Calabria
Lavoro e riscatto dietro le sbarre: 7 detenuti assunti dal Gruppo Callipo
Da dieci anni il gruppo Callipo offre ai detenuti un’occasione concreta per ripartire. Circa 70 persone hanno preso parte al progetto, che unisce lavoro, formazione e speranza di un futuro diverso dopo il carcere

VIBO VALENTIA – Dieci anni di collaborazione, circa 70 detenuti coinvolti e un’opportunità concreta per costruire un futuro diverso dopo il carcere. È il bilancio del progetto avviato nel 2016 tra il gruppo conserve alimentari Callipo e la casa circondariale di Vibo Valentia, che attraverso il lavoro e la formazione professionale offre ai reclusi la possibilità di acquisire competenze, sostenere le proprie famiglie e prepararsi al reinserimento nella società.

Il progetto Callipo in carcere: 7 i detenuti assunti
Il progetto si rinnova ogni anno in vista delle festività natalizie: sette detenuti vengono selezionati dalla direzione penitenziaria e assunti regolarmente per un circa due mesi durante i quali lavorano al confezionamento delle idee regalo dell’azienda. Nell’istituto vengono preparate circa 11 mila confezioni, con il supporto del personale del gruppo Callipo, che accompagna i partecipanti nelle diverse fasi della lavorazione, trasmettendo competenze e metodi professionali.
“E’ un modo per riscattarci”
Il valore dell’iniziativa emerge dalle parole di Andrea, italiano, e Renato, albanese, due detenuti coinvolti nell’esperienza. “Ci sentiamo utili a qualcosa, sappiamo di aver sbagliato ma adesso abbiamo imboccato la strada della rettitudine. E’ un modo per riscattarci”, raccontano. Per loro il lavoro non è soltanto un modo per affrontare le spese durante la detenzione e dare un aiuto alle famiglie, ma anche un investimento sul futuro: “Una volta fuori avremo acquisito una professionalità che potrebbe aprirci le porte a un impiego”.
Giacinto Callipo, componente del Cda, ha partecipato , insieme al fratello Filippo, alle attività nel carcere, lavorando fianco a fianco con i detenuti, definiti suoi “colleghi”. Un’esperienza che, sottolinea, gli ha restituito molto sul piano umano, confermandogli il valore del lavoro condiviso, dell’appartenenza a una squadra e della possibilità di guardare avanti.
Sciavicco: “Il lavoro riduce il rischio di recidiva”
La direttrice della Casa circondariale, Angela Sciavicco, evidenzia come il carcere non deve essere una realtà isolata dal territorio: il lavoro costituisce uno strumento fondamentale per la rieducazione e il reinserimento, contribuendo anche a ridurre il rischio di recidiva. Da qui l’invito alle imprese a investire in percorsi analoghi, anche attraverso gli incentivi previsti dalla legge Smuraglia. La collaborazione si arricchisce quest’anno della nuova collezione “Sogni in scatola” firmata da Frelly, nome d’arte dell’artista e illustratore catanzarese Enrico Focarelli Barone.



















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