COSENZA – Un presunto sistema di slot machine manomesse, somme sottratte al fisco e controlli che sarebbero stati anticipatamente rivelati agli indagati. È il quadro delineato dalla Procura della Repubblica di Cosenza nell’ambito di una complessa indagine sulla gestione degli apparecchi da gioco con vincite in denaro. I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, insieme ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari personali nei confronti di quindici persone, su disposizione del giudice per le indagini preliminari.

Due indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, sei sono destinatari di misure cautelari non custodiali, mentre per altri sette è stato disposto il divieto di esercitare l’attività di gioco per un anno. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un presunto meccanismo per alterare il funzionamento delle slot machine e sottrarre al controllo dello Stato una parte delle giocate, evitando così il versamento delle relative imposte. Secondo gli investigatori, all’interno degli apparecchi sarebbero state installate doppie schede elettroniche, una regolare e una clandestina, in grado di deviare parte degli incassi al di fuori della rete telematica nazionale.
Il procuratore di Cosenza, Vincenzo Capomolla ha spiegato che «si tratta di un meccanismo altamente organizzato e meticoloso che presupponeva l’esistenza di una rete di relazioni e il coinvolgimento di più soggetti che intervenivano anche fisicamente sugli apparecchi collocati presso i diversi esercizi commerciali».
Il colonnello e comandante provinciale dei Carabinieri di Cosenza Andrea Mommo, ha illustrato alcuni dettagli dell’indagine: «dalle chat sicuramente è emerso come il soggetto vivesse di provvigioni consistenti. Oltre a una base fissa, c’era anche una percentuale che veniva calcolata in base agli introiti dell’organizzazione».
Slot machine manomesse e controlli anticipati
Le prime verifiche avevano portato al sequestro di 145 apparecchi sospetti e di circa 80 mila euro in contanti. Nel novembre del 2025 era stato inoltre disposto un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre 12 milioni di euro nei confronti di un operatore economico del settore.

Gli ulteriori approfondimenti investigativi, condotti anche attraverso analisi informatiche e digital forensics, avrebbero permesso di ricostruire i ruoli dei presunti partecipanti e le modalità con cui sarebbero state occultate le manomissioni.
Un “patto corruttivo” tra l’imprenditore e il funzionario ADM
Tra gli aspetti più delicati dell’inchiesta figura l’ipotesi di un patto corruttivo tra un imprenditore del settore e un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Quest’ultimo avrebbe ricevuto periodicamente denaro in cambio di informazioni riservate sui controlli programmati, consentendo, secondo l’accusa, di nascondere le schede illegali. Contestata anche la presunta sottrazione di apparecchiature già sequestrate, che sarebbero state successivamente ripristinate e reimmesse sul mercato. Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere, corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento.
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