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Cosenza, aggressione in pieno giorno all’Autostazione: «nessuno è intervenuto, tutti stavano a guardare»

Area Urbana

LA TESTIMONIANZA

Cosenza, aggressione in pieno giorno all’Autostazione: «nessuno è intervenuto, tutti stavano a guardare»

La denuncia social di una ragazza dopo una scena avvenuta all’Autostazione di Cosenza. Secondo il suo racconto, un uomo apparentemente ubriaco avrebbe aggredito una donna davanti a numerosi presenti che non sarebbero intervenuti

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Autostazione di Cosenza aggressione

COSENZA – Un pomeriggio come tanti all’Autostazione di Cosenza, fino a quando un’aggressione, una scena di violenza avrebbe attirato l’attenzione dei presenti. A raccontare quanto accaduto è una ragazza cosentina che ha affidato ai social la propria testimonianza. Secondo il suo racconto, un uomo apparentemente ubriaco avrebbe messo le mani addosso a una donna, in pieno giorno e davanti a circa venti persone tra passeggeri, autisti e personale dell’autostazione. La denuncia della donna si concentra soprattutto sulla reazione di chi avrebbe assistito alla scena senza intervenire. Lei invece ha trovato il coraggio di

Autostazione: donna aggredita davanti a tutti

“Ieri pomeriggio, all’Autostazione di Cosenza, ho assistito a una scena che mi ha lasciata profondamente disgustata. Un uomo, apparentemente ubriaco, stava mettendo le mani addosso a una donna. Non in un luogo isolato, non di notte, non in una situazione in cui nessuno poteva accorgersene. Era pieno pomeriggio. C’erano circa venti persone alla fermata. Uomini, donne, passeggeri, controllori, autisti…”.

“E sapete cosa è successo? Niente. Tutti a guardare. Nessuno che si avvicinasse, nessuno che cercasse di fermarlo. Nessuno che prendesse una posizione. Alla fine sono intervenuta io. Io, una ragazza alta un metro e cinquanta, mi sono messa in mezzo e ho cercato di allontanare quell’uomo dalla donna. E soltanto dopo il mio intervento, improvvisamente, altre persone hanno trovato il coraggio di muoversi”.

autostazione-Cosenza-piazza-autolinee - rende aggressione

«Tra intervenire e non fare nulla c’è un abisso»

Nel lungo sfogo, l’utente precisa di comprendere il timore di chi possa trovarsi davanti a una situazione potenzialmente pericolosa, sottolineando però che esistono diverse possibilità per chiedere aiuto senza esporsi fisicamente. Il punto centrale della sua denuncia, dunque, è l’apparente immobilità di chi avrebbe assistito alla scena.

“Ed è proprio questo che voglio denunciare. Non soltanto la violenza di quell’uomo. Voglio denunciare l’indifferenza e la vigliaccheria di chi ha assistito e ha scelto di restare a guardare. Perché capisco la paura. Capisco che intervenire fisicamente possa essere rischioso. Nessuno deve sentirsi obbligato a mettersi in pericolo. Ma tra “mettersi fisicamente in mezzo” e “non fare assolutamente nulla” c’è un abisso.
Si potevano chiamare immediatamente Polizia o Carabinieri“.

“Si poteva chiedere aiuto. Si poteva attirare l’attenzione. Si poteva chiamare il personale di sicurezza. E soprattutto, mi chiedo: dove erano coloro che in quel momento avevano il compito di occuparsi della sicurezza e dell’ordine all’interno dell’autostazione? Perché io non riesco ad accettare che una donna venga aggredita in pieno giorno, davanti a decine di persone, e che la prima persona a muoversi sia una ragazza di un metro e cinquanta: io”.

«Quel qualcuno, purtroppo, sono stata io»

Bozzo conclude il suo racconto chiarendo di non voler trasformare il proprio gesto in un motivo di celebrazione personale. Il messaggio che affida ai social è piuttosto un invito a non restare spettatori davanti alla violenza e, quando non sia possibile intervenire direttamente, a chiedere tempestivamente l’aiuto delle forze dell’ordine o di altre persone presenti.

“Non sto raccontando questa storia per sentirmi dire “brava”. La cosa che mi fa rabbia è che non avrei dovuto essere io a dover intervenire per prima. Quella donna non avrebbe dovuto essere sola. E nessuno dovrebbe essere lasciato solo davanti alla violenza. La prossima volta che vedete una persona aggredita, non giratevi dall’altra parte. Se non potete intervenire fisicamente, chiamate le forze dell’ordine. Chiedete aiuto. Fate qualcosa. Perché assistere in silenzio mentre qualcuno viene picchiato non rende la violenza meno grave. All’Autostazione di Cosenza, davanti a circa venti persone, il silenzio è durato finché qualcuno non ha deciso di romperlo. Quel qualcuno, purtroppo, sono stata io”.

Il fenomeno dell’indifferenza e la piaga dello “stare a guardare”

Episodi di violenza o abusi sollevano drammaticamente la questione del fenomeno, ormai dilagante, della tendenza a voltarsi dall’altra parte. Questo atteggiamento di distacco – noto in psicologia sociale come effetto spettatore (bystander effect) o normalizzazione del silenzio – finisce per amplificare la vulnerabilità delle vittime e prolungare nel tempo le situazioni di pericolo, trasformando l’inerzia sociale in un fattore di ulteriore isolamento per chi subisce violenza.

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