Tirreno
DIFFICOLTA' NEL COSENTINO
I disagi per la protesta aumentano: carenze di cibo e carburante, a rischio rifiuti, scuolabus e riscaldamento
Le conseguenze per la protesta dei Tir rischiano di bloccare il Cosentino. Coinvolti anche i servizi essenziali: dalla raccolta differenziata al trasporto scolastico fino all’accensione del riscaldamento nelle scuole. I Sindaci chiedono l’intervento del Prefetto di Cosenza

SCALEA (CS) – Come annunciato nella serata di ieri, a seguito della fumata nera dall’incontro con il Governo, prosegue la protesta dei Tir che dovrebbe andare avanti fino al 27 ottobre e con essa i disagi si amplificano.
Sull’Alto Tirreno Cosentino restano attivi i presidi lungo la Statale 18 e nei Comuni del litorale cibo e carburante cominciano a scarseggiare. Ai distributori tornano le code di automobilisti e gli scaffali dei supermercati si svuotano, soprattutto per quanto riguarda i prodotti freschi, a consegne giornaliere, come ortofrutta e carni. Iniziano a svuotarsi, però, anche quelli di latticini e salumi, prodotti da forno e persino gli espositori di acqua imbottigliata mostrano sofferenze.

Protesta e disagi sull’Alto Tirreno Cosentino: dalle scuole ai servizi essenziali
La penuria di carburante pesa sui Comuni, che iniziano a faticare nel garantire vari servizi essenziali. In alcuni centri, come a Praia a Mare e Tortora, le ditte affidatarie del servizio di igiene ambientale hanno comunicato sospensioni a partire da oggi della raccolta porta a porta e i cittadini sono stati invitati a non esporre per strada i rifiuti. Problema analogo, a detta dei sindaci, si presenterà nelle prossime ore un po’ ovunque sul Tirreno Cosentino, come a Scalea.
Oltre alla carenza di benzina o diesel, pesa anche l’impossibilità di conferire in discarica. I sindaci sono intenzionati a chiedere al prefetto di Cosenza una corsia preferenziale per i mezzi della raccolta rifiuti allo scopo di scongiurare conseguenze di igiene e salute pubblica. A rischio, per la carenza di carburante, anche il servizio scuolabus.
Per scongiurare l’emergenza, alcuni Comuni, come quello di Sangineto, è stato ridotto il numero di veicoli in circolazione. A Verbicaro l’unico impianto di distribuzione è a secco e un nuovo rifornimento è previsto non prima di 10 giorni. “Tutti i servizi sono a rischio – ha detto il sindaco Felice Spingola – e se dovessero calare le temperature dovremmo chiudere le scuole perché impossibilitati a riscaldarle“. I primi disagi sugli scaffali si fanno sentire anche a Castrovillari.

Le aziende in Calabria costrette a chiudere, l’allarme di Confindustria
Le difficoltà nei trasporti legate alla protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti rischia di ripercuotersi già nell’immediato sulla filiera produttiva calabrese. A lanciare l’allarme sono alcune delle principali aziende del territorio e Rocco Colacchio, presidente di Confindustria Vibo Valentia, segnala il rischio di uno stop alla produzione nel giro di uno o due giorni per diverse imprese del settore.
“Se domani la situazione non si sblocca ci fermiamo” dice Gloria Tenuta presidente e amministratrice delegata di Gias (Gruppo industriale alimentari surgelati) di Mongrassano, nel Cosentino, eccellenza dell’agroalimentare calabrese specializzata nella produzione di alimenti surgelati, che da domani fermerà le linee produttive per la mancanza gli approvvigionamenti di materia prima. “Su 400 dipendenti l’interruzione lascerà a casa tra i 200 e i 300 lavoratori” spiega.
“Siamo in una situazione limite – ha detto Colacchio – fra 24 e 48 ore molte aziende saranno costrette a chiudere la produzione. Marchi storici e simbolo del nostro territorio come Callipo, Caffo, Monardo e realtà della filiera ortofrutticola come l’azienda Santa Croce della Cipolla sono completamente bloccati. La produzione è ferma e non sappiamo più come gestire i dipendenti e i turni di lavoro”.
Le criticità, ha riferito, non riguardano solo i ritardi nelle consegne, ma anche la difficoltà di reperire trasportatori disponibili a effettuare i carichi. Una situazione che rischia di coinvolgere progressivamente aziende produttrici, centri di distribuzione e punti vendita della grande distribuzione organizzata.
“Il rischio reale – afferma Colacchio – è che la Calabria rimanga tagliata fuori dalla Gdo italiana, proprio perché gli sblocchi in Sicilia consentono ai loro produttori di consegnare la merce mentre i nostri prodotti restano nei magazzini. Si tratta di una forzatura pesantissima per le nostre imprese, che stanno subendo un danno enorme senza avere alcuna responsabilità”.
Le difficoltà in tutta la Calabria
I disagi sono evidenti in tutta la Calabria: da Catanzaro a Crotone fino a Vibo Calabria. In particolare, la carenza coinvolge anche pesce, latte che scarseggia in quasi tutte le località della regione, e la pasta. Gli ultimi riferimenti risalgono ad almeno 4 giorni fa, in alcuni casi addirittura 7.
E col passare dei giorni, inevitabilmente, anche le scorte di magazzino vanno verso l’esaurimento. Sul fronte dei carburanti si registrano code ai distributori a Crotone, dove ancora si trova il gasolio mentre per la benzina ci sono più difficoltà.

















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