Reset, Manna rompe il silenzio: “ora bisogna capire perché Rende è stata sciolta”
Manna torna a parlare dopo la definitiva assoluzione nel processo Reset e solleva interrogativi sui possibili risvolti politici dello scioglimento di Rende
Manna torna a parlare dopo la definitiva assoluzione nel processo Reset e solleva interrogativi sui possibili risvolti politici dello scioglimento di Rende
RENDE -Con la decisione della Corte d’Appello di Catanzaro, che ha dichiarato inammissibili gli appelli della Direzione distrettuale antimafia contro le assoluzioni pronunciate in primo grado, per Marcello Manna arriva l’assoluzione definitiva dalle accuse di voto di scambio politico-mafioso e corruzione elettorale aggravata nell’ambito del processo Reset. Se da una parte si chiude definitivamente la vicenda giudiziaria, dall’altra si apre quella degli interrogativi, e non sono pochi. A porli è lo stesso ex sindaco di Rende, che ora torna a chiedere chiarezza sulle ragioni che portarono allo scioglimento del Comune.

“Dopo questa sentenza – si chiede Manna nel corso di una apposita conferenza stampa – perché è stato sciolto il Comune di Rende? Un Comune – prosegue – viene sciolto perché ci sono delle ragioni anche di rilievo penale. Se le ragioni di rilievo penale vengono meno, oggi c’è da chiedersi perché siamo stati sciolti”.
Per l’ex primo cittadino, la questione è tutt’altro che marginale, anche alla luce del peso politico e amministrativo di Rende, uno dei Comuni più importanti della Calabria. “Il tema – ecidenzia – è molto forte, anche perché mi pare di capire che qui nessuno dice nulla e si fa finta di niente”, sottolineando la necessità di ricostruire quanto accaduto e di mettere in fila i diversi passaggi che hanno condotto allo scioglimento dell’amministrazione.

Le domande di Manna si spingono oltre il profilo giudiziario e chiamano in causa anche possibili motivazioni politiche e rapporti di potere. “Come mai si è arrivati a questo? Se non è un rilievo penale, che cosa è? Un rilievo di carattere politico? C’è dietro una forza politica? C’è dietro un centro di potere? Siccome siamo abituati che in Calabria, purtroppo, i centri di potere gestiscono tanto, credo che sia opportuno oggi cominciare a chiedersi questo”, ed aggiunge, precisando che l’obiettivo è ricostruire la vicenda attraverso un’analisi dei fatti e degli avvenimenti che si sono susseguiti nel tempo.
Manna chiama in causa anche alcuni rappresentanti istituzionali calabresi e si pone ulteriori domande. “Dov’è il presidente della Regione che si complimentò con il procuratore della Repubblica all’indomani del commissariamento? Dove sono i garantisti che sfilavano, con l’aiutino della magistratura, sotto il municipio in nome della legalità? E dov’è il sindaco di Cosenza che si riuniva con il prefetto? Perché non si è sentita l’esigenza di convocare un Consiglio comunale per chiedere come mai si arrivò allo scioglimento? Infine arriva a pensare anche ad una serie di ipotesi legate a questioni territoriali e politiche: “forse – conclude – non eravamo organici a dei disegni sulla città unica, sull’ospedale e su tante altre cose”.
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