Italia
LE MISURE
Sicurezza: 4 anni di decreti e pacchetti del Governo, ma l’insicurezza degli italiani è triplicata
Dalle nuove strette contro la criminalità giovanile alle norme su immigrazione, manifestazioni e ordine pubblico: il Governo Meloni ha moltiplicato gli interventi legislativi, ma il 64% degli italiani giudica poco o per nulla efficaci le misure adottate

ROMA – Le tensioni e gli episodi di devastazione registrati a Milano nei giorni scorsi, con situazioni analoghe a Torino e Bologna, hanno riportato in primo piano il tema della sicurezza urbana e della gestione dell’ordine pubblico. Le immagini di disordini, danni e scontri hanno riacceso il confronto sulla capacità dello Stato di prevenire le violenze, proteggere i cittadini e garantire il diritto a manifestare senza che le proteste degenerino in episodi di illegalità.
In questo clima, il Governo Meloni rilancia la linea della fermezza, con nuove misure rivolte soprattutto alla criminalità minorile, alla violenza organizzata durante le manifestazioni e alla tutela delle forze dell’ordine. Il nuovo pacchetto approvato dal Consiglio dei ministri il 20 ottobre 2026 si inserisce in un percorso avviato nell’autunno del 2022 e caratterizzato da interventi successivi su diversi fronti.

L’emergenza sicurezza e la percezione dei cittadini
La questione, tuttavia, non riguarda soltanto il numero delle norme introdotte o l’inasprimento delle sanzioni. A pesare è anche la distanza tra gli obiettivi dichiarati dall’Esecutivo e i risultati percepiti dalla popolazione. In base all’indagine Ipsos Doxa pubblicata sul Corriere della Sera, la sicurezza è passata dal decimo posto tra le preoccupazioni degli italiani alla seconda posizione.
Nell’ottobre 2022, all’inizio della legislatura, soltanto il 10% degli intervistati indicava il tema tra le principali preoccupazioni; oggi la quota è salita al 35%. Un aumento che accompagna il susseguirsi dei provvedimenti e che apre una domanda politica centrale: quanto sono riuscite le misure adottate a restituire ai cittadini un concreto senso di protezione?

Dal decreto anti-rave alla stretta del 2026: quattro anni di interventi
Il primo provvedimento arriva nell’ottobre 2022 con il decreto anti-rave, convertito nella legge 199/2022. La norma interviene sull’invasione di terreni o edifici quando ricorrono determinate condizioni di pericolo per l’ordine e l’incolumità pubblica, suscitando fin dall’inizio un dibattito sulla portata delle disposizioni e sulle possibili conseguenze per il diritto di riunione.
Nel 2023 la strategia si estende all’immigrazione e alla criminalità giovanile. Il decreto Cutro, convertito nella legge 50/2023, introduce un inasprimento delle misure contro il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e modifica alcuni aspetti della protezione speciale e del sistema di accoglienza.

Poi il decreto Caivano, diventato legge 159/2023, che interviene invece sui reati commessi dai minori, sulle misure cautelari e sull’obbligo scolastico, affiancando agli strumenti repressivi iniziative educative e di riqualificazione. Nello stesso anno, il decreto 133/2023, convertito nella legge 176/2023, aggiunge ulteriori disposizioni sulla gestione dei flussi migratori, sull’accoglienza e sui rimpatri.
La stretta prosegue nel 2025 con il decreto-legge 48, convertito nella legge 80/2025. Il provvedimento introduce nuove fattispecie penali, interviene sulle occupazioni arbitrarie di immobili e sul blocco stradale in determinate circostanze, rafforza alcune tutele per le forze dell’ordine e prevede misure contro specifiche forme di illegalità. Le disposizioni sulle manifestazioni e sulle condotte legate alla protesta alimentano, però, le critiche delle opposizioni e di organizzazioni preoccupate per gli effetti sul diritto al dissenso.
Nel febbraio 2026 arriva un ulteriore pacchetto, convertito nella legge 54/2026, che punta tra l’altro a contrastare il porto ingiustificato di coltelli e strumenti atti a offendere, a responsabilizzare i genitori in determinati casi di reati commessi dai figli minorenni e a rafforzare gli strumenti di prevenzione e controllo.
Si arriva all’ultimo passaggio, al 22 ottobre 2026, è il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 20 ottobre: tra le misure annunciate figurano l’estensione ai minorenni dell’arresto in flagranza differita, possibili sanzioni amministrative a carico dei genitori in casi specifici e nuove disposizioni contro le violenze durante le manifestazioni. Per quest’ultimo provvedimento resta essenziale distinguere l’approvazione del Consiglio dei ministri dalla successiva entrata in vigore e dall’eventuale conversione parlamentare.

Decreti e pacchetti sicurezza, ma il 64% boccia i risultati
Nonostante la successione di decreti, la sensazione di insicurezza continua a essere diffusa. Secondo Ipsos Doxa, il 54% degli italiani si sente molto o abbastanza sicuro nella propria zona di residenza, mentre il 46% dichiara di sentirsi poco o per nulla sicuro. È soprattutto il giudizio sull’efficacia delle politiche governative a mettere in evidenza le difficoltà dell’Esecutivo: il 64% degli intervistati considera le misure adottate poco o per nulla efficaci.
Nel dettaglio, il 28% le giudica poco efficaci e il 36% per nulla efficaci. Tra gli elettori della maggioranza prevale invece una valutazione più favorevole: il 60% ritiene i provvedimenti almeno in parte efficaci, anche se soltanto il 5% li considera molto efficaci. Nell’area di centrosinistra, il 51% li giudica per nulla efficaci e il 34% poco efficaci.
Le paure riguardano soprattutto la criminalità comune, indicata dal 38% degli intervistati, seguita dalle baby gang al 28%, dal degrado urbano e dall’immigrazione, entrambi al 27%, dalla violenza di genere al 23% e dalla criminalità organizzata al 19%.

Le marcate differenze politiche
Gli elettori di centrodestra, il 44%, indica l’immigrazione irregolare come principale fonte di preoccupazione; tra gli elettori delle opposizioni la quota scende al 12%, mentre assume maggiore rilievo la violenza di genere. Anche sulle soluzioni il Paese appare diviso: il 43% preferisce la repressione, il 44% punta sulla prevenzione. La prima opzione prevale tra gli elettori di centrodestra, con il 59%, mentre tra quelli di centrosinistra il 63% sceglie la prevenzione.
Il dato politico forse più significativo però, è che il 46% degli italiani non individua alcun partito particolarmente credibile sul tema della sicurezza. Il quadro restituisce così una contraddizione: la sicurezza occupa sempre più spazio nell’agenda politica e legislativa, ma la moltiplicazione degli interventi non coincide automaticamente con una maggiore fiducia nei risultati.




















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