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Tonnellate di plastica bloccate nei Comuni: 9 Sindaci del Cosentino scrivono al Prefetto per sbloccare i conferimenti

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Stop raccolta

Tonnellate di plastica bloccate nei Comuni: 9 Sindaci del Cosentino scrivono al Prefetto per sbloccare i conferimenti

Stop alla raccolta di multimateriale e imballaggi: a rischio igiene pubblica, decoro urbano e i bilanci dei Comuni. I primi cittadini di nove comuni della provincia di Cosenza chiedono la convocazione d’urgenza di un tavolo con Regione, Arrical e Corepla.

Marco Garofalo

Pubblicato

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Plastica multimateriale

COSENZA – La crisi dei conferimenti del multimateriale e degli imballaggi in plastica travalica i confini della gestione tecnica e diventa un caso istituzionale e ambientale. I primi cittadini di nove importanti Comuni del territorio cosentino hanno sottoscritto un’accorata lettera indirizzata al Prefetto di Cosenza, la dott.ssa Rosa Maria Padovano, per chiedere la convocazione urgente di un tavolo di crisi. La nota è stata inviata anche per conoscenza alla Regione Calabria, all’ ARRICAL (Autorità Rifiuti e Risorse Idriche Calabria), al consorzio COREPLA e alle rappresentanze datoriali e sindacali del settore.

I sindaci firmatari dell’iniziativa sono: Flavio Stasi (Corigliano-Rossano), Pino Capalbo (Acri), Irma Bucarelli (Mendicino), Maria Teresa Aiello (Crosia), Vincenzo Cascini (Belvedere Marittimo), Franco Mundo (Trebisacce), Antonino De Lorenzo (Praia a Mare), Manuela Labonia (Pietrapaola) e Cataldo Iozzi (Mandatoriccio)

Igiene e costi: i rischi del blocco della plastica

Il blocco dei conferimenti della plastica lungo la filiera del recupero sta bloccando il ritiro del multimateriale presso le abitazioni e le attività commerciali. Le conseguenze sono immediate: accumuli nei punti di raccolta, problemi di decoro e rischi igienico-sanitari per le comunità.

A questo si aggiunge un grave paradosso economico e ambientale. Se il materiale differenziato dai cittadini non viene ritirato per tempo, rischia di finire tra i rifiuti indifferenziati. Ciò provocherebbe un danno ambientale, vanificando gli sforzi di riciclo dei cittadini, quello economico, con l’aumento dei costi di smaltimento in discarica a carico degli enti locali e dei contribuenti e la rottura del patto di fiducia tra istituzioni e cittadini in materia di differenziata.

Raccolta plastica

L’appello dei Sindaci: «Servono soluzioni immediate e di lungo periodo»

I Primi Cittadini denunciano come le inefficienze della filiera situata a valle della raccolta ricadano ingiustamente sui Comuni e sulle famiglie, che hanno regolarmente separato i rifiuti e pagato i servizi. «È necessario intervenire rapidamente. La questione non riguarda più il singolo Comune e non può essere affrontata scaricandone gli effetti sui territori. Occorre una risposta coordinata della filiera e delle istituzioni, sia per ripristinare nell’immediato la regolarità della raccolta sia per evitare che situazioni analoghe possano ripetersi». 

L’obiettivo del tavolo prefettizio richiesto dai Primi Cittadini è trovare sia una via d’uscita tampone per sbloccare i punti di stoccaggio saturi, sia pianificare interventi strutturali per stabilizzare la filiera del riciclo in Calabria. I sindaci coinvolti stanno seguendo congiuntamente l’evoluzione della situazione e hanno attivato le necessarie interlocuzioni istituzionali, con l’obiettivo di arrivare nel più breve tempo possibile a una soluzione che consenta di tutelare la continuità del servizio e il lavoro quotidiano svolto dai cittadini attraverso la raccolta differenziata.

Plastica bloccata? È crisi sistemica: ecco perché i conferimenti sono fermi

Il blocco dei conferimenti della plastica anche in Calabria, così come in molte zone d’Italia non sarebbe riconducibile a un semplice disservizio locale, ma a una crisi sistemica della filiera del riciclo, determinata da fattori economici, industriali e strutturali. È quanto emerge dai dati istituzionali e dalle analisi diffuse da Assorimap, rete dei riciclatori italiani, COREPLA, ANCI e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Alla base della situazione ci sono diversi elementi che, sommati tra loro, hanno finito per mettere sotto pressione l’intera catena della raccolta e del riciclo della plastica.

Uno dei principali fattori è rappresentato dal crollo del prezzo della plastica vergine, che ha aumentato la pressione competitiva sulle aziende italiane del riciclo. I costi della plastica di nuova produzione si sono ridotti anche in conseguenza del calo delle quotazioni del petrolio e della sovrapproduzione asiatica, principalmente cinese. A questo si aggiunge l’afflusso sul mercato europeo di polimeri riciclati a basso costo provenienti da Paesi extra-UE, prodotti secondo standard ambientali e di sicurezza differenti da quelli europeiIl risultato è una crescente difficoltà per i riciclatori italiani a collocare sul mercato il materiale ottenuto dal recupero della plastica.

tappi di plastica

La plastica riciclata non trova più sbocco. Magazzini e impianti di riciclo saturi

Il secondo elemento riguarda direttamente la domanda industriale. La ridotta competitività economica della plastica riciclata, o Materia Prima Seconda (MPS), rispetto alla plastica vergine ha portato le aziende manifatturiere a ridurre drasticamente l’acquisto di granuli e polimeri riciclati. In assenza di una domanda sufficiente da parte delle industrie trasformatrici, il materiale riciclato non trova più una collocazione sul mercato. La crisi, quindi, si sposta lungo la filiera e arriva agli impianti che effettuano le operazioni di riciclo e rigenerazione.

La mancata vendita della materia riciclata ha determinato un progressivo accumulo negli impianti di riciclo e rigenerazione. I magazzini e i piazzali hanno raggiunto i limiti massimi di stoccaggio previsti dalle norme di sicurezza. Non potendo più lavorare o conservare ulteriori quantitativi di materia prima, le aziende hanno ridotto o sospeso la partecipazione alle aste COREPLA per l’acquisto della plastica da selezionare. La conseguenza si ripercuote sull’intera filiera. Anche i Centri di Selezione e Smistamento (CSS) di COREPLA si sono progressivamente saturati, arrivando a non poter più ricevere i camion provenienti dalla raccolta differenziata urbana dei Comuni.

A complicare ulteriormente la situazione c’è la qualità del materiale raccolto. Una parte consistente degli imballaggi provenienti dalla raccolta urbana è costituita da poliaccoppiati e plastiche eterogenee difficili o antieconomiche da riciclare, comunemente indicate con il termine Plasmix. In una fase caratterizzata dalla sofferenza sia dei mercati energetici sia di quelli del riciclo, la gestione di queste frazioni più povere rappresenta un costo particolarmente elevato. Il risultato è un ulteriore appesantimento della filiera logistica, già sottoposta alla pressione determinata dalla saturazione degli impianti.

 

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