Area Urbana
Cosenza, la sfida di Confintesa contro i salari da fame: «Il lavoro torni a dare dignità, basta precarietà e contratti pirata»
Il segretario territoriale di Confintesa Cosenza Armando Fiorito e il presidente nazionale della Federazione Confintesa per i Popoli Ibrahima Deme Diop hanno affrontato le emergenze del mondo del lavoro, dalla perdita del potere d’acquisto alla lotta ai contratti pirata, fino alla tutela dei lavoratori migranti

RENDE – Rimettere il lavoro al centro, restituire potere d’acquisto ai salari e garantire diritti e dignità a ogni lavoratore, senza distinzioni. È il filo conduttore del confronto che questa mattina, nel corso della trasmissione Giadissima su RLB, ha visto protagonisti Armando Fiorito, segretario territoriale di Confintesa Cosenza, e Ibrahima Deme Diop, presidente nazionale della Federazione Confintesa per i Popoli.
Due voci, due ambiti di impegno e una visione che si incontra nella necessità di costruire un mondo del lavoro più equo, capace di rispondere alle difficoltà economiche delle famiglie, contrastare le forme di sfruttamento e valorizzare il contributo di tutte le persone, comprese quelle che affrontano maggiori ostacoli nell’integrazione lavorativa. Dalle criticità del territorio cosentino alle questioni nazionali della contrattazione, fino ai diritti dei lavoratori stranieri, il confronto ha posto al centro una domanda fondamentale: quale sindacato serve oggi per trasformare le rivendicazioni in risultati concreti?
Armando Fiorito: «Non siamo il sindacato del no, ma quello delle soluzioni»
Nel suo intervento, Armando Fiorito ha delineato la visione di Confintesa per la provincia di Cosenza, soffermandosi sulle principali criticità del territorio: precarietà occupazionale, difficoltà di accesso al lavoro per i giovani, fuga delle competenze, fragilità del tessuto produttivo e crescente perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni. Problemi che interessano lavoratori di diversi comparti, dalla sanità alla pubblica amministrazione, dalla scuola al commercio, fino ai servizi e all’agricoltura. Perché avere un’occupazione, oggi, non significa necessariamente godere di una reale sicurezza economica.
Da qui la necessità, secondo il segretario territoriale, di un sindacato capace di superare la contrapposizione fine a sé stessa e di contribuire alla costruzione di soluzioni. «Noi non siamo il sindacato del no per principio, ma non siamo neppure il sindacato del sì a prescindere. Siamo il sindacato delle soluzioni», è la posizione espressa da Fiorito. Un’identità sindacale che si fonda su tre principi: autonomia, capacità generativa e organicità. L’autonomia significa libertà da condizionamenti partitici e ideologici; la capacità generativa consiste nel produrre idee, proposte e opportunità; l’approccio organico richiede, invece, una visione complessiva dei rapporti tra lavoratori, imprese, istituzioni e sviluppo economico.
«La nostra autonomia è una garanzia per i lavoratori, non una posizione di comodo», ha sottolineato Fiorito, ribadendo la volontà di promuovere un confronto leale e costruttivo con tutti gli interlocutori sociali, indipendentemente dal loro orientamento politico.

Salari «Il lavoro non può diventare sopravvivenza»
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato la questione salariale e il progressivo aumento del costo della vita. Bollette, alimentari, trasporti, affitti e servizi essenziali pesano sempre più sui bilanci familiari, rendendo difficile per molti lavoratori arrivare alla fine del mese. Una condizione particolarmente delicata in una provincia come quella di Cosenza, dove alle difficoltà economiche si aggiungono fragilità occupazionali, distanze territoriali e problemi di accesso ai servizi. «Non possiamo accettare che il lavoro, da strumento di emancipazione sociale, diventi una semplice forma di sopravvivenza economica. Il salario deve restituire dignità, sicurezza e prospettive alle famiglie», è il messaggio di Fiorito.
Per Confintesa, la risposta deve passare attraverso rinnovi contrattuali tempestivi, retribuzioni adeguate, contrattazione di secondo livello, welfare aziendale accessibile e premi di produttività. Ma non solo: difendere il potere d’acquisto significa anche migliorare i servizi pubblici, la mobilità e l’accesso alla sanità, riducendo il peso delle spese indispensabili che gravano sulle famiglie.
L’obiettivo è fare in modo che il lavoro torni a essere uno strumento di autonomia e crescita personale, e non una condizione che consente appena di affrontare le necessità quotidiane.
I lavoratori devono condividere anche la crescita
Tra le proposte illustrate da Fiorito figura la partecipazione dei lavoratori ai risultati economici delle imprese. Una prospettiva che mira a riconoscere il contributo delle professionalità e delle competenze alla creazione di valore. «Il lavoratore non può essere chiamato a condividere soltanto i sacrifici dell’impresa. Deve poter partecipare anche ai benefici della crescita che contribuisce a generare». La partecipazione agli utili, nella visione di Confintesa, dovrebbe essere sviluppata attraverso accordi trasparenti, strumenti verificabili e contrattazione, in coerenza con il principio di partecipazione dei lavoratori alla vita economica delle imprese richiamato dall’articolo 46 della Costituzione.
Si tratta, tuttavia, di uno strumento aggiuntivo, che non può sostituire salari adeguati, rinnovi contrattuali e diritti fondamentali. Il modello proposto punta a superare una concezione esclusivamente conflittuale delle relazioni industriali, senza confondere i ruoli delle parti e senza rinunciare alla tutela degli interessi dei lavoratori.
Contratti pirata, Fiorito rilancia la trasparenza
Altro tema affrontato durante la trasmissione è quello dei cosiddetti contratti pirata, una questione che tocca direttamente la qualità delle retribuzioni, le garanzie normative e la correttezza della competizione tra imprese. Secondo Fiorito, i contratti collettivi devono essere valutati sulla base dei loro contenuti effettivi e delle condizioni che garantiscono ai lavoratori, senza fermarsi alla sola sigla sindacale che li sottoscrive.
In questa direzione si inserisce Contratti Pirata, il portale promosso dal Centro Studi di Confintesa per mettere a confronto i contratti collettivi nazionali attraverso parametri quali retribuzioni, orari di lavoro, ferie, welfare e costi per le imprese. Un aspetto qualificante dell’iniziativa, secondo quanto illustrato dal segretario territoriale, è l’applicazione del metodo di analisi tanto ai contratti sottoscritti da Confintesa quanto a quelli firmati da altre organizzazioni.
«Non chiediamo privilegi per la nostra organizzazione. Chiediamo regole oggettive, trasparenti e uguali per tutti», ha affermato Fiorito. Confintesa ha inoltre elaborato una proposta legislativa finalizzata a introdurre criteri oggettivi per valutare la qualità dei contratti collettivi e contrastare il dumping contrattuale. Il principio è quello di una competizione tra imprese basata su innovazione, qualità e produttività, non sulla compressione dei salari e sulla riduzione delle tutele. Una questione che interessa anche il tessuto produttivo cosentino, caratterizzato dalla presenza di numerose piccole e medie imprese.
Ibrahima Deme Diop: i diritti dei lavoratori migranti al centro del confronto
Accanto alle questioni salariali e contrattuali, la partecipazione di Ibrahima Deme Diop ha portato l’attenzione sui diritti dei lavoratori stranieri presenti in Italia. In qualità di presidente nazionale della Federazione Confintesa per i Popoli, Diop è impegnato nell’ambito della tutela dei lavoratori migranti e delle problematiche che possono incontrare nell’accesso al lavoro, nella conoscenza dei propri diritti e nella difesa delle condizioni contrattuali.
Il tema dell’inclusione lavorativa rappresenta una componente essenziale di qualsiasi riflessione sul futuro del mercato del lavoro. La tutela dei diritti, il contrasto allo sfruttamento e la possibilità di lavorare in condizioni dignitose sono questioni che riguardano non soltanto le singole persone, ma l’intera società. Garantire condizioni eque significa infatti contrastare le disuguaglianze, promuovere l’integrazione e impedire che la vulnerabilità sociale o la scarsa conoscenza delle regole diventino fattori di debolezza nei rapporti di lavoro.
La presenza di Diop ha quindi ampliato il confronto oltre i confini territoriali, richiamando l’importanza di un sindacato capace di rappresentare persone con esperienze e provenienze diverse, mantenendo ferma la centralità della dignità umana. Il lavoro, in questa prospettiva, non è soltanto una fonte di reddito, ma anche uno strumento di partecipazione, autonomia e riconoscimento sociale.
«Barça o Barzakh»: la metafora di Diop tra il mondo terreno e l’aldilà
Tra gli spunti più singolari emersi nel corso dell’intervista, anche il riferimento alla distinzione tra “Barça” e “Barzakh”, una suggestione linguistica e culturale che mette a confronto due termini dal significato profondamente diverso. “Barça” può richiamare, in forma abbreviata, Barcellona; “Barzakh”, termine di origine araba presente nella tradizione islamica, indica invece la condizione intermedia tra la morte e la resurrezione, spesso associata alla dimensione dell’aldilà.
Il contrasto tra le due parole diventa così una metafora che invita a riflettere sul significato del linguaggio e sulla distanza che può separare termini apparentemente simili, ma legati a mondi concettuali differenti. Da una parte, il riferimento a una città terrena, simbolo della vita e dell’esperienza quotidiana; dall’altra, una dimensione spirituale che richiama il mistero della morte e il passaggio verso un’altra condizione dell’esistenza.
Un accostamento che offre anche l’occasione per soffermarsi sul valore del dialogo interculturale: conoscere le parole dell’altro significa entrare in contatto con la sua storia, la sua cultura e la sua visione del mondo. Una riflessione che si inserisce nel percorso di chi, come Diop, opera nell’ambito della rappresentanza e della tutela delle persone provenienti da contesti culturali differenti.
Due ospiti, una sfida comune: nessuno deve essere lasciato indietro
La partecipazione di Armando Fiorito e Ibrahima Deme Diop ha posto in evidenza due dimensioni complementari della questione sociale: da un lato, la necessità di restituire potere d’acquisto, sicurezza economica e prospettive ai lavoratori; dall’altro, l’urgenza di garantire diritti e inclusione a chi rischia di trovarsi in una condizione di maggiore vulnerabilità. Fiorito ha richiamato l’esigenza di un sindacato capace di elaborare proposte, confrontarsi con imprese e istituzioni e misurare la propria autorevolezza sui risultati raggiunti. Diop ha portato l’attenzione sulla tutela dei lavoratori migranti e sul valore del dialogo tra culture, un tema strettamente connesso alla costruzione di una società più inclusiva.
Il filo conduttore è la centralità della persona. Perché la qualità del lavoro non si misura soltanto attraverso i numeri dell’occupazione, ma anche attraverso le retribuzioni, la sicurezza, il rispetto dei diritti e le opportunità di costruire un futuro dignitoso. La sfida riguarda la provincia di Cosenza, ma anche il sistema economico e sociale italiano nel suo complesso: creare occupazione di qualità, contrastare le disuguaglianze, valorizzare le competenze e garantire che nessuno venga escluso dalle opportunità di crescita.
Il messaggio che emerge dal confronto è netto: il sindacato deve saper difendere i diritti, ma anche costruire soluzioni; deve rivendicare salari adeguati, ma anche promuovere nuove opportunità; deve tutelare chi lavora oggi e contribuire a creare condizioni migliori per chi lavorerà domani.




















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