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Cosenza, il caso “IoNoi Odv” e la lettera di una mamma: «la disabilità non fa paura, l’indifferenza sì»

Area Urbana

«RISPETTO E DIGNITA'»

Cosenza, il caso “IoNoi Odv” e la lettera di una mamma: «la disabilità non fa paura, l’indifferenza sì»

Una madre affida a una lettera tutta la sua amarezza per le difficoltà quotidiane delle famiglie con figli disabili. Sergio Crocco, presidente de La Terra di Piero, interviene sulla vicenda: «E così invece di cercare posti (e ce ne sono) per tutti, si tolgono anche a chi li ha ottenuti»

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IoNoi Odv 01

COSENZA – La vicenda dell’associazione IoNoi Odv, inaugurata e poi chiusa perché, secondo quanto emerso, «ci sono altre associazioni che reclamano un posto», riaccende il dibattito sul diritto all’inclusione e sugli spazi destinati alle persone con disabilità. Sulla questione è intervenuto Sergio Crocco, presidente de La Terra di Piero, che ha commentato: «E così invece di cercare posti (e ce ne sono) per tutti, si tolgono anche a chi li ha ottenuti».

Il caso IoNoi Odv e la lettera di una madre

A dare voce al disagio è anche la lettera di una madre, che racconta le difficoltà affrontate dalla propria famiglia e denuncia la distanza tra le dichiarazioni di principio sull’inclusione e la realtà quotidiana. Dalla necessità di affrontare numerosi interventi chirurgici fuori dalla Calabria alle difficoltà di partecipazione nella scuola, fino all’incertezza legata alla sede dell’associazione, la donna richiama l’attenzione sulle esigenze concrete dei ragazzi con disabilità e delle loro famiglie.

«Non vogliamo pietà. Non vogliamo favori. Vogliamo diritti, rispetto e dignità», scrive, chiedendo alle istituzioni di non dimenticare che dietro ogni decisione ci sono persone, famiglie e percorsi di vita.

IoNoi Odv 02

La lettera integrale: «la disabilità non fa paura. l’indifferenza sì»

“Sono una madre profondamente amareggiata. E oggi anche indignata. Viviamo nell’epoca del progresso, dei diritti e dell’inclusione. Eppure, troppo spesso, proprio i nostri figli restano ai margini, costretti a lottare per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito a tutti. Non bastano le parole. Servono scelte, responsabilità e fatti”.

“Non chiamateli “diversamente abili” per sentirvi più rispettosi. Chiamateli disabili. Non è una parola di cui vergognarsi. E’ una condizione che merita rispetto, diritti e opportunità. La storia ci ricorda un passato terribile, quello del nazismo, quando anche i bambini con disabilità venivano eliminati perché considerati vite senza valore. Oggi non viviamo quelle atrocità, ma dobbiamo ancora contrastare una mentalità e un sistema che, troppo spesso, rendono i nostri figli invisibili e le loro famiglie sole”.

“Ogni mattina indosso una tuta da supereroe. Non per scelta, ma per necessità. Per essere gli occhi, la voce e lo scudo di mia figlia. Per accompagnarla in un mondo che dovrebbe sostenerla, non costringerla a chiedere continuamente ciò che le spetta. E sapete quali sono le battaglie che affrontiamo?”.

Dalla sanità alla scuola, fino alle istituzioni

La prima battaglia che cita nella lettera è quella della sanità: “14 interventi chirurgici, quattordici! Per curare mia figlia abbiamo dovuto attraversare l’Italia, perché nella nostra Calabria non abbiamo trovato le risposte necessarie. Il diritto alla salute non dovrebbe dipendere dal luogo in cui si nasce o dalla possibilità di affrontare lunghi viaggi.

Poi la scuola “si parla molto di inclusione, ma l’inclusione si misura nelle occasioni concrete, nella partecipazione e nella possibilità di sentirsi parte della comunità. Quando si formano le liste dei rappresentanti d’istituto, chi aiuta gli studenti a coinvolgere anche i compagni con disabilità? Nella nostra esperienza, nessuno”. Mia figlia non ha avuto nemmeno la possibilità concreta di valutare una candidatura. E questo fa male, perché la scuola dovrebbe insegnare non solo a studiare, ma anche a partecipare, scegliere e sentirsi riconosciuti”.

ionoi odv Cosenza

Poi le istituzioni: “Con IoNoi ODV abbiamo costruito, attraverso sacrifici e autofinanziamento, una casa per i nostri ragazzi: uno spazio di incontro, sostegno e crescita. Oggi quella sede è al centro di una controversia che rischia di privarli di un punto di riferimento fondamentale. Dietro ogni decisione ci sono persone, famiglie e vite. Vi chiediamo di non dimenticarlo”.

“Mi rivolgo a politici, dirigenti, insegnanti e amministratori: avete mai provato a immaginare cosa significhi dover lottare ogni giorno per garantire a un figlio ciò che dovrebbe essere un diritto? Non è necessario vivere la disabilità in prima persona per comprenderne la dignità. È sufficiente ascoltare, informarsi e assumersi la responsabilità delle proprie scelte”.

“Non vogliamo pietà o favori ma diritti, rispetto e dignità”

“Sono stanca di un’inclusione che esiste sui manifesti, nei convegni e nei discorsi, ma che troppo spesso si ferma quando è il momento di passare dalle parole ai fatti. I nostri figli non sono un problema da gestire: sono persone, con desideri capacità e diritti. Il modo in cui li trattiamo dice molto della società che vogliamo essere. La disabilità non è un fallimento. Il fallimento è una società che non riesce ancora a garantire a tutti pari opportunità”.

 

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