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Asili nido, Calabria maglia nera in Italia: appena 520 euro di spesa pubblica per bambino

Calabria

PRIMA INFANZIA

Asili nido, Calabria maglia nera in Italia: appena 520 euro di spesa pubblica per bambino

La regione è ultima nella classifica nazionale degli investimenti per i servizi degli asili, dedicati alla prima infanzia, con una cifra inferiore del 71% rispetto alla media italiana. Pesante anche il divario nell’offerta: soltanto 17,2 posti ogni 100 bambini da zero a due anni

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COSENZA – Pochi posti negli asili nido ed il peso sulle famiglie compromette il benessere dei genitori. La Calabria si colloca all’ultimo posto in Italia per spesa pubblica destinata ai servizi per la prima infanzia. A evidenziarlo è una nuova analisi di Unobravo, elaborata sulla base dei dati ISTAT, secondo cui nella regione vengono investiti appena 520 euro per ogni bambino tra zero e due anni.

Una cifra decisamente distante dalla media nazionale, che raggiunge i 1.773 euro, con uno scarto negativo di circa il 71%. Il confronto con le altre regioni restituisce un quadro ancora più evidente: mentre la Calabria occupa il fondo della graduatoria, la Valle d’Aosta si posiziona all’estremo opposto, con una spesa di circa 3.917 euro per bambino, oltre sette volte superiore a quella calabrese. Subito dopo la Calabria, tra le regioni con gli investimenti più contenuti, figurano Sicilia (805 euro), Campania (834 euro), Basilicata (891 euro) e Molise (1.015 euro).

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Disponibilità ridotta di strutture e posti negli asili nido

La Calabria è la terza regione italiana con la minore offerta di servizi per la prima infanzia: soltanto 17,2 posti ogni 100 bambini tra zero e due anni, contro una media nazionale di 31,6. Ancora più contenuto il dato relativo ai posti pubblici, che si fermano a 4,7 ogni 100 bambini. Una situazione che mette in evidenza le difficoltà delle famiglie nell’accesso ai servizi educativi e assistenziali.

A livello nazionale, inoltre, il 59,5% degli asili nido e delle sezioni primavera dichiara di non riuscire a soddisfare tutte le richieste di iscrizione. Le differenze territoriali restano marcate: nel 2023/24 si contavano 40 posti ogni 100 bambini al Centro, contro i 19 del Sud e i 20 delle Isole. Numeri che mostrano quanto la possibilità di usufruire di un servizio per l’infanzia dipenda ancora dal territorio in cui si vive.

La carenza di strutture e servizi può tradursi in ulteriori difficoltà organizzative ed economiche, soprattutto per chi deve conciliare la cura dei figli con il lavoro. L’analisi mette in relazione questi aspetti con il benessere psicologico nel periodo successivo alla nascita. Secondo i dati dello screening del Network italiano per la salute mentale perinatale dell’ISS, il 25% delle donne coinvolte presenta punteggi indicativi di rischio di depressione e il 15% di ansia: si tratta di risultati di screening, non di diagnosi cliniche.

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Particolarmente significativo il dato sulle condizioni economiche: il rischio indicativo di depressione dopo il parto riguarda il 31% delle donne che riferiscono difficoltà finanziarie, contro il 14% di quelle con condizioni economiche medio-alte. Come sottolinea Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo: “Il periodo dopo la nascita di un figlio è fatto di tanti cambiamenti e non esiste un modo giusto di viverlo”.

“Alcune difficoltà, come la stanchezza, l’ansia o un umore più basso del previsto, possono essere facili da attribuire alla fatica del momento e per questo passare inosservate. Anche le preoccupazioni pratiche, come trovare un posto al nido o far quadrare i conti, potrebbero sommarsi al carico emotivo. Riconoscere come ci si sente, con gentilezza e senza giudicarsi, può essere un primo passo, così come parlarne con una persona di fiducia o con un professionista quando queste sensazioni durano nel tempo o pesano sulla quotidianità”.

 

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