Area Urbana
Condanna per Rosaria Succurro: ammenda di 10mila euro per la vicenda dell’architetto Barberio
La sentenza del Tribunale di Cosenza riguarda il caso dell’architetto Giovambattista Barberio, che secondo la ricostruzione sindacale sarebbe stato costretto a lavorare in locali non conformi alle norme di sicurezza. Disposto anche il risarcimento dei danni in sede civile

COSENZA – Si chiude in primo grado, dopo quattro anni di vicenda giudiziaria, il procedimento che ha coinvolto l’ex sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, e l’architetto Giovambattista Barberio, già dipendente comunale e rappresentante sindacale della RSU. A rendere nota la decisione è la CGIL di Cosenza insieme alla CGIL di San Giovanni in Fiore, che riferiscono della condanna pronunciata dal Tribunale Penale di Cosenza, nella persona del giudice Marco Bilotta.
Secondo quanto comunicato dal sindacato, Succurro è stata condannata a 3 mesi e 10 giorni di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 10mila euro, oltre agli accessori di legge. La sentenza ha inoltre riconosciuto a Barberio il diritto al risarcimento dei danni, la cui quantificazione sarà stabilita in sede civile. Disposto anche il pagamento delle spese legali, pari a 3.500 euro per ciascuno dei due legali, Leo Morabito, difensore della CGIL, e Brunetti, difensore del lavoratore.
«Dopo quattro lunghi anni di attesa e di battaglie, si conclude in primo grado una vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la vita professionale e personale dell’architetto Giovambattista Barberio, già dipendente del Comune di San Giovanni in Fiore, iscritto alla CGIL e primo degli eletti nella RSU dello stesso Comune», riferiscono le organizzazioni sindacali.

Succurro – Barberio e il caso dei locali dell’ex sala mortuaria
Al centro della vicenda c’è la destinazione dell’architetto Barberio a prestare servizio nei locali dell’ex sala mortuaria del cimitero comunale. Una struttura che, secondo quanto ricostruito dalla CGIL, era rimasta chiusa per oltre un anno e mezzo in seguito alle disposizioni degli organi ispettivi competenti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Nonostante le prescrizioni impartite per adeguare gli ambienti non fossero state completate dall’amministrazione comunale dell’epoca, il dipendente sarebbe stato comunque costretto a svolgere lì la propria attività lavorativa.
La CGIL si era costituita parte civile nel procedimento, affiancando il proprio iscritto e chiedendo simbolicamente un euro di risarcimento, per evidenziare il carattere morale e sindacale della battaglia. Nel dispositivo, inoltre, il giudice avrebbe disposto la trasmissione di un atto amministrativo alla Procura della Repubblica per le valutazioni di competenza.
La posizione del sindacato: «La dignità non si piega»
Per la CGIL, la vicenda rappresenta una questione di tutela dei diritti, della salute e della dignità dei lavoratori, al di là di qualsiasi contrapposizione personale o politica. «La CGIL – prosegue la nota – si è costituita parte civile al fianco del proprio iscritto, scegliendo di difendere non soltanto un lavoratore, ma un principio fondamentale: la dignità, la sicurezza e il rispetto dei diritti di chi lavora».
Il sindacato sottolinea inoltre il valore della decisione e lancia un messaggio a tutti i lavoratori affinché non rinuncino a far valere le proprie ragioni davanti a situazioni di ingiustizia.

«Per la CGIL questa non è mai stata una questione personale o politica, ma una battaglia di civiltà, giustizia e tutela dei lavoratori. Un sindacato non può restare in silenzio davanti a situazioni che mettono in discussione la dignità e la sicurezza delle persone: deve esserci, intervenire e avere il coraggio di difendere chi subisce un’ingiustizia. A tutti i lavoratori vogliamo lanciare un messaggio chiaro: non bisogna mai chinare la testa davanti alle ingiustizie».
«I diritti non sono favori, la sicurezza non è un optional e la dignità non è negoziabile. Dopo quattro anni, questa vicenda ci lascia un insegnamento importante: bisogna avere il coraggio di denunciare, resistere e guardare avanti a testa alta. Nessuno deve sentirsi solo quando rivendica i propri diritti. La dignità non si piega. I diritti non si calpestano. La CGIL sarà sempre al fianco dei lavoratori, senza paura e senza condizionamenti».




















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