Area Urbana
Stangata e protesta
Carburanti, la stangata non si ferma: a Cosenza diesel a 2,40 euro. Confimprenditori «basta proroghe, pronti a scendere in piazza»
I prezzi dei carburanti continuano a salire, con il gasolio che a Cosenza e provincia in alcuni distributori ha oramai raggiunto i 2,40€ a litro. Confimprenditori annuncia la protesta e chiede un price cap a 1,90€. L’allarme delle associazioni: a rischio le PMI e le aree interne

COSENZA – L’ondata di rincari sulla rete carburanti non accenna a fermarsi e la pressione economica su famiglie e imprese ha raggiunto il livello di guardia. Gli ultimi rilevamenti dell’Osservatorio Prezzi del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) confermano un trend in costante salita: la media nazionale del self service ha toccato i 2,155 euro/litro per la benzina e i 2,335 euro/litro per il gasolio. Sulle arterie autostradali la situazione appare ancora più critica, con la verde che si attesta a 2,245 euro/litro e il diesel medio a 2,414 euro/litro.
Carburanti: Calabria maglia nera, a Cosenza la diesel sfiora i 2,40 €/l
La geografia dei prezzi mostra un’Italia spaccata, dove le aree periferiche e il Sud pagano il conto più amaro. La Calabria figura stabilmente tra le regioni più care d’Italia: se la media regionale fissa il gasolio a 2,355 €/l e la benzina a 2,178 €/l, nei distributori in città, a Rende, nell’area urbana e in diversi e nella provincia Cosentina si registrano picchi in cui il diesel ha praticamente toccato la soglia psicologica dei 2,40 euro al litro. Una vera e propria stangata per i cittadini.
“La situazione nella nostra Regione è particolarmente critica. La fiammata dei prezzi sta andando a pesare drasticamente sulle tasche di famiglie e autotrasportatori, in un territorio dove il trasporto su gomma e su ferro è vitale per la mobilità delle persone e per l’economia. La nostra grande preoccupazione, ancora una volta, si pone infatti sul Tpl calabrese e sulle aziende di trasporto. L’aumento del carburante ha provocato automaticamente un aumento dei costi che rischia di ripercuotersi anche sul prezzo dei biglietti, andando a sommarsi all’incremento delle spese per le forniture di luce e gas e per i beni di prima necessità.” denuncia la Faisa Confail.

Prezzi medi dei carburanti aggiornati al 21 settembre
Gasolio (Self): Bolzano (2,380 €/l), Friuli Venezia Giulia (2,365 €/l), Sicilia (2,359 €/l), Calabria (2,355 €/l), Valle D’Aosta (2,350 €/l)
Benzina (Self): Bolzano (2,192 €/l), Friuli Venezia Giulia (2,185 €/l), Calabria (2,178 €/l), Basilicata (2,172 €/l), Sicilia e Trento (2,166 €/l).
GPL (Servito): Valle D’Aosta (0,864 €/l), Bolzano (0,862 €/l), Sardegna (0,860 €/l), Liguria (0,852 €/l), Calabria (0,801 €/l).
Metano (Servito): Sicilia (2,017 €/kg), Trento (1,990 €/kg), Toscana (1,972 €/kg), Friuli Venezia Giulia (1,953 €/kg), Calabria (1,926 €/kg).
Confimprenditori: «Basta proroghe, la prossima settimana in piazza»
La reazione del mondo produttivo non si è fatta attendere. Stefano Ruvolo, Presidente di Confimprenditori (associazione che rappresenta circa 370 mila imprese), ha espresso forte irritazione di fronte all’inerzia delle istituzioni. «Siamo oggettivamente stanchi di queste continue e inutili proroghe che servono soltanto a prendere tempo. Il prezzo del petrolio sale, l’inflazione e i tassi corrono, e il Governo continua a rinviare le decisioni. Servono risposte strutturali, non misure a tempo».
Confimprenditori ha formale chiesto l’introduzione immediata di un price cap fissato a 1,90 euro/litro per la verde e 1,95 euro/litro per il diesel. La proposta riprende il modello dello “scontone Eni” del 2012, combinato con il taglio delle accise e il meccanismo dell’accisa mobile. Senza risposte da Palazzo Chigi, l’associazione ha annunciato che la prossima settimana scenderà in piazza per protestare contro il rischio di chiusura per migliaia di aziende.

Il “costo della distanza” sferza l’economia reale e le aree interne
A rafforzare l’allarme è la Confederazione Imprese Italia. Il Segretario Generale, Dott. Carlos A. Sorrentino, evidenzia come l’incremento delle spese di trasporto si stia traducendo in una tenaglia letale se incrociato con i dati ISTAT sui consumi (che mostrano una flessione dei volumi acquistati, in particolare nell’alimentare a -1%). «Per un artigiano, un agricoltore o un commerciante, la benzina non è uno sfizio ma un costo fisso di esercizio», spiega Sorrentino. «Se aumentano i costi di produzione e i consumi calano, i margini aziendali si azzerano. Nelle aree interne la distanza geografica rischia di trasformarsi definitivamente in distanza economica e svantaggio competitivo irrecoverabile».
Confederazione Imprese Italia richiama la politica ad agire prima che la crisi si trasformi in una vera e propria desertificazione commerciale: servono incentivi diretti al rinnovo dei mezzi aziendali, interventi mirati sull’efficienza energetica e tutele specifiche per i presidi economici dei piccoli comuni.

















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