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Reset, l’ex assessore al comune di Rende Munno dopo l’assoluzione definitiva: «Chiuso capitolo buio e ingiusto»

Area Urbana

Reset, l’ex assessore al comune di Rende Munno dopo l’assoluzione definitiva: «Chiuso capitolo buio e ingiusto»

L’ex assessore di Rende commenta la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro che rende definitiva la sua assoluzione nel processo Reset: «Accuse ingiuste che lasceranno un segno indelebile, ma la verità è venuta a galla. Qualcuno ora chieda scusa per lo scioglimento della del Comune»

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Pino-Munno

RENDE – Ieri la Corte d’Appello di Catanzaro, nel processo Reset, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla DDA contro le sentenze di proscioglimento emesse in primo grado dal Tribunale collegiale di Cosenza. A determinare la decisione dei giudici di secondo grado è stato un vizio procedurale: le impugnazioni della DDA sono state depositate unicamente in forma cartacea, laddove le norme vigenti imponevano l’obbligo del deposito telematico. Un errore formale che mette la parola fine alla vicenda giudiziaria per le posizioni uscite assolte dal primo grado.

Le dichiarazioni di Pino Munno: «Il male subito lascerà un segno indelebile»

Sull’esito del giudizio d’appello l’ex assessore del Comune di Rende, Pino Munno, ha ripercorosso la sofferenza patita negli ultimi anni ma rivendicando con forza la bontà del verdetto: «In merito alla mia assoluzione confermata in appello sono felice di poter dire nuovamente quello che già ho detto dopo l’assoluzione di primo grado. Finalmente e, ad oggi definitivamente, si è chiuso un capitolo buio che ingiustamente ha sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia. Il male che mi è stato fatto e i danni che mi sono stati arrecati sono innumerevoli e lasceranno per sempre un segno indelebile dentro di me. Venire ingiustamente accusato di cose che non hanno nulla a che vedere con la tua persona ti lascia un senso di amarezza difficile da accettare».

Pino Munno assessore lavori pubblici Rende

L’ex assessore al Comune di Rende ha poi voluto sottolineare l’importanza degli affetti e il ruolo decisivo della difesa tecnica nel corso del travagliato iter processuale: «In questa esperienza traumatica però ho acquisito la consapevolezza che avere una famiglia unita ti dà la forza di combattere contro ogni male. Dal profondo del mio cuore voglio ringraziare tutte le persone care che non mi hanno mai abbandonato, in particolare il mio grande avvocato Gianluca Garritato che ha sempre creduto in me, ha saputo capirmi, affiancarmi e difendermi».

Infine, Munno ha espresso fiducia nel valore della giustizia e ha rivolto una dura riflessione sull’impatto istituzionale dell’inchiesta: «Anche nei momenti più bui che ho attraversato ho avvertito una sensazione rassicurante e consolatrice che mi ha fatto sperare e credere che la giustizia avrebbe trionfato. La mia assoluzione rafforza i valori in cui ho sempre creduto: la verità prima o poi viene fuori e oggi posso apprezzare nuovamente quanta luce e quanta bellezza la giustizia possa portare. Oltre al danno che ho subito personalmente ci tengo a ricordare a tutti che è stata danneggiata tutta la comunità rendese, perché il Comune di Rende è stato ingiustamente sciolto per mafia e ora che è stato dimostrato il contrario ritengo qualcuno dovrebbe chiedere scusa e dovrebbe rispondere del danno arrecato».

L’inchiesta “Reset” e lo scioglimento del comune di Rende

L’operazione “Reset“, scattata all’alba del 1° settembre 2022 con l’esecuzione di oltre 200 misure cautelari ordinate dall’allora Procuratore Capo Nicola Gratteri, aveva rappresentato una delle più imponenti inchieste giudiziarie mai condotte contro la ‘ndrangheta nell’area urbana di Cosenza, Rende e nei comuni dell’hinterland. L’impianto accusatorio formulato dalla DDA ipotizzava la presenza di un assetto criminale fortemente riorganizzato: non più una galassia di cosche in conflitto, ma una vera e propria struttura confederata suddivisa in sette gruppi o “fazioni”, capaci di coesistere e spartirsi i proventi illeciti attraverso una cassa comune (la cosiddetta bacinella).

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il sodalizio esercitava un controllo capillare sul territorio attraverso: estorsioni sistematiche ai danni di commercianti e imprenditori edili, traffico e spaccio di stupefacenti su vasta scala, usura ed esercizio abusivo del credito con tassi strozzini, Infiltrazioni nell’economia legale e negli appalti pubblici e voto di scambio e condizionamenti sulle dinamiche politico-elettorali degli enti locali.

processi penali Reset

Proprio le presunte ingerenze della criminalità organizzata nelle attività amministrative avevano portato, nel corso del 2023, al provvedimento di scioglimento del Comune di Rende. Oggi, alla luce dell’inammissibilità dei ricorsi e del definitivo consolidamento delle assoluzioni per gli ex amministratori chiave, la vicenda processuale segna un punto di svolta decisivo per la storia politica e giudiziaria della città.

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