Ionio
LA LETTERA
Addio al Frecciarossa Sibari-Bolzano: pendolare dell’Alto Jonio «In un Paese civile i treni si aggiungono»
Dal periodo natalizio al possibile ridimensionamento dei collegamenti con il Nord-Est, una pendolare calabrese affida a una lettera aperta il malcontento di molti viaggiatori

COSENZA – La soppressione del Frecciarossa Sibari-Bolzano, prevista in concomitanza con lavori sulla rete ferroviaria e con il cambio del capolinea, accende il dibattito sulle difficoltà di mobilità dell’Alto Jonio. A raccogliere e rilanciare le preoccupazioni di pendolari e viaggiatori è una donna che vive e lavora nel Nord-Est e che ha scelto di scrivere una lettera aperta per chiedere attenzione sulle conseguenze della decisione, soprattutto durante il periodo delle festività natalizie.
Al centro della protesta ci sono soprattutto i disagi legati ai cambi, alle coincidenze e alla necessità, per chi arriverà a Paola, di organizzare autonomamente il proseguimento del viaggio. Nella lettera vengono ricordate le difficoltà che potrebbero incontrare anziani, persone con disabilità, famiglie con bambini, studenti e lavoratori. La richiesta non è quella di bloccare i lavori, ma di valutarne eventualmente lo spostamento e, soprattutto, di non trasformare il previsto collegamento verso Milano e Torino in una sostituzione di quello esistente verso Verona e Bolzano.
La pendolare chiede quindi che istituzioni e soggetti coinvolti verifichino concretamente l’utilizzo del treno, anche viaggiando personalmente sulla tratta, e valutino un vero potenziamento dell’offerta ferroviaria. Una posizione che, secondo quanto riportato nella stessa lettera, trova eco anche nelle reazioni dei viaggiatori e in una petizione online avviata da un ragazzo per portare la questione all’attenzione pubblica.
Frecciarossa Sibari – Bolzano: “pendolari dell’Alto Jonio, calabresi di serie b: perché deve essere sostituito?”
“Sono una pendolare dell’Alto Jonio calabrese che vive e lavora nel Nord-Est e scrivo per segnalare una situazione che mi riguarda, ma che coinvolge anche tanti altri viaggiatori che utilizzano questo collegamento. Dal 13 dicembre verrà meno, a causa dei lavori sulla rete ferroviaria e di un cambio rotta sul capolinea, l’unico collegamento diretto che ci permetteva finalmente di tornare a casa senza dover affrontare cambi e coincidenze: il treno Frecciarossa Sibari-Bolzano. Questa notizia è stata appresa proprio ieri e la sua diffusione ha suscitato preoccupazione e malcontento tra molti viaggiatori e pendolari. Lo dimostrano anche le numerose reazioni e i commenti sotto gli articoli che ne hanno dato notizia”.

“È proprio partendo da questo sentimento diffuso che ho deciso di scrivere, per chiedere che il problema venga ascoltato e affrontato. I lavori sulla rete ferroviaria sono necessari e nessuno mette in discussione l’importanza di migliorare e rendere più sicure le nostre infrastrutture. Se devono essere fatti, è giusto che vengano fatti. La prima domanda di molte, però, è un’altra: era proprio necessario programmarli nel periodo delle festività natalizie? Dal 13 dicembre al 31 gennaio dovremo affrontare i disagi legati ai cantieri proprio nel periodo in cui tante persone si spostano per tornare a casa, raggiungere i propri familiari e trascorrere il Natale e le festività insieme”.
“E allora viene spontaneo chiedersi: perché non valutare la possibilità di rinviare i lavori di un mese? Non chiedendo di cancellarli, ma semplicemente di valutare una diversa programmazione, evitando il periodo in cui tante persone si spostano per ricongiungersi alle proprie famiglie”.
«Avete mai preso quel treno?»
Ma le altre domande che vorrei rivolgere a chi prende decisioni sulla programmazione dei collegamenti sono: avete mai preso quel treno? Avete mai visto quanta gente sale a Sibari? Avete mai visto l’affluenza durante il viaggio verso il Nord-Est? Avete mai preso il treno anche al ritorno, partendo da Bolzano? Perché chi lo utilizza lo sa: quel collegamento non è un servizio scritto soltanto su un tabellone ferroviario. È utilizzato da persone con esigenze vere: giovani, studenti, lavoratori e famiglie. Ma ci sono anche tanti genitori anziani, persone di settanta o ottant’anni che viaggiano da sole per raggiungere figli e nipoti. Per loro, un viaggio diretto fa una differenza enorme. Sapete cosa vuol dire fare un cambio a Bologna, soprattutto per chi ha più difficoltà?”.
“Un cambio può significare scendere dal treno con le valigie, attraversare una stazione, raggiungere il binario della coincidenza, rispettare una coincidenza e sperare che il primo treno non accumuli ritardi e che ci sia tempo a sufficienza per raggiungere il treno successivo. Per un ragazzo può essere un disagio; per una persona anziana, per chi ha difficoltà motorie, per una persona con disabilità o per una famiglia con bambini piccoli, può diventare un problema molto più serio”.
“E poi c’è il problema di chi arriva a Paola, che aggiunge un’ulteriore difficoltà. Durante il periodo dei lavori, molti viaggiatori dell’Alto Jonio si troveranno a dover organizzare autonomamente il tratto successivo del viaggio. E qui emergono nuove domande, molto concrete: chi viene a prendere a Paola una persona anziana che viaggia da sola? Un figlio? Un nipote? Un parente? E se nessuno è disponibile? Non tutti hanno qualcuno che possa mettersi in macchina e percorrere un’ora e mezza, due ore o più (calcolando andata e ritorno vuol dire minimo 3/4 ore o più), magari di sera tardi o durante una giornata festiva, per andare a recuperare un familiare. Questo è un aspetto che spesso, ancora una volta, quando si ragiona soltanto di treni, orari e coincidenze, rischia di essere dimenticato, ma per chi vive nell’Alto Jonio è una parte fondamentale del problema e non è stato considerato”.

Potenziare, non sostituire
“Non si tratta di rinunciare ai lavori, ma di valutare se sia possibile spostarli di un mese – spiega la pendolare – così da evitare il periodo natalizio. Se esiste la possibilità tecnica di farlo, perché non prendere in considerazione questa soluzione? Perché mettere in difficoltà proprio nel periodo delle feste chi deve viaggiare per raggiungere la propria famiglia? E se invece il rinvio non fosse tecnicamente possibile, allora sarebbe importante che questa impossibilità venisse spiegata chiaramente ai cittadini e che venisse proposta una soluzione concreta e realmente gestibile per raggiungere e ripartire almeno da Sibari”.
“E poi dal 1° febbraio cosa succederà? Ben venga un Frecciarossa con Milano e Torino: è utile ed è importante. Ma perché deve necessariamente sostituire quello verso Verona e Bolzano? Perché non pensare invece a un vero potenziamento? Perché non mantenere il collegamento con il Nord-Est e aggiungere un collegamento verso il Nord-Ovest? Un treno al mattino verso Milano e Torino e uno al pomeriggio verso Verona e Bolzano, con collegamenti di ritorno altrettanto organizzati: questo sarebbe un vero potenziamento”.
“Aggiungere collegamenti, non costringere i cittadini a scegliere quale parte del Paese poter raggiungere direttamente. In un territorio come il nostro, dove i collegamenti sono già difficili, ogni possibilità di spostamento in più dovrebbe essere considerata una risorsa. Per questo mi rivolgo a chi rappresenta il nostro territorio in Regione e a chiunque abbia la possibilità di intervenire. Verificate l’effettiva utilizzazione di quel treno, parlate con i passeggeri, prendetelo quel treno. Guardate con i vostri occhi quante persone lo utilizzano, sia all’andata sia al ritorno. Perché prima di modificare un servizio che rappresenta uno dei pochi collegamenti diretti tra la nostra terra e il Nord, sarebbe importante conoscere concretamente le esigenze di chi quel servizio lo utilizza”.
“Non si tratta di chiedere privilegi o corsie preferenziali, ma semplicemente di poter viaggiare con decenza. E credo sia legittimo chiedere che una persona anziana e chiunque altro possa salire a Sibari e raggiungere i propri figli senza dover affrontare cambi complicati; che una famiglia con bambini possa viaggiare senza trasformare ogni coincidenza in un problema; che chi vive nell’Alto Jonio non debba essere costretto a scegliere quale parte del paese poter raggiungere direttamente perché un collegamento viene sostituito anziché affiancato e aggiunto. E soprattutto chiedo una cosa che dovrebbe essere normale: che quando si programma un intervento, si tenga conto anche e soprattutto delle persone che subiranno le conseguenze di quella programmazione”.

“Se i lavori sono necessari, facciamoli. Ma, se è possibile, facciamoli un mese dopo. Se Milano e Torino sono destinazioni da potenziare, potenziamole, ma non cancelliamo il collegamento Frecciarossa con il Nord-Est. E prima di decidere se un treno può essere sostituito o se un periodo di forte affluenza possa essere affrontato con disagi maggiori, facciamo una cosa molto semplice: prendete quel treno, all’andata e al ritorno, guardate i passeggeri e chiedetevi se davvero quel servizio può e deve essere considerato sostituibile o, peggio ancora, soppresso”.
“In un Paese civile i treni si aggiungono, non si tagliano. Il nostro territorio calabrese ha già difficoltà importanti sul piano dei collegamenti e proprio per questo mi rivolgo alla politica regionale, a Trenitalia, a qualsiasi altra autorità, chiedendo risposte e attenzione. Per dare voce anche a chi, come me, non vuole accettare in silenzio questa situazione, un ragazzo ha aperto una petizione online, nella speranza che questa segnalazione possa contribuire a far conoscere il problema e ad aprire una discussione pubblica”.
















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