Area Urbana
IL CORTEO
Cosenza, gli studenti tornano in piazza. Grande corteo contro carovita e guerra «soldi alle scuole non alle armi»
Gli studenti di Cosenza in corteo da Piazza Kennedy verso l’ufficio scolastico regionale contro il caro-vita, il riarmo e la guerra: «il nostro futuro non è in vendita. I soldi devono andare alle scuole non alle armi»

COSENZA – Mentre gli autotrasportatori hanno annunciato lo stop ai presidi e allo sciopero, gli studenti di Cosenza sono tornati nuovamente in piazza per protestare contro la guerra, il riarmo, il caro-vita e i rincari che stanno ripercuotendo anche nel mondo della scuola. Gli studenti cosentini di diversi istituti scolastici si sono ritrovati questa mattina a piazza Kennedy per poi muovere in protesta verso l’Ufficio scolastico regionale. «Contro carovita e guerra soldi alle scuole e non alle armi». Questo lo striscione esposto dal grande corteo degli studenti che sta attraversando le vie di Cosenza e anticipa la mobilitazione generale indetta per il 30 ottobre con lo sciopero generale.
Cosenza il corteo degli studenti «il nostro futuro non è in vendita»
«Siamo in piazza per protestare contro il Governo e l’Unione Europea – spiega una studentessa. Si spendono miliardi di euro per il riarmo invece di investire nella scuole e nel nostro futuro. E per questo che siamo qui e stiamo facendo di tutto per far capire a chi ci Governa che le cose devono cambiare. Vogliamo il nostro futuro con scuole sicure e aule vivibili».

Tantissimi anche i cartelli esposti dai ragazzi che si sono ritrovati intorno alle 9:30 su Corso Mazzini e si stanno dirigendo verso l’ufficio scolastico. Gli studenti chiedono una netta inversione di rotta sulla gestione delle risorse pubbliche: i fondi devono servire a mettere in sicurezza le aule e ristrutturare i plessi scolastici, non a finanziare spese militari e armamenti. Al centro delle rivendicazioni ci sono anche il benessere psicofisico dei ragazzi, la necessità di un dialogo aperto con le istituzioni e il nodo dei trasporti pubblici, oggi sempre più cari e insostenibili per le famiglie.
«I soldi pubblici devono servire per la sicurezza delle scuole, non per le bombe. Vogliamo un’istruzione che guardi al futuro degli studenti. Non possiamo più accettare un sistema di trasporti con prezzi alle stelle che finisce per penalizzare il nostro domani».
























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