Provincia
San Giovanni in Fiore, Barile durissimo «fondi per la Statua dell’Angelo spariti. Stavo per dimettermi, ma non mollo»
In un durissimo video-messaggio alla cittadinanza, il primo cittadino dichiara si essere stato vicino alle dimissioni “ieri la mia giornata più nera da quando faccio politica”. Poi il durissimo attacco alla precedente amministrazione “Avete sperperato i soldi dei cittadini per i vostri porci interessi ma non mollo”

SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) – Ha vissuto quella che definisce senza mezzi termini «la giornata più nera» da quando ha scelto di fare politica, arrivando a un passo dal rassegnare le dimissioni. Poi, però, la svolta: il gesto generoso del progettista, la disponibilità a costo zero delle imprese locali e l’idea di una grande mobilitazione popolare per ripristinare il patrimonio identitario della città. Attraverso un lungo e accorato video-messaggio, il sindaco di San Giovanni in Fiore, Antonio Barile, ha affidato alla rete e alla cittadinanza un duro sfogo sulle difficoltà di gestione dell’ente comunale, denunciando l’ennesimo “sgarbo” istituzionale e lanciando una raccolta fondi per riportare la celebre Statua dell’Angelo nella sua collocazione originaria.
Il Monumento ai Caduti di San Giovanni in Fiore, comunemente e affettuosamente chiamato dai cittadini “L’Angelo” (o “La Statua dell’Angelo”), è l’opera simbolica e un punto di riferimento identitario per la comunità florense. Oltre a essere un monumento al valore civile e al sacrificio bellico, nel tempo l'”Angelo” è diventato un vero e proprio simbolo di appartenenza. Per le famiglie locali e per i numerosi emigrati sangiovannesi sparsi nel mondo, quella statua rappresenta il legame indissolubile con la terra d’origine e la memoria storica del paese.
La statua era stata spostata dalla sua originale collocazione e la nuova amministrazione Comunale, guidata da Barile, aveva dato mandato ai tecnici comunali di procedere con lo studio e la progettazione per riportare la statua della Vittoria Alata nel suo luogo d’origine, all’interno di via Roma.

Il “giallo” delle risorse sparite a poche ore dall’apertura del cantiere
Un progetto inseguito e pianificato fin dal suo insediamento, considerato dal primo cittadino come un atto dovuto verso la storia locale e verso la comunità degli emigrati sangiovannesi: «Da quando mi sono insediato ho coltivato un piccolo sogno: far ritornare la nostra Statua dell’Angelo al suo posto. Dal mese di luglio ci siamo messi a lavorare, affidando l’incarico a un ingegnere locale e individuando le risorse necessarie. Con lo spostamento di quel monumento era stata calpestata la storia del paese per cancellare il passaggio di chi ha amministrato vergognosamente questo territorio».
Tutto era pronto, con l’impresa esecutrice disposta persino a svolgere i lavori a titolo gratuito e l’iter burocratico ultimato in circa due mesi. Poi, l’amara sorpresa: i fondi precedentemente individuati per l’opera sono improvvisamente venuti meno, dirottati — secondo quanto riferito dal sindaco — verso altre voci di spesa senza alcun preavviso.
«Mi sono ritrovato che i soldi non c’erano più, usati per altre cose. Ho proposto immediatamente soluzioni alternative ai dirigenti, ma mi sono trovato davanti a un muro contro muro. A poche ore dall’inizio del cantiere mi sono feltro impotente e deluso. Per un attimo ho pensato di mollare: non si può lavorare in queste condizioni, con il personale che scarseggia, i problemi sociali alla porta e qualcuno che ogni giorno ti tende una trappola».
La rinuncia alle spettanze del progettista e la raccolta fondi “ho ritrovato la forza”
A riaccendere la speranza e a far rientrare l’ipotesi delle dimissioni è stato il gesto d’amore per il territorio dimostrato dal progettista dell’opera, l’ingegnere Guido, che ha formalizzato la rinuncia al proprio onorario professionale per alleggerire le casse del Comune. «Ieri sera l’ingegnere, deluso come me, ha inviato una lettera in cui comunica la rinuncia alle sue competenze. Da lì ho ritrovato la forza per ripartire: abbiamo deciso di promuovere una raccolta fondi collettiva e trasparente per coprire le spese e rimettere l’Angelo al suo posto. Siamo già operativi con diverse associazioni locali. I sangiovannesi e i nostri emigrati risponderanno con orgoglio».
«A San Giovanni in Fiore trappole quotidiane e bilanci opachi»
L’episodio ha fornito al primo cittadino l’occasione per togliersi più di qualche sassolino dalla scarpa nei confronti dei suoi avversari politici e della precedente amministrazione, tracciando una linea di demarcazione netta tra la sua visione amministrativa e quella del passato a cominciare dalla gestione delle risorse economiche: «C’è chi usa il bilancio per far emergere i debiti reali e trovare la strada per coprirli, e chi invece per anni ha nascosto la polvere sotto il tappeto sperperando il denaro pubblico dei cittadini».
Barile denuncia l’utilizzo metodico del disagio sociale «C’è chi sfrutta e strumentalizza i disoccupati, e chi li ama davvero; c’è chi ricatta i dipendenti e chi valorizza il loro lavoro professionale». A chi gli chiede perché continui ad affrontare un clima amministrativo così incandescente, Barile risponde rivendicando la propria matrice ideale e sociale: «La mia famiglia a volte me lo chiede: “Perché lo fai?”. Lo faccio perché ho un bisogno profondo dentro di me: stare vicino e difendere gli ultimi, combattere gli egoisti e chi striscia davanti ai potenti per miserabili tornaconti. Finché Dio mi darà la forza, continuerò a battermi per la dignità di questa terra».


















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