Calabria
«DIFFIDE IGNORATE»
L’appello di una mamma «mia figlia 15enne affetta da gravi patologie, a scuola senza assistenza»
A una settimana dall’inizio delle lezioni, la studentessa – affetta da gravi patologie – è priva dell’assistenza specialistica essenziale. La famiglia denuncia il silenzio nonostante le diffide legali

ZUNGRI (VV) – Per una studentessa di Zungri, nel Vibonese, l’inizio dell’anno scolastico si è trasformato in un calvario burocratico e umano e la mamma della ragazza, iscritta alla prima classe della scuola secondaria di primo grado, ha lanciato un appello accorato per denunciare l’assenza totale delle figure di assistenza necessarie alla figlia durante l’orario scolastico.
La ragazzina, costretta all’uso permanente di una carrozzina posturale personalizzata, combatte ogni giorno con una complessa condizione clinica che comprende tetraparesi discinetica, atrofia cerebellare progressiva ed epilessia. Per lei, il supporto quotidiano è indispensabile per attività vitali come l’alimentazione – gestita anche mediante Peg –, la postura, la movimentazione, l’igiene personale e il cambio.
L’appello della mamma: il muro del silenzio e le diffide ignorate
Nonostante la situazione fosse ampiamente nota e segnalata da tempo alle istituzioni competenti, quest’anno la macchina dei servizi si è completamente bloccata. La famiglia, supportata dai propri legali, ha presentato formali diffide per sollecitare l’intervento dovuto, ma a una settimana dal suono della campanella nessuno si è ancora fatto vivo.

«Ad oggi non si è fatto sentire nessuno, come se di nostra figlia non importasse alcunché», ha dichiarato la madre all’ANSA, aggiungendo: «negli anni scorsi l’affiancamento di queste figure professionali era avvenuto, seppur in ritardo, ma quest’anno non abbiamo ricevuto ancora notizie e la scuola è iniziata già da una settimana».
«Abbiamo segnalato per tempo alle istituzioni competenti la condizione di nostra figlia – sottolinea la mamma – che quindi era ben nota ma nulla si è mosso nonostante le nostre diffide trasmesse attraverso i nostri legali. Con l’inizio delle lezioni abbiamo chiesto nuovamente ma non ci sono state fornite risposte».
La donna ha inoltre ribadito con forza l’incompatibilità della situazione con i bisogni della figlia: «necessita di supporto anche perché per via della sua condizione questo le è stato riconosciuto e pertanto non è assolutamente pensabile che possa svolgere l’intero anno scolastico senza di esso».

Una battaglia di civiltà per il diritto allo studio
La denuncia della famiglia tocca il cuore di un principio costituzionale fondamentale, trasformandosi in una questione di giustizia sociale prima ancora che amministrativa. Lasciare una minore in simili condizioni privandola del diritto allo studio garantito dalla legge rappresenta una ferita per l’intera comunità. «Mi chiedo – conclude la mamma – come si possa avere il cuore di lasciare una ragazzina in queste condizioni. Dov’è il diritto allo studio che la Costituzione garantisce ad ogni singolo cittadino? Noi andremo avanti fin quando tutte le figure di sostegno necessarie a nostra figlia non saranno messe a sua disposizione. E’ una questione di civiltà e di giustizia sociale».



















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