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Caro carburanti e crisi, don Cosimo Galizia: «non si può chiedere ad un popolo di resistere all’infinito»

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Caro carburanti e crisi, don Cosimo Galizia: «non si può chiedere ad un popolo di resistere all’infinito»

Il parroco di Tarsia e vicario della Forania di Terranova da Sibari esprime solidarietà a famiglie, lavoratori e imprese alle prese con il costo della vita. E alle istituzioni lancia un messaggio chiaro: servono risposte concrete, perché la difficoltà economica non diventi disperazione e rassegnazione

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TARSIA (CS) – È un appello forte quello lanciato da don Cosimo Galizia, parroco di Tarsia e vicario della Forania di Terranova da Sibari, che interviene sulle proteste legate al caro carburanti, all’aumento del costo della vita e alle crescenti difficoltà economiche che colpiscono il territorio. «Non si può chiedere ad un popolo di resistere all’infinito, quando si sta togliendo anche la speranza».

Don Cosimo Galizia e l’appello alle istituzioni: servono risposte concrete

Il sacerdote esprime la propria vicinanza a quanti stanno manifestando il disagio di fronte a una quotidianità sempre più difficile da sostenere. Famiglie, lavoratori e piccoli imprenditori si trovano a fare i conti con spese crescenti, mentre diventa sempre più complicato conciliare gli impegni economici con la necessità di garantire un futuro dignitoso ai propri figli.

Dietro ogni protesta, sottolinea don Galizia, ci sono storie personali, sacrifici e preoccupazioni che spesso restano nascoste. Il costo del carburante pesa sugli spostamenti e sul lavoro, mentre l’aumento delle spese essenziali rende più difficile persino affrontare la spesa quotidiana. Una situazione che alimenta il senso di abbandono e rischia di compromettere la fiducia nelle istituzioni. Per questo, secondo il parroco, non è possibile considerare il malessere della popolazione un disagio passeggero o abituarsi alla sofferenza di chi, pur lavorando onestamente, fatica ad arrivare alla fine del mese.

La solidarietà di don Cosimo Galizia si accompagna ad un richiamo diretto alle responsabilità politiche e istituzionali. Il sacerdote auspica che le manifestazioni si svolgano nel rispetto delle persone, della sicurezza e del bene comune, ma chiede soprattutto che il malcontento venga ascoltato e affrontato con interventi efficaci.

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Non sono sufficienti dichiarazioni di circostanza, evidenzia il parroco: occorrono misure concrete e tempi certi, con particolare attenzione alle famiglie, ai lavoratori, agli autotrasportatori, agli agricoltori e alle piccole imprese. Realtà che, con il proprio impegno quotidiano, contribuiscono a sostenere l’economia e la vita sociale delle comunità.

Il territorio, rimarca, non reclama privilegi, ma attenzione, rispetto e giustizia. La dignità delle persone non può essere subordinata esclusivamente a bilanci, numeri e scadenze, perché dietro ogni dato economico ci sono vite reali, bambini, anziani e famiglie che chiedono di essere ascoltati. Da qui l’invito rivolto a chi governa ad andare oltre le parole, guardando direttamente alle difficoltà vissute dai cittadini.

La vicinanza della Chiesa a chi soffre

Nel suo messaggio, don Galizia richiama anche il significato pastorale di questa vicinanza, ricordando come la fede cristiana non possa ridursi a una posizione di osservazione di fronte alle difficoltà altrui. Il Vangelo, sottolinea, invita a farsi prossimi a chi è nel bisogno, a condividere il peso delle preoccupazioni e a difendere la dignità umana quando rischia di essere compromessa.

«Non vado per giudicare nessuno. Vado per ascoltare, per esserci, per ricordare che nessuno deve sentirsi solo davanti alle proprie difficoltà. Perché un pastore non può stare soltanto accanto a chi sta bene: deve saper camminare anche accanto a chi è stanco, deluso e preoccupato per il domani».

È questo il senso della sua presa di posizione: stare accanto alle persone senza alimentare contrapposizioni, ma dando voce a chi vive una condizione di crescente precarietà. Il sacerdote rivolge infine un ultimo appello alle istituzioni, affinché la stanchezza non si trasformi in disperazione e la sfiducia non diventi una frattura definitiva tra cittadini e rappresentanti pubblici: «un Paese è davvero forte non quando chiede ai più deboli di resistere ancora, ma quando si impegna perché nessuno venga lasciato indietro».

Il messaggio si conclude con una preghiera affinché si aprano le coscienze di chi ha il potere di intervenire e venga restituita speranza a quanti lottano ogni giorno per vivere con dignità. Un richiamo umano e pastorale che pone al centro le persone e la necessità di non lasciare sole le comunità di fronte alle difficoltà economiche.

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