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L'INTERVISTA
“SuperAbili a 6 Zampe”, il cane alleato dell’inclusione. Carmela Di Nardo: «gli animali non giudicano»
Ospite della trasmissione Fatti Vivi su Rlb, Carmela Di Nardo racconta il valore del progetto promosso da ASD Yellowjoy Attività Cinofile e AIPD Cosenza. Sport cinotecnico, pet therapy, musicoterapia e bodytherapy si intrecciano per favorire autonomia, autostima e relazioni positive nelle persone con sindrome di Down e disabilità psicofisica

COSENZA – Gli obiettivi e le esperienze del progetto “SuperAbili a 6 Zampe” raccontate Carmela Di Nardo, educatrice cinofila, coadiutrice del cane e responsabile delle attività per gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), intervenuta nella trasmissione Fatti Vivi su Rlb. Un rapporto capace di abbattere le barriere, stimolare nuove competenze e offrire occasioni concrete di crescita personale. “SuperAbili a 6 Zampe” è un progetto di inclusione sociale, realizzato dall’ASD Yellowjoy Attività Cinofile insieme all’AIPD, l’Associazione Italiana Persone Down di Cosenza.
Carmela Di Nardo: «il cane come compagno di crescita e comunicazione»
Nel corso dell’intervista, Di Nardo ha spiegato il proprio ruolo all’interno di un percorso che coinvolge 11 ragazzi con sindrome di Down e un altro partecipante destinatario di un progetto personalizzato. Le attività con gli animali si affiancano a musicoterapia e bodytherapy, con l’obiettivo di promuovere il benessere psicofisico ed emotivo e favorire l’inclusione. Come ha chiarito l’educatrice, gli interventi assistiti con gli animali non sono prestazioni mediche o terapeutiche, ma rappresentano un supporto che può affiancare eventuali terapie.
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Il valore del legame tra cane e persona emerge soprattutto nella qualità della relazione, libera dal giudizio e capace di favorire un’esperienza di comunicazione immediata: «tra le due specie si crea una comunicazione non mediata anche perché il cane riesce a essere non giudicante e immediato nelle relazioni», ha spiegato Di Nardo, richiamando il lungo percorso di coevoluzione tra esseri umani e cani. Una relazione che può aiutare i partecipanti a sentirsi più tranquilli, esprimersi liberamente e affrontare le attività con maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Autonomia e competenze: una relazione priva di giudizio
Spazzolare il cane, condurlo al guinzaglio, prendersene cura e partecipare agli esercizi cinotecnici e sportivi: sono esperienze concrete che, nel progetto, diventano occasioni per sviluppare autonomia e consapevolezza. Secondo Di Nardo, sentirsi accolti in una relazione priva di giudizio permette ai ragazzi di sperimentare un maggiore senso di efficacia personale, rafforzando progressivamente le proprie abilità emotive, relazionali e pratiche.
«Questa maggiore capacità, questo sentirsi adeguati, che tante volte non accade nella vita quotidiana e con le persone, laddove ci sono molti più elementi di disturbo, con il cane invece, con la musica, con la fisioterapia, esatto, non si verifica. La persona riesce a crescere non soltanto sul piano del benessere psicofisico, ma anche sul piano delle competenze».

Il progetto infatti, punta anche a valorizzare queste competenze in una prospettiva concreta. Le attività sono infatti strutturate per accompagnare gradualmente i partecipanti nella conoscenza dell’animale e nell’acquisizione di capacità che possano trovare applicazione nella vita quotidiana. In base alle attitudini individuali, il percorso può aprire la strada a moduli formativi finalizzati al conseguimento di un brevetto di operatore cinofilo o di attestazioni equipollenti riconosciute. Un’opportunità che mette al centro le potenzialità della persona e guarda all’inclusione anche come possibilità di empowerment e valorizzazione delle capacità individuali.
Famiglie protagoniste e percorsi costruiti su misura
Un altro aspetto fondamentale di “SuperAbili a 6 Zampe” riguarda il coinvolgimento delle famiglie, considerate parte integrante del percorso. Durante l’intervista, Di Nardo ha sottolineato l’importanza di mantenerle costantemente informate sulle attività e sui progressi dei ragazzi, affinché possano contribuire, nella quotidianità, a sostenere e consolidare quanto sperimentato durante gli incontri: «Il punto centrale è proprio informare le famiglie non soltanto sull’attività ma anche sul progresso dei ragazzi, allo scopo di renderle parte attiva del lavoro svolto e loro stessi in qualche maniera formatori indiretti dei ragazzi coinvolti».
Le attività si svolgono prevalentemente all’aperto, nel centro cinofilo di Castrolibero, un ambiente verde, protetto e pensato per offrire un contesto più tranquillo rispetto alle difficoltà che possono emergere negli spazi urbani. Una parte degli incontri si tiene anche presso la sede dell’AIPD. Il percorso viene organizzato progressivamente, partendo da attività propedeutiche che consentono di conoscere le esigenze di ciascun partecipante e prepararlo alle esperienze successive.

«In questa fase ciascun ragazzo merita la sua attenzione particolare perché ognuno, singolarmente, ha esigenze personali», ha spiegato Di Nardo. Con il tempo, le competenze vengono consolidate e si formano piccoli gruppi, nei quali la condivisione delle attività favorisce una socialità positiva e costruttiva. È proprio nel fare insieme, nel rapporto con il cane e nella collaborazione con gli altri che il progetto individua una delle sue risorse più importanti: offrire a ogni persona la possibilità di crescere secondo i propri tempi e le proprie capacità, costruendo occasioni autentiche di partecipazione e inclusione.




















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