Area Urbana
L'INTERVISTA
UrbanAI, l’ITI Monaco di Cosenza e “l’orecchio digitale” che avvisa le persone con difficoltà uditive
L’app sviluppata dagli studenti dell’ITI “A. Monaco” di Cosenza ha vinto il Premio sull’Innovazione Digitale 2025-2026 nella categoria dedicata all’inclusione e all’accessibilità nell’era digitale. L’intelligenza artificiale riconosce i suoni di possibile pericolo e li trasforma in segnali utili alle persone sorde o con difficoltà uditive

COSENZA – UrbanAI è un’applicazione capace di “ascoltare” la città e trasformare i suoni in informazioni accessibili a chi non può percepirli; il progetto dell’Istituto Tecnico Industriale “A. Monaco” di Cosenza ha conquistato il primo posto al Premio sull’Innovazione Digitale 2025-2026, nella categoria dedicata all’inclusione e all’accessibilità nell’era digitale, competizione promossa da Anitec-Assinform insieme al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
UrbanAI dell’ITI “A. Monaco”: un’app per sentire ciò che non si può sentire
Il progetto è stato raccontato ai microfoni di Rlb, durante la trasmissione Fatti Vivi, con la partecipazione della dirigente scolastica Fiorangela D’Ippolito, dei docenti Barbara Nardi, Daniele Rogano e Francesco Rende e degli studenti Mario e Federica, tra i protagonisti dell’intuizione alla base dell’applicazione quando frequentavano il primo anno.
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Ad aprire l’intervento è stato il professor Francesco Rende, che ha illustrato il lavoro svolto insieme ai colleghi e agli studenti, prima di passare la parola alla dirigente scolastica, D’Ippolito, che ha sottolineato l’impegno dell’istituto nell’inserimento dell’intelligenza artificiale nella didattica: «grazie per averci ospitato in questo spazio, per rappresentare quello che fa la nostra scuola e il nostro impegno, soprattutto per quanto riguarda l’intelligenza artificiale. Oggi riteniamo importante inserirla nella didattica e noi siamo all’avanguardia già da qualche tempo. Siamo andati veramente avanti con la realizzazione di progetti utili per far capire quanto di positivo ci può essere da parte dell’intelligenza artificiale nella vita, nella scuola e promuovendo soprattutto il senso critico».

UrbanAI è nata da un percorso che ha coinvolto direttamente gli studenti nella ricerca di idee innovative: «questa di Urban AI ci era sembrata un’idea vincente, come alla fine si è dimostrata», ha spiegato la professoressa Barbara Nardi. Il cuore del progetto è l’inclusione.
UrbanAI utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per classificare i suoni dell’ambiente urbano e riconoscere quelli che possono indicare una situazione di pericolo. Sirene di ambulanze e mezzi di soccorso, ma anche altri segnali acustici, possono essere individuati dall’applicazione e trasformati in un avviso percepibile dall’utente, anche attraverso una vibrazione.
«I ragazzi hanno pensato questa applicazione a supporto delle persone disabili, in particolare delle persone non udenti o con difficoltà uditive. Il loro pensiero è stato questo, me l’hanno spiegato molto semplicemente quando hanno presentato la loro idea dicendo muoversi in città per noi è difficile, per le persone che non possono sentire i suoni intorno a loro probabilmente lo è molto di più».
Da questa considerazione è arrivata la soluzione tecnologica: «Quindi hanno pensato questa applicazione in cui l’intelligenza artificiale aiuta le persone non udenti a riconoscere i suoni pericolosi che gli stanno intorno, la sirena di un’ambulanza, spari di una pistola, quindi qualcosa che può allertarli prima ancora che loro possano trovarsi in difficoltà».

Un progetto nato come attività scolastica e poi cresciuto fino a diventare una soluzione concreta. Per il prof. Nardi, proprio in un momento nel quale si discutono anche i rischi legati all’intelligenza artificiale, è importante mostrare le possibilità positive offerte dalla tecnologia: «Inizialmente è nato come un progetto scolastico, però quando ci è stata prospettata l’opportunità di farlo diventare qualcosa di più, abbiamo colto la palla al balzo perché in un momento storico in cui si parla dei tanti rischi dell’intelligenza artificiale, forse dobbiamo far emergere anche quello che l’intelligenza artificiale può fare di buono, di positivo».
L’idea di un “orecchio digitale”
A raccontare come è nata l’idea sono stati gli stessi Mario e Federica. L’osservazione è partita dalle difficoltà nel percepire i mezzi di soccorso durante gli spostamenti in città: «Quest’idea è nata soprattutto perché girando in città, vediamo ambulanze oppure mezzi di soccorso che non riusciamo a percepire bene. Quindi ci siamo chiesti “le persone che sono sorde, come fanno?”. E da qui è nata quest’idea».
La fase successiva ha coinvolto anche gli studenti delle classi quarte e quinte, impegnati nella realizzazione concreta dell’applicazione. Il professor Daniele Rogano ha descritto il passaggio dall’intuizione alla tecnologia: «sulla base di queste informazioni i ragazzi hanno avuto questa intuizione, che è stata geniale. Successivamente abbiamo utilizzato uno strumento di alto livello, abbiamo fatto capire che effettivamente era possibile declinare questa applicazione ad un’utilità pratica, soprattutto in supporto di persone con disabilità, siamo riusciti poi ad implementare l’applicazione vera e propria».
«Da parte dei ragazzi, la soddisfazione più grande è stata quella di installare questa applicazione sul proprio dispositivo e testarla proprio sul campo, quindi in mezzo alla strada, con un suono scelto tra i suoni campione. L’applicazione vibrava avvisando così l’utente. L’applicazione – conclude Rogano – è realizzata con un orecchio digitale al supporto di queste persone».

Dalla scuola all’evoluzione del progetto
UrbanAI rappresenta anche un’esperienza formativa particolare per Mario e Federica, che hanno affrontato il progetto quando erano ancora al primo anno. L’attività ha permesso loro di andare oltre l’apprendimento teorico e di applicare le conoscenze tecnologiche alla soluzione di un problema reale, mettendo al centro le esigenze di altre persone. Il lavoro della scuola ha unito quindi competenze informatiche, intelligenza artificiale e sensibilità sociale. L’applicazione è stata sviluppata, installata sui dispositivi e sottoposta a test per verificare la capacità di riconoscere i suoni selezionati e di avvisare l’utilizzatore attraverso la vibrazione.
Il riconoscimento ottenuto al Premio sull’Innovazione Digitale costituisce ora un punto di partenza per ulteriori sviluppi. L’obiettivo è infatti continuare a lavorare sull’applicazione per migliorarne le funzionalità e ampliarne le possibilità di utilizzo: «Noi speriamo che in futuro questa applicazione possa evolversi ancora di più».

















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