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Rende: Giuliana Sgrena all’UniCal, si rifiuta di essere intervistata davanti alla bandiera italiana

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IL CASO

Rende: Giuliana Sgrena all’UniCal, si rifiuta di essere intervistata davanti alla bandiera italiana

Giuliana Sgrena all’Università della Calabria, rifiuta un’intervista davanti alla bandiera italiana e si apre una riflessione sul significato del tricolore

Dario Rondinella

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Rende: Giuliana Sgrena all'UniCal si rifiuta di essere intervistata davanti alla bandiera italiana

RENDE – Giuliana Sgrena, giornalista e scrittrice italiana, si è rifiutata di rilasciare un’intervista davanti alla bandiera italiana in occasione di un evento all‘Università della Calabria. Alla vista del tricolore, collocato su un piedistallo tra la bandiera dell’Unione Europea e quella dell’ateneo, la giornalista si è allontanata in modo netto, manifestando un atteggiamento sprezzante nei confronti del tricolore.

Rende: Giuliana Sgrena all'UniCal si rifiuta di essere intervistata davanti alla bandiera italiana

Il gesto di Giuliana Sgrena

Un gesto destinato a suscitare una serie di interrogativi, che può essere interpretato come una presa di distanza dal tricolore. Un episodio da stigmatizzare per una serie di motivi: il primo perché si è verificato in un luogo istituzionale e del sapere, un’Università, che non è soltanto uno spazio destinato alle lezioni e alla ricerca. Ma è anche un luogo di confronto, formazione civile e soprattutto dialogo tra idee diverse.

La bandiera italiana poi, non appartiene a un partito, al presidente del Consiglio del momento o a questa o a quella maggioranza parlamentare. Non è tantomeno un simbolo che appartiene a chi condivide una determinata ideologia. Il tricolore rappresenta la Repubblica, la sua storia costituzionale e la comunità dei cittadini che la compongono

Rende: Giuliana Sgrena all'UniCal si rifiuta di essere intervistata davanti alla bandiera italiana

Inoltre c’è  un secondo elemento che attribuirebbe a questa vicenda un peso umano e simbolico particolare: Giuliana Sgrena, nel marzo 2005 fu liberata in Iraq grazie alle trattative condotte dalle autorità italiane e all’operazione alla quale partecipò Nicola Calipari, funzionario del SISMI che perse la vita mentre cercava di proteggerla. Il 4 febbraio 2005 Sgrena era stata rapita a Baghdad, dove si trovava come inviata de Il Manifesto. Dopo circa un mese di prigionia, fu liberata il 4 marzo.

Durante il trasferimento verso l’aeroporto di Baghdad, l’automobile sulla quale viaggiavano la giornalista e Calipari servitore dello Stato Italiano, calabrese, fu raggiunta da alcuni colpi d’arma da fuoco cosiddetto amico. In quei momenti drammatici, Calipari,  fece scudo con il proprio corpo alla donna che aveva contribuito a liberare. Rimase ucciso, mentre Sgrena sopravvisse, seppure ferita.

È una vicenda che appartiene alla storia italiana recente e che richiama il senso del dovere, il coraggio e la responsabilità di chi opera al servizio dello Stato, quello italiano. Non si tratta di negare a nessuno il diritto di esprimere le proprie idee, ma di ricordare che la libertà di dissentire non esclude la responsabilità dei gesti pubblici. Il tricolore merita rispetto come simbolo della Repubblica e della comunità nazionale.

 

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