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Pizzaiolo ucciso a Crotone, la Cassazione riapre il caso: da valutare la ricusazione del Gip che archiviò il poliziotto

Calabria

Pizzaiolo ucciso a Crotone, la Cassazione riapre il caso: da valutare la ricusazione del Gip che archiviò il poliziotto

La Suprema Corte accoglie il ricorso della famiglia di Francesco Chimirri e rinvia gli atti alla Corte d’appello di Catanzaro. Al centro della vicenda l’imparzialità del giudice che dispose l’archiviazione per il poliziotto Giuseppe Sortino, dalla cui arma partì il colpo mortale nell’ottobre 2024

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CROTONE – Nuovo passaggio giudiziario nel caso dell’omicidio di Francesco Chimirri, il pizzaiolo ucciso nell’ottobre 2024 durante una rissa nel quartiere Lampanaro di Crotone. La Prima sezione penale della Corte di cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza con cui la Corte d’appello di Catanzaro aveva dichiarato inammissibile l’istanza di ricusazione del Gip di Crotone, Elisa Marchetto, presentata nell’ambito del procedimento che ha portato all’archiviazione del caso per il poliziotto Giuseppe Sortino.

Pizzaiolo ucciso, le parole del Gip al centro della contestazione

La decisione, adottata nell’udienza del 20 ottobre, si fonda sui principi stabiliti dalla sentenza n. 132 del luglio 2026 della Corte costituzionale. La Consulta, intervenuta su una questione sollevata proprio dalla difesa della famiglia Chimirri, ha dichiarato parzialmente incostituzionale l’articolo 37 del Codice di procedura penale, riconoscendo anche alla persona offesa, e non soltanto all’indagato, la possibilità di chiedere la ricusazione del giudice per difetto di imparzialità nell’ambito dell’opposizione all’archiviazione.

pizzaiolo chimirri poliziotto 02Alla base dell’iniziativa legale, promossa dall’avvocato Tiziano Saporito, ci sono alcune espressioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nel dicembre 2024 nei confronti dei familiari della vittima. Nel provvedimento, il magistrato aveva descritto l’azione del poliziotto come un «disperato tentativo di difesa» e un «estremo atto di autodifesa», mentre aveva definito la reazione dei parenti un «deprecabile episodio di insensata e brutale violenza» attribuito al «clan Chimirri».

Secondo il legale della famiglia, attraverso una narrazione «giuridicamente qualificata», il Gip avrebbe sposato «in modo inequivocabile la tesi difensiva dell’indagato», compromettendo il principio di terzietà del giudice e anticipando valutazioni poi confluite nella decisione di archiviazione del luglio 2025. La ricusazione punta dunque a verificare se quelle considerazioni fossero compatibili con il requisito dell’imparzialità richiesto a chi è chiamato a decidere sul procedimento.

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Gli atti tornano a Catanzaro

Dopo la pronuncia della Cassazione, il fascicolo torna alla Corte d’appello di Catanzaro, che dovrà esaminare nel merito l’istanza di ricusazione. La Suprema Corte, con l’annullamento e il rinvio, non ha disposto direttamente la revoca dell’archiviazione, ma ha riaperto la strada alla valutazione della richiesta avanzata dalla difesa della famiglia Chimirri.

Un eventuale accoglimento della ricusazione potrebbe comportare l’annullamento dell’archiviazione disposta nel 2025 e la riassegnazione del procedimento relativo all’omicidio a un nuovo magistrato. Si apre così un nuovo capitolo giudiziario in una vicenda che, a due anni dalla morte del pizzaiolo, continua a interrogare la giustizia sul rispetto delle garanzie di imparzialità e sui diritti della persona offesa.

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