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Consumo di suolo in Calabria, il cemento avanza: 164 ettari in un anno. In testa Rende, Corigliano-Rossano e Tarsia

Calabria

IL REPORT

Consumo di suolo in Calabria, il cemento avanza: 164 ettari in un anno. In testa Rende, Corigliano-Rossano e Tarsia

Il Rapporto ISPRA-SNPA 2026 fotografa un’Italia che cementifica a ritmo record. La Calabria resta sotto la media nazionale, ma ha più suolo consumato per abitante. Su tre ettari persi uno si concentra in provincia di Cosenza. I comuni che hanno invece ripristinato più suolo sono Luzzi, Crotone e Cassano all’Ionio

Marco Garofalo

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Consumo di suolo Calabria dati ISPRA

COSENZA – Consumo di suolo: l’Italia ne ha consumato con un ritmo di oltre 3 metri quadrati al secondo nel 2025, il valore più alto mai registrato dal 2012. La Calabria non è tra le regioni più colpite in termini assoluti, ma i numeri delle sue province e dei suoi comuni raccontano un territorio con squilibri marcati: zone costiere molto artificializzate, entroterra con consumi pro capite altissimi e un fotovoltaico a terra che comincia a incidere in modo visibile. I dati arrivano dall’edizione 2026 del Rapporto «Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio», curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA).

Il quadro nazionale: record di consumo, 22,4% in più rispetto al 2024

Nel 2025 in Italia sono stati trasformati in aree artificiali 102,4 chilometri quadrati di territorio, il 22,4% in più dell’anno precedente. Il ritmo è di 3,2 metri quadrati al secondo, oltre 280.000 metri quadrati al giorno. Il ripristino di aree naturali, pari a quasi 7,5 km², compensa solo in piccola parte la crescita delle superfici artificiali. Il consumo netto sale così a 95 km², con un incremento annuo dello 0,44%, il doppio di quello di dieci anni fa.

Oggi infrastrutture, edifici e altre coperture artificiali occupano 21.644 km², pari al 7,19% del territorio nazionale, contro una media europea del 4,4%. Il suolo consumato per abitante è salito da 347 m² nel 2006 a 367 m² nel 2025. Il rapporto stima inoltre che la perdita di servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2006 e il 2025 costi ogni anno tra 9,3 e 11,3 miliardi di euro.

Cantiere costruzione

Consumo di suolo Calabria: 77.118 ettari, il 5,11% del territorio

Nel 2025 il suolo consumato in Calabria raggiunge i 77.118 ettari, pari al 5,11% della superficie regionale. È una quota inferiore alla media italiana (7,19%), ma il dato non va letto come rassicurante in sé. Tra il 2024 e il 2025 il consumo netto è stato di 164 ettari, mentre il consumo lordo ha toccato i 178 ettari. La differenza è data dai soli 14 ettari di suolo ripristinato: appena il 7,9% del terreno consumato è stato restituito alla natura, una quota in linea con il dato nazionale (746 ettari ripristinati su 10.243 consumati).

Gli indicatori calabresi a confronto con l’Italia:

IndicatoreCalabriaItalia
Suolo consumato 202577.118 ha2.164.359 ha
Suolo consumato (% territorio)5,11%7,19%
Suolo consumato pro capite420,34 m²/ab367,19 m²/ab
Consumo netto 2024-2025164 ha9.497 ha
Consumo pro capite 2024-20250,97 m²/ab1,74 m²/ab
Densità del consumo1,18 m²/ha3,40 m²/ha
Suolo ripristinato14 ha746 ha

Il quadro è doppio. Per intensità del consumo annuale (1,18 m² per ettaro contro 3,40) la regione fa meglio della media. Ma ogni calabrese “occupa” in media 420 metri quadrati di suolo artificiale, oltre 53 in più rispetto alla media nazionale: un effetto legato a una popolazione sparsa in molti piccoli centri e in calo demografico, dove le superfici artificiali crescono anche quando gli abitanti diminuiscono.

Le cinque province calabresi a confronto

ProvinciaSuolo consumato 2025 (ha)% del territoriom²/abitanteConsumo netto 2024-25 (ha)Ripristinato (ha)
Cosenza29.5354,44%441,131028
Reggio Calabria18.5305,82%361,24261
Catanzaro15.7496,58%463,55142
Vibo Valentia6.7085,88%445,66120
Crotone6.5963,84%407,4483

 

I capoluoghi: Cosenza consuma, Crotone in controtendenza

Cosenza è la provincia con più suolo consumato in valore assoluto (29.535 ettari) e, soprattutto, quella che ha pesato di più nell’ultimo anno: 102 ettari netti, circa il 62% dell’intero consumo netto regionale. La densità annuale (1,66 m²/ha) è la più alta della Calabria. Colpisce un dato: la provincia registra 110 ettari lordi, ma solo 70 al netto del fotovoltaico, il che indica che circa 40 ettari sono riconducibili agli impianti a terra. Catanzaro ha la percentuale più alta di territorio consumato (6,58%) e il valore pro capite più elevato tra le province (463,55 m²/ab), ma un consumo annuale contenuto (14 ettari netti).

Reggio Calabria ha il consumo pro capite più basso (361,24 m²/ab), l’unico sotto la media nazionale, grazie a una popolazione più concentrata. Ha registrato 26 ettari di nuovo consumo, tutti non legati al fotovoltaico. Vibo Valentia ha consumato 12 ettari, senza alcun ripristino, mentre Crotone ha la quota più bassa di territorio artificializzato (3,84%) e 3 ettari ripristinati. Tra i capoluoghi, Cosenza ha il 24,43% del territorio comunale consumato, la percentuale più alta, anche se con il valore pro capite più basso (144,99 m²/ab), segno di una città compatta e densamente abitata. Seguono Catanzaro (18,95%), Vibo Valentia (18,87%), Reggio Calabria (14,37%) e Crotone (8,53%).

Nell’ultimo anno Reggio Calabria ha aggiunto 5 ettari e Vibo Valentia 2, che con 3,77 m²/ha ha la densità di consumo più alta tra i capoluoghi. Crotone chiude con un saldo negativo (-1 ettaro): i 3 ettari ripristinati superano i nuovi consumi, un caso positivo in una regione in cui il recupero è marginale.

Consumo di suolo Calabria 2026. Province e comuni

I comuni: dove si consuma di più (e dove di meno). Rende male, Luzzi virtuosa

Per superficie consumata guida Reggio Calabria (3.406 ettari), seguita da Corigliano-Rossano (2.750), Lamezia Terme (2.392), Catanzaro (2.118) e Crotone (1.537). Per percentuale di territorio consumato il primato spetta a Tropea (35,74%), davanti a Villa San Giovanni (28,20%), Soverato (27,41%) e San Ferdinando (26,65%). Più della metà dei primi dieci comuni è costiera, a conferma del peso dell’urbanizzazione lungo il mare. Per consumo pro capite compaiono invece piccoli comuni dell’entroterra con pochissimi abitanti: Candidoni (2.869,54 m²/ab), Castroregio (2.524,15), Carpanzano (2.321,51) e Roccaforte del Greco (2.209,67). Sono numeri “gonfiati” dallo spopolamento: poche persone a fronte di superfici artificiali esistenti.

Per nuovo consumo nell’ultimo anno il comune con più ettari è Rende (17 ettari), seguito da Corigliano-Rossano (13), Tarsia (9), Luzzi (8) e Rosarno (8). Rende guida anche la classifica della densità (30,58 m²/ha), davanti a Rosarno (19,25) e Tarsia (19,18). Una nota su Tarsia: compare tra i primi per consumo (9 ettari), ma non nella classifica al netto del fotovoltaico, dove la soglia di ingresso è 3 ettari. Questo suggerisce, pur nei limiti dei dati disponibili, che gran parte del consumo sia legata a impianti a terra.

Sul fronte opposto, i comuni che hanno ripristinato più suolo sono Luzzi e Crotone (3 ettari ciascuno) e Cassano all’Ionio (2). Il consumo pro capite annuale più alto è quello di Albidona (65,06 m²/ab), seguito da Tarsia (50,08) e Candidoni (24,70).

Il fotovoltaico a terra: nuova voce nel consumo di suolo calabrese

Sul consumo calabrese pesano ancora soprattutto i cantieri, la componente dominante nel grafico storico ISPRA, ma nel 2025 compare con evidenza il fotovoltaico a terra, quasi assente fino a pochi anni fa. Dal grafico emerge che nel 2025 ha raggiunto circa 40 ettari. Dai dati provinciali si ricava che, senza gli impianti, il consumo regionale sarebbe stato di 135 ettari invece di 178.

Il fenomeno è nazionale: in Italia i pannelli a terra hanno superato i 2.800 ettari nel 2025, contro i 1.700 del 2024 e i 75 del 2021. ISPRA precisa che gli impatti variano a seconda del tipo di impianto e che si tratta in larga parte di consumo di suolo reversibile. Le mappe mostrano gli impianti calabresi più estesi concentrati nell’area cosentina e nella zona dello Ionio nord-orientale.

Impianti fotovoltaici consumo di suolo Ispra 2026

Il suolo consumato non è solo “terreno coperto”: è una perdita di funzioni. Un suolo in buone condizioni assorbe e trattiene l’acqua, regola il clima, custodisce biodiversità e sostiene l’agricoltura. Il rapporto indica che le superfici asfaltate lasciano infiltrare meno del 10% dell’acqua piovana, mentre le aree rinaturalizzate possono arrivare al 70-100%. Un tema cruciale in una regione fragile dal punto di vista idrogeologico.

ARPACAL: “Servono dati e scelte consapevoli per tutelare il territorio”

Il Direttore generale di ARPACAL, Michelangelo Iannone, intervenuto alla presentazione del rapporto, ha sottolineato il ruolo delle agenzie ambientali come supporto tecnico-scientifico alle istituzioni, utile a orientare la pianificazione urbanistica, la prevenzione del rischio idraulico e la tutela dei suoli agricoli. Ha richiamato anche l’importanza di valorizzare il recupero delle aree già trasformate.

“Il nostro lavoro mette a disposizione delle istituzioni dati, conoscenze e strumenti di lettura del territorio, con l’obiettivo di trasformare il monitoraggio ambientale in scelte consapevoli e interventi efficaci. La disponibilità di informazioni affidabili e costantemente aggiornate costituisce una base essenziale per orientare la pianificazione urbanistica, valutare le trasformazioni territoriali e rafforzare le strategie di prevenzione, in particolare nelle aree maggiormente esposte al rischio idraulico. Conoscere le dinamiche di trasformazione dell’uso del suolo consente alle amministrazioni locali di disporre di elementi concreti per individuare le priorità e programmare uno sviluppo sostenibile a lungo termine”.

Direttore generale di ARPACALMichelangelo Iannone

Al centro dell’approccio promosso da ARPACAL vi è il riconoscimento del suolo come risorsa vitale e finita, fondamentale per la sicurezza e il benessere della collettività. Un suolo sano svolge funzioni ecosistemiche insostituibili: con la regolazione idrica che assorbe e trattiene l’acqua mitigando il dissesto idrogeologico, la tutela del clima e della biodiversità contribuendo alla regolazione termica e custodisce habitat naturali e il sostegno al comparto agroalimentare: garantisce la fertilità necessaria alla produzione agricola regionale.

In quest’ottica, Iannone ha richiamato l’attenzione sulla necessita di salvaguardare la vocazione agricola dei terreni calabresi, orientando le strategie di sviluppo verso un uso responsabile delle superfici e promuovendo il recupero e riutilizzo delle aree già urbanizzate o dismesse. A conclusione del suo intervento, il Direttore generale di ARPACAL ha lanciato un appello per una collaborazione sempre più stretta tra la ricerca scientifica e le responsabilità amministrative: “Le agenzie ambientali devono essere al fianco delle istituzioni, affinché i dati tecnici e scientifici diventino una leva concreta per scegliere bene, prevenire i rischi e tutelare il futuro dei nostri territori“.

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