Calabria
L'INTERVISTA
“Parliamone Insieme” supera già i 700 contatti, Marco Pingitore: «si può parlare con uno psicologo H24»
Il coordinatore clinico del progetto regionale, lo psicologo Marco Pingitore, illustra i primi risultati del servizio di supporto psicologico. Dal 1° ottobre circa 600 contatti telefonici e un centinaio di accessi alle Case di Comunità. Ansia e attacchi di panico tra i disagi più ricorrenti

COSENZA – «Chi ha bisogno ad esempio di parlare con uno psicologo, può farlo anche alle 2 alle 3 di notte»; è uno dei passaggi centrali dell’intervista ai microfoni di RLB nella trasmissione Fatti Vivi, al dottor Marco Pingitore, coordinatore clinico del progetto regionale “Parliamone Insieme“, insieme a Francesco Pappaterra, psicologo e responsabile tecnico. Un’iniziativa pensata per rendere il sostegno psicologico più accessibile, attraverso un sistema che combina l’assistenza in presenza e quella digitale.
Psicologi in presenza e online, Pingitore «un servizio attivo giorno e notte»
Nel corso dell’intervista, il dott. Pingitore ha spiegato che il progetto è stato ideato dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e realizzato attraverso il Dipartimento Welfare regionale guidato da Pasqualina Straface: «È un progetto unico in Italia perché prevede due linee di intervento.
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La prima riguarda l’attività in presenza: ci sono 34 psicologi dislocati nelle case di comunità che sono appena nate in tutto il territorio calabrese», strutture che fanno capo alle Aziende sanitarie provinciali. La seconda, quella digitale, rappresenta l’elemento maggiormente innovativo: «Quattordici psicologi che, a turno, svolgono l’attività H24 sette giorni su sette».
Il servizio è partito il 1° ottobre ed è inizialmente rivolto ai residenti in Calabria tra i 18 e i 30 anni. Un limite destinato, secondo quanto annunciato dal coordinatore clinico, ad essere superato: «l’obiettivo a breve, è di andare a coprire anche le altre fasce di età ed ampliare progressivamente la platea dei destinatari, offrendo un punto di riferimento anche a chi incontra difficoltà nell’accedere ai tradizionali servizi di assistenza psicologica».

I primi numeri: circa 600 contatti telefonici e 100 accessi nelle Case di Comunità
A pochi giorni dall’avvio, il progetto ha già registrato una risposta significativa. Dal 1° ottobre sono stati circa 600 i contatti telefonici e un centinaio quelli nelle Case di Comunità. Lo stesso dott. Pingitore ha tracciato un primo bilancio dell’iniziativa: «abbiamo una sorta di prima statistica rispetto soprattutto alla piattaforma quindi alla linea digitale, e numerose richieste tantissime in tutte le ore del giorno anche di notte».
Lo psicologo ha quindi evidenziato l’importanza del primo colloquio e dell’orientamento, soprattutto per le persone che altrimenti potrebbero non rivolgersi ai servizi territoriali.

Altro passaggio importante riguarda il ricorso all’intelligenza artificiale per cercare risposte a problemi personali, ansie e momenti di difficoltà. Il dott. Pingitore spiega che sono in tanti quelli che «a fronte di un problema o un disagio chiedono supporto all’intelligenza artificiale e, ovviamente, a un chatbot. La differenza, ha sottolineato nell’intervista, è la possibilità di parlare direttamente con un professionista: «uno psicologo quindi in carne e ossa che risponde a tutte le ore del giorno».
Ansia e attacchi di panico: chiedere aiuto
Tra le problematiche maggiormente segnalate nei primi contatti, Pingitore ha individuato soprattutto quelle legate all’ansia «che poi, insieme alle crisi di panico, è quella che porta ad accessi impropri nei pronto soccorso». Proprio il servizio di primo ascolto può contribuire ad intercettare queste situazioni prima che si traducano in richieste di assistenza indirizzate ai servizi di emergenza.
«Pensiamo che statisticamente a livello nazionale tantissimi accessi ai pronto soccorso sono derivati da attacchi di ansia attacchi di panico e quindi cosa ovviamente vanno a impasare i pronti soccorsi invece con questo genere di interventi questo genere di progetti si va a intercettare questo disagio e quindi direzionare verso i servizi territoriali di salute mentale».




















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