Area Urbana
L'INTERVISTA
Tansi «I terremoti non si prevedono, si prevengono». Rischio idrogeologico? «Rincorriamo le emergenze»
In Calabria dagli errori non si impara. Carlo Tansi su Rlb: dalla vulnerabilità degli edifici alla mancata manutenzione di fiumi e argini, la Calabria continua a fare i conti con rischi che possono essere affrontati attraverso la prevenzione

COSENZA – Le parole del dott. Carlo Tansi, geologo, primo ricercatore del CNR, già direttore della Protezione civile regionale e docente universitario, ai microfoni di Rlb, restituiscono un’immagine di una Calabria che sembra non avere imparato nulla dagli errori. Al centro due temi importanti: l’attività sismica nel Mediterraneo e i rischi idrogeologici che interessano una regione esposta e fragile, che ha necessità di investire in sicurezza.
Tansi sui terremoti: «la prevenzione può salvare vite»
Le scosse registrate al largo del Mar Tirreno, ha spiegato, rientrano nella normale attività sismica dell’area, caratterizzata dalla presenza di faglie sottomarine. «La scienza, allo stato attuale, non è in grado di prevedere quando si verificherà un terremoto né di stabilire con certezza l’evoluzione di uno sciame sismico. Ma l’impossibilità di prevedere le scosse non significa essere impotenti di fronte alle loro conseguenze».
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«In altre parti del mondo la ‘bestia nera’ del terremoto è stata praticamente sconfitta, perché se è vero che non si possono prevedere i terremoti di certo si possono prevenire i disastri». Tansi richiama l’esempio del Giappone, dove le tecnologie antisismiche consentono di ridurre i danni anche in presenza di eventi di forte magnitudo. Dispositivi di isolamento e dissipazione sismica, insieme a interventi mirati sugli edifici, possono infatti limitare le sollecitazioni provocate dalle scosse.
Il problema, secondo il geologo, è trasformare queste possibilità in una strategia concreta anche in Calabria, intervenendo sulle costruzioni esistenti e garantendo standard di sicurezza adeguati per quelle nuove: «è una scelta culturale, finiamola di fare gli scongiuri. Dobbiamo affidarci alla tecnologia».

Rischio idrogeologico, le emergenze si possono prevenire
Se i terremoti non possono essere previsti, per il rischio idrogeologico il quadro è diverso: le previsioni meteorologiche consentono di individuare con crescente anticipo gli eventi potenzialmente pericolosi. Questo, però, non basta se alle allerte non seguono interventi di prevenzione. Ed è proprio su questo punto che Tansi concentra le critiche, ricordando gli allagamenti provocati dalle precipitazioni intense e le condizioni di fragilità di numerosi corsi d’acqua calabresi.
«Anche qui la colpa è dell’uomo. Rincorriamo le emergenze, abbiamo avuto otto cicloni all’inizio anno, all’inizio 2026, (Harry, Ulrike, Nils, Pedro…) e abbiamo rincorso le emergenze, abbiamo lavorato solo in emergenze. Da gennaio-febbraio ad oggi, in termini di prevenzione, non abbiamo fatto nulla».

Per l’ex direttore della Protezione civile regionale, prevenire significa intervenire prima che arrivi il maltempo: pulire gli alvei dalla vegetazione e dai detriti, ripristinare gli argini danneggiati e mettere in sicurezza i punti più esposti alle esondazioni. Un’attività che deve coinvolgere la Regione e i Comuni, ciascuno per le proprie competenze.
A rendere il problema ancora più urgente è il cambiamento climatico, che contribuisce ad alimentare fenomeni meteorologici estremi attraverso l’aumento delle temperature marine e la maggiore disponibilità di energia e umidità nell’atmosfera.
Il cambiamento climatico «non è un’opinione»
Tansi richiama la necessità di prepararsi a eventi intensi senza considerarli episodi isolati. Le allerte meteo, dunque, devono diventare uno strumento per organizzare interventi e proteggere le persone, non soltanto un segnale a cui reagire quando il pericolo è ormai imminente.

Allerta arancione e responsabilità dei sindaci
Nel corso dell’intervista, Tansi affronta anche il tema delle chiusure scolastiche in occasione delle allerte meteo. Secondo il geologo, il codice arancione non dovrebbe tradursi automaticamente nella chiusura indiscriminata di tutte le scuole, ma richiede valutazioni legate alle effettive condizioni di rischio e alle aree interessate.
La gestione dell’allerta, ha evidenziato, deve basarsi sulla conoscenza del territorio e su decisioni proporzionate alle criticità individuate. «Anche qua ci vuole il senso di responsabilità dei sindaci, che non sono solo fascia tricolore, ma sono anche responsabilità».
Tra i compiti delle amministrazioni locali rientra, ha ricordato, anche la manutenzione degli alvei nei territori di competenza comunale. Un lavoro che non può essere rinviato fino alla successiva emergenza, perché proprio la mancata cura del territorio può aggravare le conseguenze delle piogge più intense.
La Calabria dunque, deve superare la logica degli interventi tardivi e puntare su una prevenzione costante, sia contro il rischio sismico sia contro quello idrogeologico. Perché, se non è possibile impedire che si verifichi un terremoto o che arrivi un evento meteorologico estremo, è possibile ridurre i rischi attraverso edifici più sicuri, corsi d’acqua manutenuti e una pianificazione efficace. Aspettare che si verifichi un disastro per intervenire significa lasciare che problemi conosciuti continuino a mettere in pericolo persone e comunità.




















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