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Morte Bergamini: la sorella Donata scrive al presidente Mattarella: ‘voglio giustizia’. Oggi sit in alle 16 a Cosenza

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Morte Bergamini: la sorella Donata scrive al presidente Mattarella: ‘voglio giustizia’. Oggi sit in alle 16 a Cosenza

Marco Garofalo

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La sorella del calciatore rossoblu morto nel 1989, ha scritto una lettera al Capo della Stato per informarlo sul caso della morte del fratello calciatore avvenuta nel 1989 per chiedere giustizia ed evitare che il GUP del tribunale di Castrovillari archivi per sempre il caso mai chiarito. Nel frattempo oggi pomeriggio sit in dell’associazione Verità per Denis davanti il tribunale di Cosenza

 

FERRARA – Donata Bergamini, sorella di Denis, l’ex calciatore rossoblu morto in circostanze mai del tutto chiarite il 18 novembre 1989 sulla statale 106 in Calabria, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella una lettera verità, per raccontargli il caso giudiziario che da 25 anni riguarda suo fratello. La morte di Bergamini venne inizialmente archiviata come un suicidio, ma la famiglia, che vive nel Ferrarese, ha sempre sostenuto che fosse stato inscenato un incidente stradale per ucciderlo. Adesso il gup del tribunale di Castrovillari è di nuovo chiamato a decidere sull’archiviazione o la prosecuzione delle indagini. “Sono venuti due magistrati – ha scritto Donata Bergamini – ed hanno entrambi parlato per due ore. Il più anziano, il capo, ha dichiarato che sarebbe andato in pensione a fine marzo e si è lamentato del fatto che la morte di Denis aveva avuto grande rilievo mediatico. La più giovane ci ha rimproverato di non aver portato i colpevoli né il modo con cui è stato ucciso. Il fascicolo quindi doveva essere archiviato ancora per suicidio. Ma era compito nostro assicurare alla Giustizia gli assassini di Denis?”.

Per questo la donna ha deciso di rivolgersi al presidente della Repubblica. “Se il suicidio di mio fratello non solo non è stato provato ma addirittura smentito – ha scritto dopo aver dettagliatamente ricostruito la storia – come si può archiviare questo processo? Sono sfinita, signor Presidente, ma io voglio soltanto chiederle: Lei pensa che la mia legittima aspettativa di Giustizia possa essere stata soddisfatta dallo Stato riguardo alla morte di mio fratello? Noi abbiamo capito cosa è successo. Lo hanno capito tutti. Tutti tranne coloro che avrebbero dovuto rendergli giustizia“.

Intanto l’associazione “Verità per Denis” ha organizzato per oggi pomeriggio alle 16, un sit in davanti al tribunale di Cosenza per invocare ancora una volta giustizia sul caso dell’ex calciatore rossoblu. “Denis Bergamini è stato ucciso il 18 novembre 1989 ed in questo momento cruciale NON VOGLIAMO che, dopo 26 anni, si metta la parola fine a questa triste e vergognosa storia confermando la bugia del suicidio” si legge nella nota dell’associazione. “Dal tribunale di Cosenza eravamo partiti quel piovoso 27 dicembre del 2009 ed al tribunale di Cosenza torniamo sabato 28 febbraio alle ore 16 per invocare sempre e solo GIUSTIZIA E VERITA’ PER DENIS! DOBBIAMO ESSERCI TUTTI, INSIEME PER DENIS, PER LA FAMIGLIA BERGAMINI, PER LA VERITA”!

Ecco il testo della lettera inviata da Donata Bergamini al presidente Mattarella:  “Caro Presidente, Mi permetto di scriverLe un po’ per disperazione ma anche con tanta fiducia sulla Sua comprensione per quanto le sto per raccontare. Mi chiamo Donata Bergamini e vivo a Boccaleone di Argenta in provincia di Ferrara. Avevo un fratello bellissimo che era un astro nascente del calcio e giocava nel Cosenza quando questa squadra conosceva il momento più fastoso della sua storia sportiva. Lui veniva da lontano ma ben presto, per la sua grande umanità di ragazzo semplice e pulito, conquistava i cuori della tifoseria cosentina rimanendoci per sempre. Era bravo Denis. Era bravissimo. Lo volevano tutte le più grandi squadre della serie A ma lui volle rimanere a Cosenza perché amava quella società ma amava soprattutto quella gente che lo aveva adottato. Denis era parte di me, sig Presidente, ma ho potuto viverlo solo fino a quando aveva compiuto 27 anni . La sua vita è stata fermata lì , il 18/11/1989, quando il suo corpo venne violentato dalla ruota anteriore di un autoarticolato. Avevo 28 anni . Incidente? Suicidio? Suicidio. Questa fu la versione dei fatti che venne fornita dalla sua ex fidanzata che era con lui e dal conducente del camion che lo avrebbe investito a seguito di un “tuffo” che quel ragazzo pieno di vita e con il successo in mano ,avrebbe fatto per motivi inspiegabili ed inspiegati. Fu fatto un rapido e frettoloso processo ed il camionista venne assolto. ” suicidio” . Non ci abbiamo mai creduto. Non era possibile. Non era vero. Io , la mia famiglia ed i miei genitori non ci siamo mai arresi di fronte a questa colossale bugia. Abbiamo impegnato tutte le nostre energie e dilapidato tutto il nostro patrimonio famigliare per arrivare alla verità, fino a quando ,il 15/7/2011, il Gip di Castrovillari non decise che quella mistificazione urlava vendetta e che occorreva assolutamente riaprire le indagini per fare luce su questa immane tragedia. Da allora le nostra speranze di arrivare alla verità hanno via via preso sempre più corpo , man mano che venivano sentiti testimoni vecchi e nuovi e venivano fatti accertamenti tecnici di ogni tipo. Ci stavamo avvicinando sempre più alla verità. Una verità crudele e spietata, ma la verità. Sono stati fatti rilievi dai RIS di Messina, fatte consulenze autoptiche di tre medici legali tutti incaricati dalla Procura di Castrovillari. Ebbene sig. Presidente tutti hanno concordato sul fatto che mio fratello non è morto investito da quel maledetto camion. Mio fratello era già morto o comunque moribondo. Asfissiato. Accoltellato? Comunque già morto. Tutti hanno concordato sul fatto che quel camion non ha investito Denis ma lo ha ” sormontato ” parzialmente a bassissima velocità partendo da fermo girando la ruota sul suo povero corpo e facendo poi una breve retromarcia . Non lo ha travolto, dunque, ma sormontato con una manovra lenta ed apparentemente mirata e calibrata. L’ex fidanzata è stata indagata per concorso in omicidio volontario mentre il camionista per falsa testimonianza e favoreggiamento. Il 23 febbraio scorso la procura ha chiesto al Gip che il caso Bergamini venisse archiviato. Sono venuti 2 magistrati ed hanno entrambi parlato per due ore. Il più anziano, il capo, ha dichiarato che sarebbe andato in pensione a fine Marzo e si è lamentato del fatto che la morte di Denis aveva avuto grande rilievo mediatico. La più giovane ci ha rimproverato di non aver portato i colpevoli nè il modo con cui è stato ucciso. Il fascicolo quindi doveva essere archiviato ancora per suicidio. Ma era compito nostro assicurare alla Giustizia gli assassini di Denis? Ma se mio fratello era già morto quando è stato ” sormontato parzialmente” da quel camion come poteva essersi suicidato? Se la versione fornita dai due indagati è risultata essere incompatibile con gli accertamenti eseguiti e quindi falsa, come possiamo credere loro quando dicono che Denis si sarebbe suicidato? Ma soprattutto se il suicidio di mio fratello non solo non è stato provato ma addirittura smentito, come si può archiviare questo processo? Sono sfinita , sig Presidente. Ma io voglio soltanto chiederLe : Lei pensa che la mia legittima aspettativa di Giustizia possa essere stata soddisfatta dallo Stato riguardo alla morte di mio fratello ? Noi abbiamo capito cosa è successo. Lo hanno capito tutti. Tutti tranne coloro che avrebbero dovuto rendergli Giustizia”.

Con grande rispetto

Sua

Donata Bergamini

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