SAN LUCIDO (CS) – La protesta contro il caro carburanti continua in tutta la Calabria. Tra i punti nevralgini della mobilitazione il presidio di San Lucido. Qui, oggi la situazione è degenerata. Il presidio è stato trasformato in blocco. I Tir che nel corso della notte sono rimasti a bordo strada hanno, da questa mattina, hanno fermato la circolazione. Al momento, infatti, la SS 18 appare bloccata al transito. Tir e qualche trattore sono stati sistemati di traverso così da non consentire il passaggio dei mezzi su ruota.
Dal quale oggi si solleva un grido d’allarme unitario contro il carovita che sta mettendo in ginocchio non solo i trasportatori ma anche agricoltori, pescatori e intere famiglie. “Siamo scesi in piazza – dicono – perché la disperazione ha superato il limite”. Le difficoltà, ormai divenute insostenibili e diffuse stanno colpendo interi settori e dunque nuclei familiari, fanno presente i manifestanti: “ Non è una battaglia di pochi, ma una questione che riguarda tutti” dincono a gran voce chiedendo un sostegno concreto alle istituzioni.

Dal blocco della SS18 a San Lucido l’appello alle istituzioni: “Fate sentire la nostra voce”
“Vogliamo accanto a noi tutti i sindaci del comprensorio, perché questa non è una protesta da osservare a distanza, ma una battaglia che coinvolge il futuro delle nostre comunità. È il momento di scendere in strada, ascoltare le persone e condividere le loro difficoltà”.

Ma non è tutto. I manifestanti del presidio di San Lucido si rivolgono anche agli esponenti della politica regionale chiamando in causa anche il presidente della Regione Roberto Occhiuto: “tutelate gli interessi dei calabresi! Fate sentire la nostra voce nelle sedi istituzionali, portate al Governo e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme alle forze politiche che lo sostengono, la rabbia e la disperazione che ci hanno spinto a mobilitarci. Non bastano dichiarazioni di solidarietà: servono iniziative concrete, risposte immediate e interventi capaci di incidere davvero sulla vita delle persone”.
“Noi non chiediamo privilegi e non vogliamo assistenza a tempo. – precisano – Chiediamo condizioni dignitose per lavorare, produrre, vivere e garantire un futuro alle nostre famiglie. Non possiamo continuare a pagare il prezzo di una crisi che rischia di cancellare il lavoro e la dignità di chi ogni giorno tiene in piedi questo Paese”.

L’appello al territorio: “Restiamo uniti”
Poi però avvertono: “Se non arriveranno presto risposte concrete, porteremo la nostra protesta fino a Roma. – come già annunciato dalla Federlog – Non ci fermeremo davanti alle promesse e non ci accontenteremo di misure simboliche. Perché la nostra richiesta è semplice e non è più rinviabile: non ci servono le briciole, vogliamo il pane in tavola!”.
Dal presidio di San Lucido gli autotrasportatori lanciano un appello a tutto il territorio: “Restiamo uniti, perché quando a essere in gioco sono il lavoro, la dignità e il futuro delle nostre famiglie, nessuno può permettersi di voltarsi dall’altra parte. La nostra voce non può più essere ignorata. La nostra dignità non è negoziabile”.
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