Calabria
guerra ibrida
Cyberattacchi, falsi allarmi bomba e minacce in Europa: cresce l’ombra della guerra ibrida
Cyberattacchi, falsi allarmi bomba, attacchi hacker e minacce alle istituzioni e ai media: cresce la preoccupazione per una possibile escalation della guerra ibrida contro l’Europa. Gli investigatori seguono diverse piste, dall’ipotesi di interferenze russe al coinvolgimento di gruppi estremisti, mentre aumentano i controlli e il coordinamento tra i Paesi europe

COSENZA – Cyberattacchi, finte segnalazioni corredate da minacce che – per fortuna – finora non hanno avuto seguito, ma che al momento sembrano essere altrettanto pericolose, perché obbligano le forze di sicurezza a disperdere energie.
In Italia, sugli hackeraggi di questi giorni alla catena del freddo, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha inviato informative alla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, che sta coordinando gli uffici distrettuali. I magistrati di Milano, Roma e Busto Arsizio indagano per procurato allarme, anche di fronte al rischio di emulazioni che potrebbe far aumentare ancora il numero dei falsi Sos. Simili iniziative sono state prese anche negli altri Paesi europei coinvolti.
La guerra ibrida e l’allerta sicurezza in Europa
Nessuno ha intenzione di rispondere con catastrofismo all’allarmismo, ma l’obiettivo ora è capire quanto possa essere temibile l’ombra di un coordinamento criminale dietro questa guerra ibrida (o “sotto soglia”, per parafrasare il ministro della Difesa, Guido Crosetto), che punta ad abbassare il livello di sostenibilità della sicurezza dei Paesi europei e fa saltare i nervi.
Per ogni scramble, ovvero i voli d’emergenza, decollano due caccia, alcuni dei quali coprono anche regioni vicine al confine del continente, come quella balcanica. A questo si aggiunge l’intensificazione del monitoraggio radar e, in generale, dei controlli di sicurezza dei passeggeri.
Così come cresce il lavoro di tracciamento delle agenzie di cybersicurezza: per quanto finora disattese, è impossibile ignorare le minacce nell’attuale fase storica di crisi internazionale.
Il mistero degli autori: Russia e gruppi estremisti nel mirino
Nessuna certezza assoluta sull’identità degli autori di mail e hackeraggi: l’unica evidenza è la loro intenzione di creare caos e instabilità. E nelle ultime ore le carte si mischiano ancora di più: non ci sono soltanto le crew legate ad “attori statuali”, Paesi come Russia, Cina, Corea del Nord e Iran.
Lo “Stato Maschile”, il gruppo estremista misogino citato nelle mail di finte minacce di bombe contro gli aeroporti italiani, ha negato alla Bbc qualsiasi collegamento con i falsi allarmi. Alcuni soggetti, su uno degli account Telegram a esso collegati, deridono qualsiasi insinuazione sul coinvolgimento: «Quale Stato Maschile? Dove l’hai visto? Non esiste più da molti anni».
Le mail firmate Mikhail Andropov e l’ipotesi russa
Altre mail di minaccia inviate alle reti televisive europee, con oggetto “Messaggio all’Occidente”, nelle quali il mittente rivendica anche gli Sos, sono firmate con il nome “Mikhail Andropov”.
Il cognome è lo stesso utilizzato da Yuri Andropov, ex segretario generale del Partito comunista sovietico, mentre l’oggetto delle mail richiama il titolo di una sua biografia, “New Challenge to the West”.
Non è chiaro se si tratti di un indizio di un coinvolgimento russo o di un tentativo di indirizzare i sospetti verso Mosca: il bivio degli investigatori per ora arriva qui. E la chiave è tutta in questa dicotomia: se l’intenzione è accendere i riflettori su un effettivo innalzamento del livello della guerra ibrida di Putin all’Europa o se il depistaggio nasconde matrici criminali meno scontate.
I vertici europei e il possibile coordinamento investigativo
Restano sullo sfondo indizi in apparenza troppo evidenti, come l’allarme alle sedi di tv e giornali in Irlanda, dove Dublino ospiterà due diversi vertici Ue i prossimi 12 e 13 novembre.
Anche per questo non si può escludere che l’annunciato coordinamento dell’Unione sugli attacchi ibridi possa portare a un incontro all’Aja, sede di Eurojust, l’Agenzia di cooperazione contro la criminalità organizzata transfrontaliera. Il Cremlino intanto tace e, a prescindere, capitalizza i timori dei suoi nemici.

















Social