontro è stata Franca Caruso, ministra regionale dell’Ordine Francescano Secolare, che ha portato il saluto dei ministri provinciali del Primo Ordine, delle diverse componenti francescane e della GiFra Calabria, ricordando anche la comunione di preghiera delle sorelle Clarisse. «Benvenuti a questa giornata di fraternità», ha esordito, indicando nell’appuntamento un segno concreto della comunione tra «un’unica grande famiglia, la famiglia francescana». Un ringraziamento è stato rivolto anche a quanti hanno scelto di mettere a disposizione degli altri una giornata sottratta agli impegni quotidiani.

giornata francescana rende - 800 anni Francesco 04

Nel suo intervento, Caruso ha sottolineato il significato dei Centenari francescani, non come semplice ricorrenza storica ma come occasione per riscoprire il carisma evangelico: «non si tratta solo di una commemorazione storica, quanto piuttosto di una possibilità preziosa di fare memoria viva e provocante del carisma evangelico che lo Spirito ha suscitato nella Chiesa attraverso il nostro padre San Francesco».

Presentando quindi il vescovo di Caltagirone, monsignor Calogero Peri, OFMCap, ne ha evidenziato la delicatezza, l’umiltà e la capacità di custodire la propria identità francescana anche nel ministero episcopale. Da qui la domanda rivolta all’assemblea: «Alla fine della nostra vita, sapete cosa resta? Quello che noi abbiamo saputo donare ai fratelli come carità, come capacità di essere attenti alla persona e vedere in loro veramente un volto di Cristo».

L’augurio per il Centenario è stato infine quello di vivere Francesco come «un cammino d’amore dove ogni cosa, persino la fragilità, diventa lode», imparando a vivere il Vangelo «qui e oggi».

giornata francescana rende - 800 anni Francesco 02

La Pasqua di Francesco e il coraggio delle relazioni

La relazione di monsignor Peri ha spostato l’attenzione dalla semplice memoria del Santo alla necessità di comprenderne il modo di vivere il Vangelo. Non basta, nella prospettiva proposta dal vescovo, «guardare quello che ha fatto Francesco»: occorre interrogarsi su come abbia compiuto quel cammino, attraverso generosità, semplicità, delicatezza e linearità evangelica. Da qui anche il richiamo alla domanda di fra Masseo: «Perché a te, perché a te, perché a te?». Un interrogativo che, a distanza di otto secoli, continua ad accompagnare la figura del Poverello.

Peri ha quindi individuato due chiavi di lettura: la Pasqua e le relazioni. La Pasqua intesa come “passaggio” permette di rileggere le trasformazioni dell’intera esistenza francescana. «La Pasqua di Francesco è il riassunto di una moltitudine di passaggi che lui ha fatto nella vita». Dall’io a Dio, dalla legge al Vangelo, dalla colpa alla grazia, dalla paura alla confidenza, dalla povertà della ricchezza alla ricchezza della povertà, fino dalla constatazione alla lode. «Francesco vive a partire dalla Pasqua, non in vista della Pasqua», ha spiegato il vescovo, sottolineando anche che «La vita spirituale non la puoi acquistare, non la puoi conquistare, non la puoi esibire. La vita spirituale ti viene in dono».

Particolarmente significativo il riferimento all’incontro con i lebbrosi: «non è una storia di guarigione. O meglio, è una storia di guarigione, però al contrario». Attraverso le parole del Testamento, «Il Signore stesso mi condusse tra loro», Peri ha evidenziato come Francesco non attribuisca a se stesso il merito della trasformazione. È il suo incontro con il lebbroso a cambiare il suo sguardo. Anche ciò che prima era amaro assume un significato diverso: non necessariamente cambia la realtà esterna, ma cambia l’uomo che la vive.

La stessa dinamica ritorna a San Damiano, davanti a una Chiesa ferita. «Dio non ha paura delle nostre ferite, dei nostri limiti», ha affermato il vescovo, spiegando che Francesco non sceglie di contrapporsi alla Chiesa, ma di sostenerla. «Francesco non dà una spallata alla Chiesa, ma offre una spalla alla Chiesa». Il percorso del Santo diventa così anche una riflessione sulla disponibilità a lasciarsi trasformare: «Dio ci orienta disorientandoci».

La relazione ha poi affrontato la povertà, la spogliazione davanti al vescovo di Assisi e il significato dello “spirito” delle cose, prima di tornare al tema delle relazioni. Peri ha indicato quattro dimensioni fondamentali: il rapporto con Dio, con gli altri, con il mondo e con se stessi. «Francesco ci mostra che per cambiare gli altri devi cambiare te stesso». E dalla relazione con Dio deriva quella con il prossimo: «Siamo veramente fratelli perché siamo veramente figli».

La fraternità è stata quindi collegata alla diversità dei doni presenti nella comunità, mentre il rapporto con il creato è stato proposto come responsabilità concreta, a partire dai gesti quotidiani. Anche il Cantico delle Creature è stato riletto alla luce della sofferenza di Francesco: proprio quando il corpo è ferito e la luce diventa difficile da sopportare, nasce una lode capace di guardare alla realtà con occhi nuovi.

giornata francescana rende - 800 anni Francesco 03

La Parola da accogliere e custodire

Il percorso è proseguito nella celebrazione eucaristica, durante la quale monsignor Peri ha ripreso, nell’omelia, il tema della Parola di Dio attraverso la parabola del seminatore. I quattro terreni – la strada, le pietre, i rovi e la terra buona – sono stati riletti mettendo in evidenza non soltanto la capacità dell’uomo di accogliere il seme, ma anche la generosità del Seminatore. «Il nostro Dio è sprecone in questo senso. Ama senza misura, perdona senza condizioni, semina dappertutto». Da qui l’invito: «Lasciamo a Dio di fare Dio».

La Parola, ha spiegato il vescovo, non deve essere ridotta a un programma morale o a un elenco di impegni. Prima ancora di diventare un compito, è un dono che chiede di essere accolto e custodito. «Il nostro compito è accogliere la Parola di Dio e permettere alla Parola di Dio di operare ciò per cui Dio l’ha mandata nella mia vita». Due, dunque, i verbi indicati: accogliere e custodire. Un principio richiamato anche attraverso l’episodio evangelico di Pietro, che dopo una notte infruttuosa torna in mare affidandosi alla parola di Gesù: «Sulla tua parola getterò le reti». E ancora attraverso Maria, capace di conservare e meditare nel cuore ciò che accade.

«La Parola di Dio non è un programma di vita dell’uomo e non è un programma di vita che Dio comunica all’uomo. La Parola di Dio è un’opera, un’azione che Dio fa nella mia vita attraverso la sua Parola», ha ribadito Peri. Da qui la proposta concreta di custodire ogni giorno almeno una Parola di Dio: una al giorno, 365 in un anno, 3.650 in dieci anni. Una vera e propria «montagna» di Parola, destinata a diventare visibile nella vita.

Nell’immagine conclusiva dell’omelia, la Parola è stata paragonata alla pioggia: può scendere, ma se trova un tetto, delle tegole o un ombrello non riesce a penetrare nel terreno. Allo stesso modo, può essere ascoltata senza essere realmente accolta. «Evitiamo che la Parola di Dio scivoli nella nostra vita e non venga accolta e custodita». E il messaggio finale ha ricondotto l’intera giornata al tema centrale dell’incontro: «L’unica possibilità di cambiare la nostra vita non è quello che facciamo o possiamo fare noi, ma quello che ha fatto, fa e vuole fare Dio per me e per te».

Pubblicità
Pubblicità .
Clever - Top Button

Categorie

Social